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Basta mezz’ora per far cambiare il Mondo

Un viaggio nella calda e imprevedibile estate appena trascorsa ci fa comprendere come siano vicini e tangibili gli effetti dell'emergenza climatica in atto. Nell'intervista alla direttrice del Parco La Mandria ci viene spiegato come il forte temporale che ha colpito il 1 luglio l'area protetta è un segno tangibile del clima che cambia. Ecco cosa ci ha raccontato. 

  • Emanuela Celona
  • Novembre 2022
Mercoledì, 9 Novembre 2022
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Viale dei Roveri prima dell'evento climatico estremo | Foto archivio Parco La Mandria Viale dei Roveri prima dell'evento climatico estremo | Foto archivio Parco La Mandria

"Il mondo di oggi è finito e dobbiamo attrezzarci al meglio per adattarci a quello in cui ci ritroviamo". Queste sono le parole di Stefania Grella, direttrice dell'Ente di gestione dei Parchi Reali, all'indomani del forte temporale che il 1 luglio scorso ha abbattuto buona parte del viale di alberi secolari della Mandria: un segno tangibile e immediato che l'emergenza climatica esiste, colpisce anche luoghi vicini, in modo violento e improvviso.

È l'una di notte quando Antonio Tacchino, guardiaparco di turno, chiama la direttrice del Parco La Mandria in tono decisamente allarmato, per raccontarle la furia del temporale che sta imperversando sull'area protetta. Fortunatamente i guardiaparco in servizio sono tornati in sede, al coperto e al riparo. Sono al sicuro anche i bambini ospitati dal centro estivo e gli abitanti di presidio del parco. All'una di notte è ancora buio per capire i danni lasciati da 20, massimo 30 minuti di vento impetuoso: un vento che ha soffiato anche a 130 km/h con una forza straordinaria e soprattutto imprevista.

La mattina dopo, alle 6, mentre albeggia, si comincia a capire cosa è veramente successo.

Lo scenario

Piante e alberi caduti ovunque. Quelli più grandi sono schiantati o sradicati nel senso del vento che ha soffiato da nord-est, addirittura alcuni in contropendenza rispetto alla riva. Il viale monumentale non c'è più, anche le farnie(querce europee) secolari che lo componevano sono crollate. I guardiaparco inizialmente non riescono ad andare da nessuna parte: tutto risulta irraggiungibile. Gli operai forestali incominciano con il 'liberare' prima le strade di accesso alle sedi operative, poi ad arrivare nelle altre sedi e a rimuovere rami inclinati verso la strada provinciale (SP1) che costeggia il Muro di cinta del parco. Si incominciano a contare 700, forse 1.000 piante cadute sui 40 chilometri di percorsi pubblici interni all'area naturale protetta.
La perdita forestale è enorme e il bosco, nel suo insieme, ha subito un danno ingente. Le strade sono impraticabili e il costo più grande lo pagano le persone 'private' del loro parco.

La solidarietà di chi frequenta il parco

L'affetto nei confronti del parco è stato "avvolgente": usa proprio questo termine la direttrice dell'ente per descriverlo. Le foto degli alberi divelti del Viale dei Roveri hanno fatto il giro dei social, tanto che molte sono state le persone, quasi tutte conoscitrici e frequentatrici della Mandria, a voler offrire un aiuto, anche economico. «La generosità dei nostri fruitori è stata di grande conforto per il parco, ci racconta, ma restava il fatto che una furia temporalesca aveva privato l'area protetta del suo viale monumentale e di tutta la biodiversità lì ospitata". Tra i vecchi alberi, infatti, aveva trovato casa Osmoderma eremita, una specie di coleottero che occupa una nicchia ecologica molto ristretta, tutelata a livello europeo, e che il Parco La Mandria conservava gelosamente.

"Adesso, una delle sfide che ci attende è proprio ricostruire quella biodiversità andata perduta", spiega la direttrice. Poi, bisogna movimentare il materiale legnoso presente a terra lungo chilometri di rotte e fossi: in parte potrà essere asportato dal parco ma una quota dovrà essere conservata, tenendo presente che il legno morto può fungere anche da materia per la ricostruzione dell'habitat forestale", continua la direttrice.

Un parco che ha riaperto

Nonostante la devastazione post evento climatico estremo, l'Ente parco ha riaperto al pubblico i primi 10 km di Mandria solo 1 settimana dopo il disastro e ha continuato ad aprire piccole porzioni di area protetta, via via. La prima riapertura è stata il 9 luglio: poi il 14, il 18 (circa 12 Km su 40). Il 20 luglio (data in cui le aperture sono arrivate a Druento) si è arrivati al 50% mentre contemporaneamente si è lavorato sulle strade di servizio essenziali, sugli edifici danneggiati, sul reticolo idrografico e, al 2 agosto, il 65% del parco era riaperto alla fruizione, compreso il percorso da Rubbianetta fino a Cascina Peppinella.

Oggi siamo al 95% di parco riaperto, con solo più un tratto ancora chiuso al pubblico: la parte alta del Viale dei Roveri (2 Km tra Borgo Castello e Ponte Rosso). Una situazione molto diversa da quella che si è presentata quando, a distanza di quindici giorni dall'accaduto, ci siamo recati in sopralluogo: in quell'occasione, è stata sempre la direttrice a rievocare i momenti più tristi: "Quello che ci ha impressionato è come, in pochissimo tempo, è cambiato un paesaggio a cui eravamo abituati da sempre. Appena successo, il problema più urgente è stato trovare il modo di circolare internamente, poi di rimuovere le piante cadute, chiedendo aiuto a tutti coloro che potevano farlo. Esiste una fascia di 'rispetto' tra muro di cinta (La Mandria è parco cintato più grande d'Europa, ndr) e strada provinciale di Lanzo, dove non si sono verificati danni, mentre il muro storico ne ha avuti di grossi sul lato di Druento, lungo il torrente Ceronda. In corrispondenza delle rotte del parco, via via abbiamo controllato le piante rimaste in piedi, potato e tolto i rami rotti e penzolanti per rendere agibili le strade", racconta la direttrice.

La legna recuperata

Una delle prime domande che si sono fatti i colleghi del parco ha riguardato il destino di tutta la legna caduta a terra, sia lungo i percorsi, sia in bosco. Mentre proseguono tali valutazioni, l'Ente sta provvedendo alla parziale sostituzione e rinaturalizzazione dei popolamenti puri di quercia rossa (specie esotica invasiva) mediante vendita di piante in piedi e a terra, su aree anch'esse devastate dal fortunale. Tramite asta pubblica, scaduta lo scorso 4 ottobre, sono state vendute circa 7mila tonnellate di legname, con un introito attorno ai 500mila euro, risorse che serviranno per finanziare progetti di riqualificazione forestale all'interno del parco, oltre che per garantire i servizi al pubblico.

Oggi però il problema più serio che ci si trova ad affrontare è reperire alberi 'adatti' da piantare in sostituzione di quelli periti questa estate, o in fase di sostituzione per riqualificazione naturalistica.

"Grazie al Decreto Clima e alla collaborazione con la Città Metropolitana, finora, abbiamo piantato all'interno del parco 5mila nuove piante, per migliorare la qualità dell'aria della vicina città, ma il bosco deve essere aiutato", spiega la direttrice. Con tutti i finanziamenti – ricevuti anche dal PNRR – molti Enti stanno riforestando aree mettendo a dimora migliaia di piantine forestali, e per questo il mercato locale sta rapidamente avvicinandosi al sold out!
Scegliere piantine adatte alla condizione ecologica dei siti è un aspetto fondamentale e non scontato. La provenienza "locale", ossia la crescita in ambienti simili a quelli di trapianto, è importante per il successo dell'operazione. Anche la scelta delle specie è da valutare in una realtà come La Mandria, in cui quelle tipiche risentono di cambiamenti e nuove patologie.

Le farnie, ad esempio, hanno esigenze idriche particolari, difficili da soddisfare nel territorio del Parco, Il frassino è colpito da un fungo esotico che ne provoca estesi disseccamenti e anche il carpino manifesta sintomi di deperimento. Ma soprattutto: quali specie di piante si riveleranno più resilienti all'emergenza climatica? E' questo uno degli interrogativi più importanti che accompagna chi lavora per la riqualificazione forestale dell'area protetta.

Le parole di Stefania Grella, direttrice dell'Ente di gesione dei Parchi Reali.
Video realizzato da Marco Tiso, Settore Sviluppo sostenibile, Biodiversità e Aree naturali della Regione Piemonte. 

 

 

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