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Piemonte Parchi

Attenti al lupo o all'uomo cattivo?

Ci è stato chiesto perché la testa di un lupo mozzata esposta in bella vista, non abbia fatto notizia su Piemonte Parchi. La risposta è che alcune notizie si commentano da sole.

  • Emanuela Celona
  • Agosto 2015
  • Giovedì, 6 Agosto 2015
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Un lupo tra la vegetazione Dante Alpe/CeDrap Un lupo tra la vegetazione Dante Alpe/CeDrap
Un lupo tra la vegetazione
Foto D. Alpe/CeDrap

La cronaca la conosciamo tutti. Lo scorso 26 luglio, una testa mozzata di un giovane lupo è stata appesa con una corda a una bacheca informativa dell'ex Comunità Montana Alta Val Tanaro, a Nasagò, Comune di Ormea.

È sulla bacheca collocata sulla statale 28 del Col di Nava che la Polizia locale e il Corpo forestale dello Stato hanno rinvenuto la testa dell'animale. Erano giorni in cui si discuteva animatamente sull'ampliamento dei confini del Parco naturale del Marguareis, poi oggetto di un ordine del giorno che accompagna la legge regionale di riordino degli Enti che ha unito il Parco del Marguareis al Parco naturale delle Alpi Marittime approvata qualche giorno dopo.

Qualcuno ha interpretato il gesto come un atto intimidatorio e di avvertimento da parte di coloro che non erano favorevoli all'ampliamento dell'area protetta.
Qualcun altro ci ha invece chiesto perché la testa di un lupo mozzata esposta in bella vista, non abbia fatto notizia sulle pagine di Piemonte Parchi. Così come non hanno fatto notizia i quattro cuccioli di lupo trovati morti soltanto una quindicina di giorni prima della decapitazione, non lontano da Ormea.

La risposta è che alcune notizie si commentano da sole. Anzi, alcune lasciano spesso senza parole. E allora prendiamo in prestito quelle lasciate da un anonimo lettore a commento di un articolo pubblicato sulla stampa locale: 'Spiace moltissimo leggere di queste crudeltà, ma l'ignoranza è una malattia impossibile da estirpare'.
Solo l'ignoranza infatti può far credere – alla gente comune e agli stessi pastori – che ai lupi debbano essere forzatamente attribuite le stragi di gregge che accadano talvolta in valle, quando potrebbe trattarsi più probabilmente di cani selvatici. O, ancora, che le greggi restino indifese nonostante la sorveglianza dei cani da guardiania e opportune recinzioni. Oppure che gli avvistamenti di lupi non lontani dai centri abitati siano un pericolo per gli abitanti.

Il lupo è una specie protetta a livello europeo, da qualche tempo tornata sulle Alpi risalendo gli Appennini (e non l'ha reintrodotta nessun parco!) e questo ritorno riqualifica il territorio montano in termini di biodiversità e patrimonio naturale.
La Regione Piemonte ha introdotto dal 2012 un sistema di risarcimenti a favore degli allevatori di montagna e stanzia ogni anno 280mila euro – ovvero da 1.000 a 2.500 euro ad allevatore – affinché si possano dotare di recinti e cani da guardia, e, ovviamente, i risarcimenti sono destinati a coloro che, nonostante l'adozione di queste misure preventive, subiscono dei danni. Negli ultimi anni, gli attacchi al bestiame certificati (ovvero verificati da un medico veterinario dell'ASL) sono pressoché costanti, ovvero poco sopra i 150 capi in Piemonte. E negli ultimi vent'anni, non si registra nessun attacco all'uomo.
La convivenza è dunque possibile: perfino i bambini lo hanno capito e hanno smesso di avere paura del 'lupo cattivo', e cercano invece di osservalo al centro faunistico di Entracque.
Forse, però, è il momento di avere paura dell'uomo.

Abbiamo scelto di scrivere oggi queste poche righe di commento, così come scegliamo di non mostravi il capo mozzato del giovane maschio di lupo ucciso. Preferiamo mostrarvelo, invece, vivo e libero in natura.

Per saperne di più
Il progetto Wolf Alps
Il progetto lupo
Centro faunistico Uomini e Lupi
Il ritorno del lupo in Piemonte

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