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Se il lupo fosse vegetariano

Bello, il lupo. Necessario, affascinante, evocativo. Ma anche problematico, spaventoso, guastatore. Affronterò qui alcuni dei suoi aspetti più scomodi, essendo quelli carini già noti ai più.

  • Luca Giunti *
  • Marzo 2018
  • Giovedì, 15 Marzo 2018
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 I disegni di Francesca Pirrone sono tratti da 'Il lupo vegetariano e i 7 capretti', p.g.c. ed. Terra Nuova   I disegni di Francesca Pirrone sono tratti da 'Il lupo vegetariano e i 7 capretti', p.g.c. ed. Terra Nuova

Paure e false paure

Nel mio mestiere di guardiaparco ho raccolto spesso frasi di questo tipo: « Ho trovato vicino a casa un capriolo sbranato e mi ha fatto molta impressione ». Persino i sindaci montani, sollecitati dai loro cittadini allarmati, chiedono come evitare "simili spettacoli" attorno ai paesi. Ma di cosa crediamo che si cibino i lupi? Può un carnivoro uccidere senza sangue, senza "fare impressione"? È un esempio, tra i tanti, della mentalità di cui siamo impregnati. Eppure ogni istante in natura qualcuno mangia qualcun altro, che ce ne accorgiamo o meno. Dalla mantide alla cinciallegra, dal tonno alla faina, dal rospo al granchio, tutti azzannano e ammazzano per nutrirsi (e ho scelto apposta un esemplare per ogni classe: insetti, uccelli, pesci, mammiferi, anfibi e crostacei). Questa realtà ci angoscia e non vogliamo vederla. Le poche volte che la osserviamo ci facciamo sopra la morale: l'averla che infilza i vermi sulle spine o la vespa che inocula il proprio uovo nel ventre vivo di un bruco ci fanno orrore perché ci appaiono crudeli.

Il lupo è l'animale principe di questo atteggiamento. Incastrato come nessun altro nel nostro immaginario collettivo, lo proteggiamo e lo mitizziamo, lo detestiamo e lo diffamiamo. Sotto sotto speriamo che diventi vegetariano... Nel 2018 il lupo incarna, ancora, una dualità esasperata. Da un lato, è il simbolo della voracità, della lussuria, della ferocia. Volete un esempio facile facile? Chiedete al programma 'Word' il sinonimo di "lupo"... Dall'altro, gli attribuiamo valori postivi come la lealtà, la fierezza, il lavoro di squadra, la conoscenza dei segreti della natura e dei misteri della notte. Lo sa bene la pubblicità che usa continuamente riferimenti lupeschi più o meno espliciti, ma anche qualsiasi giornalista, che appena può lancia "lupo" e tutti i possibili derivati nel titolo di un articolo - cha parla magari di Valentino Rossi o di terroristi - sapendo che sarà più accattivante di altri.

Secondo Yuval Noah Harari (Da animali a dei. Breve storia dell'umanità) addirittura una delle ragioni profonde della nostra ammirazione per i lupi risiede nell'invidia verso il loro essere rimasti gruppo familiare che occupa ogni funzione sociale, mentre noi abbiamo delegato tutte le funzioni non-individuali allo Stato e al mercato. Dicevamo delle paure. Potrò ancora andar per funghi nei boschi? I bambini potranno ancora giocare senza pericolo nei prati? Il Cappuccetto Rosso mai sopito dentro di noi si preoccupa. Eppure, la nostra specie non è una preda cacciata dal lupo, che oggi ha tanto da mangiare, al contrario di un secolo fa. Eppure, è lui quello che ci teme, e con ragione, visto che le principali cause di morte sono gli incidenti stradali e il bracconaggio. Eppure, la scienza documenta che sulla Terra gli animali selvatici che assassinano umani siano prima di tutto gli insetti (725.000 casi all'anno nel Mondo), seguiti dai serpenti (50.000) e dai cani (25.000). Già, proprio i migliori amici dell'uomo feriscono solo in Italia quasi una persona al giorno, spesso bambini e talvolta con conseguenze gravi. Poi, coccodrilli, ippopotami, leoni ed elefanti ammazzano circa 1700 persone all'anno. Per fortuna, agiscono lontano dall'Europa, ma gli insetti no: negli ultimi anni, sono aumentate in Piemonte le infezioni da zecche e addirittura le morti causate dai calabroni per allergie e shock anafilattici.

I lupi mangiano i bambini?

La nostra paura del lupo è in parte giustificata dalla storia. Nel vecchio contesto rurale e alpino, questi predatori hanno attaccato l'uomo. È stato inevitabile, quasi "naturale". Donne e uomini abitavano ovunque, in ogni collina, montagna, valle, poggio o prato d'Italia. E dove si insedia, la nostra specie disbosca, impone i propri armenti ed elimina chi la disturba. Le uniche prede possibili erano le poche pecore di ogni borgata o villaggio abitati da una ventina di famiglie, ognuna delle quali possedeva 4/5 capi. Ogni mattina, i bambini piccoli - 6/7 anni al massimo, considerati non abbastanza robusti per lavorare sul serio nei campi - e soprattutto le bambine, li portavano al pascolo. Ce lo ricordano, tra tanti esempi possibili, Heidi e i tre pastorelli di Fatima: quando assistettero all'apparizione miracolosa della Madonna avevano 10 anni Lucia, 9 Francesco e appena 7 Giacinta. Oggi queste condizioni non ci sono più, almeno nell'Europa occidentale. Non ci sono ragioni, dunque, per aver paura di un lupo incontrato in condizioni naturali.

Certo, infilare il braccio dentro una tana abitata o maneggiare un lupo intrappolato, vuol dire affrontare i denti e la potenza di un killer professionista, non di un cocker un po' arrabbiato. Dunque, la paura non è un sentimento sempre sbagliato. Aiuta ogni animale a rimanere vivo in un mondo ostile. E poi, finiamola con la natura sempre bella e buona, disneyana. La natura punge, graffia, morde, sporca, puzza, ammala, ferisce, talvolta uccide. Per questo è così meravigliosa. Come noi. Un giorno o l'altro, comunque, nonostante le rassicurazioni etologiche, potrà capitare anche in Italia che un lupo assalga un umano. Forse per provocazione, forse per rabbia, forse per sbaglio, ma succederà. E allora in un attimo saranno spazzati decenni di progetti di conservazione, la notizia aprirà ogni telegiornale della sera e tanti esperti mai visti prima diranno la loro. Con buona pace dei professionisti che hanno scritto delle loro esperienze e competenze pluri-annuali: sarà immediatamente aperta la caccia al lupo, indiscriminata.

La difficile posizione degli ibridi

Ancora qualche riflessione su un aspetto poco conosciuto ma importante nella gestione della fauna: l'ibrido. Nel caso del cane e del lupo ha rilevanti risvolti giuridici. Il lupo è protetto dalle leggi sulla fauna selvatica e sulla caccia. Il cane è considerato animale d'affezione e quindi ricade nell'ambito delle leggi specifiche. Tutto chiaro. Ma se una lupa si accoppia con un cane e genera figli ibridi, costoro, cosa sono? Giuridicamente, un casino! Chi gli sparasse, non può essere considerato bracconiere (non è specie protetta) e nemmeno un torturatore di cani (non è animale d'affezione).

Sembrano cavilli, ma chi lavora sul campo - veterinari, carabinieri forestali, guardiaparco - deve affrontarli quotidianamente perché, a seconda dell'interpretazione che daranno, le strade dell'animale o delle eventuali indagini, prenderanno direzioni diverse. Oggi che la situazione del lupo in Italia è buona, l'ibridazione è considerata il principale rischio per la conservazione della sottospecie italiana. Non a caso, molte ricerche sono attive in questo campo e l'Unione Europea finanzia appositi progetti Life come ad esempio, IBRIWOLF e MirCo-lupo. Chi si occupa di fauna incontra spesso dilemmi simili. Il capriolo europeo è molto diffuso in Italia, a causa di numerosi rilasci, mentre la sottospecie italica è più rara. Del primo si consiglia il contenimento numerico mediante abbattimenti, del secondo si incoraggia l'espansione perché è meno diffuso e più concentrato. E come considerare gli incroci tra le due popolazioni?

L'impossibile "gestione"

A proposito della velleità delle uccisioni, selettive o random, chi le ha sperimentate ha rilevato che talvolta sono controproducenti. Se non si abbatte con sicurezza uno dei giovani, è probabile far fuori uno dei lupi alpha. A questo punto, gli immaturi del branco restano senza guida, senza disciplina. Facilmente si rivolgono allora alle prede più facili, cioè le pecore. Proprio quelle che si volevano proteggere facendo fuori qualche lupo. Come succede purtroppo nelle società umane, dove l'esempio più calzante – e tragico – sono le guerre per il potere che si scatenano alla morte di un capo, sia esso un imperatore romano, un imprenditore danaroso o un narcotrafficante. Come nei lupi, si verifica un periodo di disordine, i cui danni collaterali spesso coinvolgono anche chi non c'entra (pecore, cortigiani, dipendenti, piccoli spacciatori).

*Luca Giunti, guardiaparco dell'EGAP Alpi Cozie, è collaboratore e fotografo di diverse testate giornalistiche


Questo artcolo è pubblicato sul numero speciale 'Occhio, il lupo è tornato': qui lo storytelling del numero e qui il download del numero 

 

 

 

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