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Un rifugio ecosostenibile: il Pagari’, in alta Valle Gesso

Un rifugio gestito in maniera "ecosostenibile", un sorso di ottima birra prodotta nel Parco delle Alpi Marittime alla quota più elevata d'Europa, nonché un colpo d'occhio irrinunciabile sull' imponente parete Nord-Est della cima della Maledia.

  • di Claudia Chiappino
  • novembre 2013
Martedì, 18 Marzo 2014
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Un rifugio ecosostenibile: il Pagari’, in alta Valle Gesso

Tutto questo è il Rifugio Federici Marchesini al Pagarì, in alta – anzi altissima - Valle Gesso.La costruzione sorge su un piccolo promontorio roccioso; il pendio ripidissimo, costituito di rocce a tratti ricoperte di prati, scende al sottostante torrente - il Rio Pagarì -, mentre all'orizzonte lo sguardo spazia su gran parte dell'arco alpino: dal Monviso (a Nord – Nord Ovest) al Gran Paradiso (decisamente a Nord). Il prefabbricato originale fu montato dalla sezione Ligure del C.A.I. nell'estate del 1912 con il nome di Rifugio Pagarì; dal 1996 al 1998 nuove ristrutturazioni diedero origine al locale per i servizi igienici, ed il prefabbricato originale fu demolito - al suo posto venne costruita una nuova struttura in muratura e legno ad un piano con sottotetto, suddivisa in cucina, bar e sala da pranzo.

Nel 2011 si lavorò per ampliare ancora un poco la struttura, fino all’adeguamento a norma di legge con 24 posti letto attuali. La salita parte da San Giacomo di Entracque, dove ha origine una rotabile asfaltata (accesso consentito solo a piedi) che sale alle ex Palazzine di Caccia del Re, per poi risalire il Vallone di Monte Colomb; il rifugio, a quota 2627 m, si raggiunge dopo 4-5 ore di cammino, su sentiero con difficoltà Escursionistica. Il gestore, Andrea Pittavino detto Aladdar, crede in una nuova formula di gestione, basata sulla valorizzazione del contesto specifico, sull’alta qualità del servizio e del cibo, sui “quasi chilometri zero”. “Quasi”, poiché Aladar è uomo di montagna, pragmatico seppur attento ad ogni fase della gestione della sua attività; le peculiarità del “suo” rifugio sono e dovranno restare l’attenzione alla natura, la bio-sostenibilità, il rispetto per i suoi ospiti. Poiché – come per ogni altra attività – la gestione non può essere ad impatto nullo, è su questi aspetti che il gestore si è concentrato negli anni: a partire dall’ottimizzazione della logistica  legata alla ristorazione (l’elicottero compie un unico volo annuale, per approvvigionare la dispensa di prodotti in parte provenienti dalla filiera “equo e solidale”, in parte da operatori “locali” come per il formaggio) fino ad arrivare alla nuova fossa biologica (omaggio del Parco e del CAI), ed alla prevista installazione di impianto fotovoltaico da 3 kW.

La convinzione di Aladar è che dare la giusta attenzione alle opportunità ed alle tecnologie disponibili ed investire in progetti permetta di raggiungere risultati importanti…”senza che costi troppo”!Ed i risultati si vedono: l’utenza è giovane (molti sono gli ospiti con età compresa tra i 20 ed i 30 anni) e qualificata (più della metà laureati), equamente distribuita tra i 2 sessi, con provenienza prevalentemente dalle province di Cuneo (52%), Genova (12%) e Torino (10%). Altro dato interessante è che un 10% dei fruitori ha scelto la meta per…la lunghezza del percorso! Come dire, amore per i luoghi selvaggi e non per tutti. Insomma, una scelta di equilibrio quella del Pagarì, che nel 2007 è diventato anche microbirrificio, ottenendo dall'ufficio delle Dogane di Cuneo la licenza per poter produrre birra in loco…la cosiddetta “pagarina”. Secondo due ricette ideate da un mastro birraio (ad anni alterni), ad inizio stagione si produce il  quantitativo di birra necessario al fabbisogno del rifugio; diventa importante non sovrastimare il consumo, poiché le temperature invernali farebbero esplodere le bottiglie di birra eventualmente rimaste invendute alla chiusura.

Per gli interessati, la vendita è possibile esclusivamente in loco: il boccale da 33 cl è immediatamente degustabile presso il rifugio, e su richiesta si possono asportare le bottigliette da 33 cl (solo nel caso in cui la quantità in magazzino sia sufficiente). Nel 2012 il rifugio ha celebrato il secolo di vita; in tale occasione sono stati organizzati incontri serali a tema: tra gli argomenti trattati, i ghiacciai delle Alpi Marittime, la vita dei guardia-parco, il contesto del rifugio. Aladar è arrivato qui al quarto anno di Fisica, per un moto d’orgoglio legato alla voglia di guadagnarsi la pagnotta…viste le sue origini operaie. Un amico gli aveva segnalato che il rifugio (del CAI Sezione Ligure) cercava un gestore; doveva trattarsi di un’esperienza temporanea, è diventata scelta definitiva. Dal Pagarì non intende muoversi, almeno per ora: ci sono ancora troppe idee da portare avanti!

(si ringrazia per la collaborazione Federico Macrì)

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