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Asti, come ti restauro le conchiglie nel bosco risalenti a 3 milioni di anni fa

Il prossimo 26 maggio s'inaugura l'affioramento di Valle Botto: il principale sito fossilifero dell'area protetta reso sicuro dopo i lavori di consolidamento

  • Mauro Pianta
  • maggio 2017
Martedì, 23 Maggio 2017
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L'affioramento Graziano in Valle Botto (Asti) L'affioramento Graziano in Valle Botto (Asti)
Particolare dello strato dell'affiormamento con il bivalve Isognomon
Particolare dello strato dell'affiormamento con il bivalve Isognomon

 

Una parete di madreperla risalente a tre milioni di anni fa. E' l'incanto dell'affioramento fossilifero Graziano (così chiamato dal nome del proprietario del terreno): una distesa di conchiglie marine nel cuore dei boschi della valle Botto, a pochi chilometri da Asti.

Il sito è stato oggetto di lavori di manutenzione straordinaria fatti eseguire dal parco paleontologico astigiano (che gestisce la riserva naturale della Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande) e venerdì 26 maggio verrà inaugurato il "restyling" alla presenza del sindaco di Asti, Fabrizio Brignolo, del presidente dell'ente, Gianfranco Miroglio e dal personale del parco che ha seguito i lavori.

Spiega Miroglio:«Grazie ai fondi regionali l'affioramento Graziano è stato consolidato con la tecnica dell'ingegneria naturalistica, superando i problemi di staticità. La copertura è stata rifatta: la parte centrale in plexiglass consente ora una maggiore visibilità dei molluschi fossili. Il sentiero è stato rimodulato e reso più agibile anche per i diversamente abili. Ci sono tutte le condizioni per venire a scoprire questo straordinario sito, il più importante affioramento della riserva protetta, che grazie alle Sabbie di Asti ha potuto garantire una conservazione eccezionale dei fossili».

L'affioramento Graziano, la cui parete è lunga una ventina di metri per cinque di altezza, costituisce uno spaccato naturale in cui emergono gli strati di sedimenti contenenti i fossili degli organismi che vivevano circa tre milioni di anni fa nel Mare Padano, allora esteso fino alle pendici dell'arco alpino. Questa struttura, e le altre analoghe presenti lungo i percorsi paleontologici, sono una peculiarità della riserva naturale della Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande, realizzati nel Duemila con finanziamenti della Regione per salvaguardare i reperti fossili e permettere la fruizione pubblica. Gli ultimi lavori sono stati necessari per garantirne un livello di sicurezza ottimale.

«In questo sito - spiega il paleontologo Piero Damarco - emergono in modo spettacolare alcuni livelli con conchiglie fossili di molluschi marini particolarmente concentrati: il principale e importante è quello caratterizzato dal grosso bivalve di colore bianco madreperlaceo e dal guscio facilmente sfaldabile in lamine sottili, denominato Isognomon. Il livello per la sua giacitura suborizzontale è ampiamente diffuso e riaffiora nelle vallate della riserva e in diverse altre località astigiane. Questo mollusco appartiene ad una famiglia di forme attualmente distribuite in ambienti subtropicali e quindi indicherebbe, insieme ad altre specie, che circa 3 milioni di anni fa il clima nell'Astigiano fosse analogo».

La sezione esposta permette inoltre di osservare il limite in cui il bivalve Isognomon scompare improvvisamente. «Questo fenomeno è riferibile ad una fase di raffreddamento del clima - puntualizza Damarco - che avvenne circa nella metà del Pliocene, anticipando le successive glaciazioni quaternarie. Il clima mutato e le conseguenti variazioni ambientali determinarono l'estinzione dei molluschi di clima caldo. Lo dimostra il fatto che gli strati dell'affioramento posti superiormente hanno un contenuto faunistico diverso, di tipo più temperato».

Bellezza e conoscenza scientifica, insieme. Attenzione, però: per visitare il sito è obbligatoria la prenotazione allo 0141/592091.

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