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S.O.S. Licena delle paludi

La Licena delle paludi è una specie distribuita in Europa e nell'Asia temperata, fino alla Corea. Nonostante l'ampio areale, negli ultimi decenni si è osservata la scomparsa di numerose popolazioni delle regioni europee.

  • Paola Viviana Trovò
  • Luglio 2022
  • Martedì, 26 Luglio 2022
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Lycaena dispar, maschio  | Foto R. Pegolo Lycaena dispar, maschio | Foto R. Pegolo

 

La Licena delle paludi è una specie a rischio. Distribuita in Europa e nell'Asia temperata, fino alla Corea, nonostante l'ampio areale, negli ultimi decenni si è osservata la scomparsa di numerose popolazioni delle regioni europee. Il declino della è da imputarsi principalmente alla bonifica delle aree umide e paludose, all'alterazione dei regimi naturali idrologici dei corsi d'acqua e all'agricoltura intensiva, quest'ultima con il relativo uso di diserbanti e rilevanti lavorazioni ai terreni. Le dinamiche antropiche appena citate hanno determinato importanti modifiche alle aree naturali e agricole con pesanti conseguenze sulla fauna e flora autoctone. In questo contesto i lepidotteri, ed i licenidi in particolare, non ne sono esclusi.

Per contrastare il drastico calo la Licena delle paludi fu inserita nell'allegato II "Specie faunistiche rigorosamente protette" della convenzione di Berna del 1979, relativa la "Conservazione della Vita Selvatica e degli Habitat Naturali in Europa". Nonostante la presa di coscienza dello stato critico della specie proprio in quegli anni la Lycaena dispar si estingueva in Gran Bretagna e nel resto dell'Europa, dove ha una riproduzione monovoltina, si riduceva drasticamente sia come numero di popolazioni che come loro dimensioni, il tutto aggravato dall'isolamento fra i nuclei.

Successivamente il livello di tutela aumentò con l'inserimento della specie negli allegati II e IV della Direttiva Habitat (43/92/CEE) del 1992.

La situazione in Italia

In Italia l'areale di distribuzione di questa farfallina è rappresentato principalmente dalla pianura padana che rappresenta quindi, considerata la sua ampiezza, un importante baluardo per la sua conservazione. Alla luce della sua condizione europea l'Italia ha una grande responsabilità nella sua conservazione ma, nonostante sulla Lista Rossa IUCN la specie sia considerata in Italia a "Minor preoccupazione" (LC - Least Concern), la tendenza è in declino così come per tutte le altre farfalle negli ultimi 20 anni.

Sebbene nella pianura del nord Italia occidentale la licena delle paludi mantenga una buona distribuzione, favorita anche alla sua riproduzione trivoltina, la sua presenza è principalmente legata all'ambiente di risaia e, per questo motivo, non si può considerare esente né dagli impatti antropici, né da possibili modifiche delle risaie stesse e del loro sistema colturale per cui sono indispensabili azioni di tutela.

Le risaie

Negli ultimi decenni l'espansione dell'agricoltura intensiva ha innescato gravi problemi ecologici sia in termini di perdita di habitat che di impatto sulla biodiversità. Ciò è dovuto principalmente all'uso, anche eccessivo, di fitofarmaci (principalmente insetticidi e diserbanti). Recentemente, la "UE Impollinators Initiative" ha indicato l'uso di pesticidi come una delle principali cause della perdita di insetti impollinatori.

In Italia il 92% di aree protette ed il 56% delle specie animali protette sono vulnerabili ai fitofarmaci. In particolare il glifosate è l'erbicida ad ampio spettro più utilizzato nel mondo. Di nota tossicità, recenti studi hanno dimostrato che anche gli adiuvanti o i tensioattivi, considerati ingredienti inerti del prodotto, in molti casi risultano tossici o intensificano la tossicità del principio attivo.

Anche se le risaie rappresentano ambienti surrogati per specie delle zone umide è purtroppo tristemente vero che sono anche trappole ecologiche che inducono alla deposizione ma non forniscono le condizioni ideali per il successo riproduttivo. Recenti studi hanno inoltre dimostrato come il glifosate possa causare anche effetti genotossici, subletali e quindi non immediatamente apprezzabili.

In base a quanto appena esposto strategie di protezione della fauna non possono prescindere da pratiche agricole compatibili con la conservazione della vita selvatica. In particolare, come sancito nel Regolamento (CE) 1107/2009 (2009), si deve mirare a ridurre, meglio eliminare, l'utilizzo dei diserbanti e degli insetticidi e, per quelli utilizzati, applicarli in modo corretto con dosi minime e solo quando e dove servono. Alcuni prodotti, nelle pratiche agricole ormai entrate in uso comune, vengono infatti irrorati in eccesso e senza usare precauzioni per evitare spruzzi di deriva e senza rispettare le zone tampone.

Certamente sarebbe meglio dare priorità ad alternative naturali e promuovere il biologico. Questo sarebbe utile, oltre che all'ambiente, agli agricoltori stessi che rischiano di arrivare impreparati al momento in cui i diserbanti e gli insetticidi saranno messi al bando o la possibilità del loro utilizzo estremamente ridotta dalle normative.

L'importanza delle aree naturali per la conservazione

Viste le tendenze attuali verso il risparmio idrico, non è scontato che fra 20 anni avremo ancora le risaie, per lo meno così come le coltiviamo oggi. Intercettare e salvaguardare le popolazioni di Licena delle paludi presenti in ambiente selvatico, perché parzialmente escluse dalle dinamiche agricole, è quindi un tassello fondamentale nella conservazione della specie.

Le aree umide naturali risentono tuttavia molto dei cambiamenti climatici, dell'inquinamento e dell'alterazione dell'idrologia naturale. In generale inoltre queste aree sono piccole e poco connesse fra loro e, nelle aree planiziali, risentono della prossimità con l'agricoltura intensiva. L'esclusiva individuazione delle popolazioni è tuttavia solo il primo passo per la loro conservazione. Andrebbero intraprese anche azioni di tutela che prevedono anche una pianificazione sul territorio che contempli ampliamenti e deframmentazione dell'habitat.

La scomparsa degli habitat oggi è fra le principali cause della scomparsa delle specie. Conservare, risanare, creare ex-novo aree umide sono solo alcuni degli elementi chiave per la salvaguardia della Licena delle paludi. In ambiente naturale è, inoltre, fondamentale ristabilire anche quelle dinamiche naturali tipiche dei corsi d'acqua che determinano, per esempio, la creazione temporanea e continua di nuove aree umide, con la conseguente successione fitosociologica che include le piante nutrici.

Quali sono le sue piante nutrici

Rumex obtusifolia, Rumex crispus e Rumex hydrolapathum, quest'ultimo distribuito in nord e centro Europa. In Piemonte risulta presente in un solo sito (Pobietto). In generale quindi sono idonee le specie di Rumex igrofile. 
Non sono idonee le specie di Rumex legate ad ambienti secchi quali, ad esempio, Rumex acetosa e Rumex acetosella. Queste specie sono idonee alla deposizione di Lycaena phleas, specie simile a L. dispar ma tipica di ambienti aridi.

I fattori limitanti

I fattori limitanti della specie possono essere così sintetizzati:

  • abbondanza di piante nutrici. In caso di carenza di Rumex sp. fra le larve si può osservare cannibalismo;
  • sfalci effettuati in periodi non idonei (aprile, giugno ed agosto);
  • sfalci effettuati troppo bassi e vicino al suolo;
  • uso di fitofarmaci

Lavorazioni del terreno: arature o depositi di terreno sopra le ovodeposizioni che sarebbero compromesse, cosi come le larve e le pupe. I depositi di terra, per esempio, provengono tipicamente da operazioni di manutenzione di canali e risorgive con l'uso di benne.

Periodo dei tagli e modalità di gestione

Gli sfalci sono indispensabili per il mantenimento del Rumex sp. in quanto trattasi di pianta pioniera. L'ideale sarebbe fare un solo taglio a fine estate, tardo settembre.

Per evitare di distruggere le larve e le pupe nascoste a terra alla base del Rumex sp. è importante non tagliare al livello del suolo ma effettuare il taglio ad un'altezza di 3 cm. Un altro accorgimento importante, al fine di ridurre l'impatto dell'azione meccanica sulle larve e sulle pupe, è effettuare i tagli a patches alternati.

Fondamentale inoltre è eliminare l'uso di fitofarmaci e lavorazioni al terreno.

Per saperne di più

Scarica qui lo studio propedeutico all'Atlante delle farfalle del Parco naturale del Ticino piemontese

 

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