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Il cervo volante, "operaio" della biodiversità

La presenza di questa specie è sinonimo di una foresta ad alta naturalità, con grossi alberi ricchi di cavità e legno morto, fondamentali per la biodiversità. Più cervi volanti ci sono più il bosco è in salute! Per questo motivo le Aree protette del Po piemontese conducono un'attività di monitoraggio della specie, cui tutti possiamo contribuire con le nostre osservazioni.

  • Raffaella Amelotti
  • Luglio 2025
Martedì, 8 Luglio 2025
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Foto arch. Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese Foto arch. Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese

In questi giorni i Guardiaparco e i tecnici delle Aree protette del Po piemontese sono impegnati nell'attività di monitoraggio del cervo volante (Lucanus cervus) nei Siti Rete Natura 2000 di presenza della specie. Li abbiamo accompagnati nella Zona Speciale di Conservazione Collina di Superga, dove, dal 2018, il monitoraggio viene realizzato in modo quantitativo, attraverso il metodo dei transetti. Vengono rilevati gli esemplari percorrendo un tratto prestabilito in giorni differenti: nei boschi di Superga sono stati individuati quattro transetti, monitorati cinque volte durante il mese di luglio.

L'identikit del cervo volante

Il cervo volante appartiene alla famiglia dei Lucanidi ed è il più grande coleottero europeo. I maschi possono essere lunghi anche nove centimetri, le femmine fino a cinque.

È un coleottero saproxilico, ovvero specializzato nel nutrirsi di sostanza organica degradata. Fa parte degli organismi che riciclano la materia organica: in questo caso, trasforma il legno in nutrienti, rendendoli disponibili agli altri organismi viventi, a garanzia dell'efficacia di fondamentali servizi ecosistemici degli ambienti forestali.

Il cervo volante riveste dunque il ruolo di operatore forestale: nutrendosi di legno morto contribuisce alla formazione dell'humus, ossia della parte più attiva della sostanza organica del terreno, che è vita e dà vita. Si tratta inoltre di una specie di interesse conservazionistico a livello comunitario, inserita nella Direttiva "Habitat" (92/43/CEE del 21/5/92) per il calo numerico e di areale delle popolazioni europee.

La femmina, con le forti mandibole, incide le radici di piante vecchie o morenti per deporvi le uova. Le larve, anch'esse già provviste di potenti mandibole, incidono il legno e scavano lunghe gallerie per trovare il cibo. Possono raggiungere anche i 10 cm di lunghezza e pesare fino a 30 g. La vita larvale è molto lunga e dura fino a 5-6 anni.

In autunno, al termine del suo sviluppo, la larva costruisce un bozzolo pupale con terra e particelle di legno. Lo stadio di pupa dura circa un mese e termina con la metamorfosi. Gli adulti svernano nel bozzolo pupale per sfarfallare tra giugno e luglio dell'anno successivo e vivono per alcune settimane (da 2-3 fino a 8). Mediamente, le femmine vivono più a lungo dei maschi.

Alla ricerca dei cervi volanti

Al crepuscolo, il personale del Parco, affiancato dai volontari e dai ragazzi che prestano il servizio civile volontario, attraversano i boschi con lo sguardo rivolto al cielo o verso i tronchi degli alberi alla ricerca di esemplari di cervo volante.

Il monitoraggio si svolge sulla base delle Linee Guida per il monitoraggio dei coleotteri saproxilici protetti in Europa, un metodo rigoroso e ripetibile che permette di raccogliere dati omogenei utilizzabili per le elaborazioni. L'attività proseguirà per tutto luglio, una sera alla settimana.

Un formidabile indicatore dello stato di salute dell'ambiente

Tra la fine di giugno e la fine di luglio, nel periodo più caldo dell'anno, all'imbrunire, l'attività del cervo volante è frenetica: i maschi volano e lottano tra di loro, le femmine li attendono a terra. Soprattutto i maschi hanno lunghe "corna" robuste, strutture che fanno venire in mente i palchi dei cervi, da cui il nome cervo volante, e che in realtà sono enormi mandibole, inoffensive.

Durante il giorno, gli adulti restano nascosti tra le foglie o alla base degli alberi. Diventano attivi dal tardo pomeriggio fino al crepuscolo camminando sui tronchi e sui rami o volando da un albero all'altro, con un caratteristico volo pesante e rettilineo.

La specie è stata associata a diversi alberi, tra cui la quercia, il tiglio, il faggio, il salice e l'ippocastano. Quest'ultimo è molto usato come albero ornamentale nei viali urbani, perciò questi insetti si possono trovare anche in luoghi inaspettati come i viali e i giardini delle città.

Chiunque voglia contribuire al monitoraggio di questa specie, può segnalarne la presenza tramite l'app o il portale Inaturalist.

 

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