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Così salveremo le orchidee

Sarà il custode volontario, introdotto dal progetto europeo LIFEorchids, a salvaguardare il fragile e complesso habitat delle orchidee.

  • Francesco Garello e Martino Adamo
  • Maggio 2019
  • Lunedì, 6 Maggio 2019
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Specie Ophrysfuciflora (Foto di J. Calevo) Specie Ophrysfuciflora (Foto di J. Calevo)

 

La famiglia delle Orchidee (Orchidaceae) con le sue circa 28mila specie è una delle più numerose tra i vegetali e ha una distribuzione vastissima che attraversa continenti e climi: dai ghiacciai della Groenlandia alle aree semi-desertiche dell'Australia. L'enorme diversità di specie si concentra soprattutto nelle aree tropicali, ma anche l'area mediterranea può vantare una sorprendente varietà di orchidee, anche se raramente caratterizzate dalla fioritura vistosa propria di quelle tropicali. Queste fioriture spettacolari (vedi Phalenopsis sp., Cymbidium sp., Vanda sp, ...) hanno reso l'orchidea una delle piante più apprezzate e diffuse al mondo. Sono numerose le associazioni di appassionati a loro dedicate: dall'Italia a Singapore, dalla Bielorussia al Venezuela se ne contano oltre 600. Le orchidee vantano persino festival internazionali come lo spettacolare "Kew Orchid Festival" dei Royal Botanic Gardens di Londra.
La fortuna di questa famiglia floreale, tuttavia, deriva anche da alcune peculiarità che la rendono particolarmente interessante dal punto di vista scientifico.

Polvere di semi e inganni

Il frutto delle orchidee è una capsula che, seccandosi, libera decine di migliaia di piccolissimi semi detti dust seeds, ovvero "semi polvere". A causa delle loro ridottissime dimensioni questi semi sono privi delle riserve energetiche che normalmente permettono la germinazione della pianta. Per ovviare a questo problema le orchidee instaurano un'associazione simbiotica pianta-fungo detta micorriza delle orchidee. Funghi specializzati entrano dentro le cellule dell'embrione del seme e tramite strutture di scambio dei nutrienti permettono la trasformazione del seme fino all'emissione delle prime foglie necessarie per la fotosintesi. In alcuni casi la relazione simbiotica non si ferma con la fotosintesi, ma persiste modificandosi, in altri casi ancora continua per tutta la vita delle orchidee come per Neottia nidus-avis.
La bellezza dei fiori delle orchidee non ha sancito solo la loro fortuna tra gli uomini, ma costituisce un vero e proprio elemento evolutivo che permette alle piante di riprodursi. Maestre dell'inganno, le orchidee imitano forma, colori e odore delle femmine di specifici insetti impollinatori. Nel tentativo di riprodursi gli insetti maschio scambiano il fiore per una potenziale partner e vengono a contatto con l'orchidea che rilascia il proprio polline sulla testa dell'insetto. Spostandosi di orchidea in orchidea e di inganno in inganno l'insetto, ignaro, contribuisce in maniera determinante alla riproduzione della pianta.

La complessità del sistema

Queste curiosità biologiche sono parte del motivo dell'interesse del mondo scientifico per queste piante, ma sono anche parte dei problemi di conservazione che affliggono le orchidee. Come abbiamo visto, le orchidee si inseriscono in un sistema complesso che coinvolge diversi elementi e attori, tra cui specifici funghi simbionti e insetti impollinatori adeguati.
Per conservare queste piante, quindi, si rende necessario proteggere l'intero ecosistema in cui vivono. "Le praterie semi-naturali ricche di orchidee presenti in quasi tutto il continente europeo sono tra le comunità vegetali più minacciate a causa della loro sensibilità ai cambiamenti nell'uso del suolo - afferma Mariangela Girlanda, docente di Botanica presso l'Università di Torino. La conservazione di queste comunità di orchidee richiede misure volte a stabilizzare gli ambienti che le ospitano".
È sulla conservazione dell'intero habitat e non solo della singola specie, infatti, che negli ultimi anni tendono a concentrarsi i principali sforzi per la preservazione della natura, così come riconosciuto e stabilito dalla stessa Unione Europea con la Direttiva Habitat del 1992.
"Il rinforzo delle popolazioni di orchidee in declino e la reintroduzione di specie native ormai scomparse richiedono un approccio specifico conforme alla biologia unica di queste piante" afferma Girlanda.

Il progetto LIFEOrchids

Proprio in questa direzione si muove il LIFEorchids (LIFE17NAT/IT/000596) progetto co-finanziato dall'Unione Europea e coordinato dall'Università di Torino in collaborazione con parchi naturali, enti di promozione della tutela dell'ambiente ed altri istituti di ricerca.
Al contrario di molte altre specie vegetali, le orchidee su cui si concentra il progetto, prosperano in un habitat che vede l'intervento dell'uomo come aspetto fondamentale per mantenere la propria biodiversità con azioni come la falciatura e il pascolo. "Da questo aspetto deriva la novità importante di LIFEorchis, ovvero la creazione della figura del custode volontario come nuovo attore della tutela dell'ambiente, una figura fino a oggi pressoché sconosciuta in Italia" afferma Girlanda che del progetto è la referente.
L'obiettivo è quello di coinvolgere i proprietari terrieri e gli imprenditori agricoli nelle aree di Portofino, Alessandria e Vercelli, nel ripopolamento delle specie in via di estinzione. I semi delle orchidee, prelevati localmente per preservare la biodiversità, verranno fatti germinare in vitro per essere poi reintrodotti in microriserve all'interno dei parchi, parallelamente si procederà al ripristino e alla gestione conservativa del loro habitat.

Le orchidee sono parte di un sistema affascinante e complesso, depositarie della sapienza e dei piccoli equilibri tipici dell'evoluzione. Un patrimonio di cui dobbiamo imparare a prenderci cura pensando in grande e un po' fuori dagli schemi, come fanno i collaboratori del progetto europeo LIFEorchids.

 

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