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Irene Borgna racconta cose che capitano in montagna. Ti interessano? 

Il prossimo 15 aprile, al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, si terrà il primo appuntamento di "Leggere la natura. Due chiacchiere con agli autori": un'occasione di incontro - in presenza - con gli scrittori dei libri che segnaliamo nella nostra rubrica Il Segna-Libro.  Vi aspettiamo alle ore 18, insieme alla scrittrice Irene Borgna, autrice del suo ultimo libro: Cose che capitano in montagna. Imprevisti e come affrontarli in modo più sicuro e sostenibile.

  • Alessandra Corrà
  • Aprile 2026
  • Mercoledì, 8 Aprile 2026
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Foto p.g.c. E. Gallo Foto p.g.c. E. Gallo

Mercoledì 15 aprile 2026 sarà un'occasione preziosa per ascoltare una delle voci più appassionate del racconto contemporaneo della montagna. L'incontro si configura come una conversazione aperta e informale, più vicina al clima raccolto di un rifugio alpino che a quello di una conferenza tradizionale: un momento di dialogo e confronto, in cui tutti i partecipanti potranno porre domande e lasciarsi coinvolgere da storie che parlano di natura, rischio, consapevolezza e rispetto. E in cui si potrà leggere e commentare insieme alcuni passi del saggio dell'autrice. 

In vista del primo incontro "Leggere la natura. Due chiacchiere con agli autori" che si terrà alle ore 18 al al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino - in cui parleremo di Cose che capitano in montagna. Imprevisti e come affrontarli in modo più sicuro e sostenibile - abbiamo rivolto a Irene Borgna alcune domande per approfondire i temi al centro del libro.

Irene, da quanto tempo è iniziato il tuo amore per la montagna e per la sua conoscenza? Cosa ti ha spinto, fin dai tuoi primi libri, ad avvicinarti a questo mondo così affascinante? Ci puoi raccontare il tuo rapporto con la montagna?

Non c'è una data di inizio. Sono nata sulle colline liguri e terminati gli studi universitari mi sono trasferita in una campagna un po' più quota e decisamente più rocciosa, che sono le montagne delle Alpi Marittime. La montagna è semplicemente il luogo dove sto bene e forse anche l'unico dove, essendo palesemente un po' disadattata, riesco a stare. Punto e basta.

A forza di interessarmi di questioni montane, le terre alte sono l'unico ambito dove mi sento abbastanza competente da poter dire ogni tanto, su qualche tema specifico, qualcosa di non del tutto stupido o banale. In realtà non mi sono mai avvicinata ai temi della natura e della montagna: piuttosto ci sono nata dentro e non li ho mai abbandonati. Fin da piccola mi appassionava tutto ciò che era natura e pativo a vedere rocce sfregiate dalle cave, piante e animali sofferenti – al mare, in collina, in montagna... dappertutto.

Sono di fatto un animale di media montagna e la tutela dell'ambiente alpino (e non solo) è il mio lavoro quando sono in servizio per le Aree Protette delle Alpi Marittime e la mia missione-ossessione nel tempo libero. Le ore che ho trascorso in montagna fin da bambina, quelle che ci ho trascorso da ragazza tra alpinismo, corsa e speleologia, e quelle che vivo oggi nel quotidiano hanno determinato molto del mio essere e del mio sentire e innervano tutto ciò che scrivo.

Nel tuo libro parli degli imprevisti che possono accadere durante un'escursione. Cosa pensi delle persone che tendono a sottovalutare la montagna? E quanto incide, secondo te, il fatto che oggi molti luoghi montani vengano vissuti quasi come parchi divertimento o semplici spazi di svago?

Penso che chiunque frequenti la montagna, qualche errorino di valutazione lo abbia fatto nella sua carriera. E se siamo qui a raccontarlo vuol dire semplicemente che lo sbaglio non era abbastanza grave da lasciarci le penne o che siamo stati parecchio fortunati. O entrambe le cose insieme. Quindi il ruolo del giudice non mi appartiene e mi guardo bene dallo scagliare la prima pietra contro gli inesperti.

Di sicuro abbiamo un problema di disinformazione: sono ben pochi quelli che conoscono l'ambiente montano, sia nelle sue componenti naturali che in quelle umane (es. i pascoli e i pastori). La stragrande maggioranza delle persone vive gli spazi naturali, a tutte le quote, come uno sfondo bidimensionale – magari "splendido, magnifico, fotonico", ma pure sempre uno sfondo inerte - per le proprie attività all'aria aperta.

Manca la percezione della complessità degli ambienti che mediamente attraversiamo senza vivere, senza nemmeno lontanamente immaginare le mille interazioni che abbiamo, volenti o nolenti, qualsiasi cosa facciamo, con ecosistemi fragili e già stressati dalla crisi climatica. Per questo molte persone da un lato si comportano come elefanti in una cristalleria, dall'altro rischiano di mettersi nei guai.

Probabilmente poi c'è anche un bias legato al fatto che per tanti davvero la montagna è un esoplaneta, una dimensione sconosciuta: per esempio, se l'unica realtà che conoscono è quella urbana, magari danno per scontato che anche in natura passino gli operatori ecologici a rimediare alle schifezze che abbandonano in giro... o forse alcuni sono a tutti gli effetti degli zozzoni ?

Come cambia la percezione della montagna quando si diventa consapevoli delle sue insidie e delle sfide che può presentare?

La montagna di per sé non ci sfida: mediamente non ce lo prescrive il dottore di andare a infilarci nei pasticci lassù. Chi ama e cerca deliberatamente l'avventura sa che la montagna è uno degli ultimi rifugi dei draghi.

Fuori da questa metafora messneriana, intendo dire che la montagna resta uno dei posti "dietro casa" dove possiamo metterci alla prova affrontando con umiltà e preparazione dei rischi calcolati... consapevoli che non sempre i calcoli sappiamo farli giusti, che la sfortuna ogni tanto ci mette del suo e accettando così quel grado di incertezza e imprevisto senza il quale l'avventura semplicemente non esiste.

Essere consapevoli dei potenziali pericoli ci permette di partire sempre con un posticino nello zaino dove riporre la paura, che è sempre bene avere con sé ("senza la mia paura mi fido poco" cantava De André). Non la paura che paralizza le gambe, ma quella che fa valutare ogni passo. E modestamente, io di fifa me ne intendo: come possono testimoniare i miei compagni di arrampicata, non sono mai stata particolarmente coraggiosa.

Nel libro racconti situazioni comuni ma potenzialmente rischiose, come un temporale improvviso o l'incontro con un gregge sorvegliato da cani da guardia. Qual è stata, nella tua esperienza personale, la situazione più difficile o sorprendente che ti è capitata durante un'escursione? E come hai reagito in quel momento?

Sono stata sorpresa da un temporale epico e in clamoroso anticipo sulle previsioni poco sotto la cima del Pizzo d'Ormea. Si sentiva tremare la terra per le scariche dei fulmini, l'acqua scendeva come un muro liquido e non si vedeva un accidente di niente.

Naturalmente ho reagito... agitandomi moltissimo, maledicendomi per non aver intuito che stesse per scoppiare il finimondo e battendo ogni record di velocità nella discesa verso Chionea e la salvezza. Da allora credo di avere sviluppato una certa ipersensibilità ai segnali che annunciano l'arrivo di un cumulonembo minaccioso...

C'è una storia o un caso che ti ha colpito particolarmente mentre scrivevi il libro? Un episodio che ti ha fatto riflettere ancora di più sull'importanza di rispettare la montagna, e anche se stessi, senza mettere a rischio la propria sicurezza e quella degli altri?

Mentre scrivevo il libro di notte, per quattro giorni di giorno la sede delle Aree Protette delle Alpi Marittime di Entracque dove lavoro si è trasformata nel quartier generale del Soccorso Alpino, impegnato nella ricerca di un signore disperso nelle Alpi Marittime.

È stato incredibile vedere dall'interno il lavoro dei volontari e il dispiegamento di forze messo in campo per cercare questa persona. È stato però anche straziante vivere da vicino il dolore della moglie e della figlia che dopo tre giorni avevano perso le speranze... ed è stato pazzesco quando invece alla fine il signore è stato ritrovato sano e salvo.

In quel caso si era trattato di una dinamica banalissima e un po' assurda: il signore aveva avvisato che sarebbe rientrato con un po' di ritardo, salvo poi cambiare idea e decidere di pernottare all'addiaccio. Ovviamente, non vedendolo arrivare, i famigliari dopo un po' di ore hanno attivato il Soccorso.

Non dimenticherò mai l'impegno, la passione e l'umanità che ci hanno messo tecnici e volontari. È rassicurante pensare che esista una squadra pronta a tutto per venirci a tirare fuori dai guai... e questo pensiero responsabilizza a evitare le missioni di soccorso evitabili con un minimo di preparazione in più.

Il 15 aprile sarai al Museo di Scienze Naturali di Torino per un incontro dedicato al tuo libro Cose che accadono in montagna. Ci dai un buon motivo per partecipare e venirti ad ascoltare dal vivo?

Consiglierei di venire a chi ama le chiacchierate informali fra amici: saremo al Museo, ma vorrei che l'atmosfera fosse quella di un rifugio verso sera, quando si discute appassionatamente di montagna prima della cena o dopo il genepy.


Titolo incontro: Leggere la natura. Due chiacchiere con Irene Borgna.

Insieme con: IRENE BORGNA (intervistata da Emanuela Celona ed Alessandra Corrà).

Quando: 15 aprile 2026 - ore 18

Dove: Museo di Scienze Naturali di Torino. Via Accademia Albertina 15 -  Torino.

Ingresso: gratuito, ma è richiesta la prenotazione sul sito del Museo regionale di Scienze naturali

Scopri il calendario dei prossimo incontri di 'Leggere la natura, due chiacchiere con gli Autori' 

 

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