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La montagna che fa bene

Negli ultimi anni è cresciuta la visione di una montagna-rifugio, una sorta di riparo dalla frenesia della società contemporanea, che rilanciamo in occasione della Giornata Internazionale della Montagna.
Le cime imponenti delle montagne e i paesaggi emozionanti, infatti, oltre a promuovere un benessere psicofisico, suggeriscono una forza morale e formativa tale da presentare percorsi e stili di vita diversi da quelli più diffusi.

  • Alessandra Corrà
  • Dicembre 2024
  • Mercoledì, 11 Dicembre 2024
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Foto di A. Corrà Foto di A. Corrà

Oggi molte ricerche ci dicono che trascorrere del tempo libero in ambienti naturali, come quelli delle montagne, aiuta a ridurre lo stress, moderare le situazioni problematiche che una persona deve affrontare nel corso della propria vita, e, in alcuni casi, rafforzare il sistema immunitario.

Viviamo in un'epoca caratterizzata da una continua corsa contro il tempo. La fretta è diventata un elemento essenziale della nostra quotidianità, influenzando non solo le nostre vite personali, ma anche le dinamiche sociali ed economiche del mondo contemporaneo.

Il ritmo frenetico del lavoro ha contribuito a questa cultura dell'urgenza. In molti settori, la competitività è tale che le persone si sentono costrette a lavorare più ore, sacrificando il proprio benessere fisico e mentale. Le pause vengono viste come un lusso, mentre la produttività diventa l'unico obiettivo da perseguire. Questo porta a un ciclo vizioso in cui la fretta diventa un modus operandi, minando le relazioni interpersonali e causando stress.

In questa ottica, le escursioni in ambienti naturali, come in montagna, non sono più solo un'attività sportiva e fisica. Esse ci portano a contatto con l'autenticità della natura, facendoci ritrovare una dimensione più lenta. Il ritmo rilassato della camminata, i suoni della fauna selvatica e l'odore dell'erba fresca hanno un effetto benifico. Ogni passo ci avvicina a una forma di 'meditazione naturale', dove il nostro respiro si fa più profondo e la mente si libera dai pensieri ansiogeni.

Ma non solo, essere circondati dalla maestosità delle montagne stimola anche la nostra creatività. Gli artisti e gli scrittori spesso incontrarono ispirazione in questi luoghi, dove la grandiosità della natura fa vibrare le corde più profonde della nostra anima. La quiete dei boschi e il silenzio delle cime innevate diventano così il palcoscenico ideale per riflessioni e introspezioni.

 

Un cammino in alta quota fa stare meglio?

Per rispondere a questo quesito, vi consigliamo l'ascolto del podcast "La Montagna che cura" di Luca Calzolai e Roberto Mantovani, entrambi ottimi conoscitori e narratori di montagna, disponibile gratuitamente sulla piattaforma "Rai Play Sound".

Grazie a ventiquattro giornate di registrazioni lungo i sentieri delle Alpi italiane e a una decina di incontri per preparare le uscite sul terreno, nonché a colloqui con operatori, medici, volontari, e con persone affette da dipendenze patologiche, problemi di salute e disagio psichico, il podcast, suddiviso in cinque episodi di circa mezz'ora ciascuno, ci porta a conoscere le esperienze italiane di una nuova modalità di fruizione della montagna, chiamata da molti "montagna-terapia", che consiste in un'attività riabilitativa complessiva nata in varie regioni d'Italia, che parte da un approccio riabilitativo e socio-educativo, raccontando gli effetti del potere trasformativo della montagna.

A tal proposito, si considerano importanti le intuizioni dello psichiatra Franco Basaglia, che nelle sue giornate di lavoro, accompagnava i suoi pazienti fuori dalle mura dei centri di salute mentali, per restituirli alla vita sociale scandita dalle relazione e dagli stimoli ambientali.

Pionieristica è stata anche l'attività di Pascal Petitqueux, del centro ospedaliero "Bel Air" di Charleville-Mezieres nelle Ardenne, che nel 1984 conducendo i suoi pazienti a 2500 metri, ha scoperto come, di fronte alle difficoltà della montagna, ognuno di essi reagisca in modo differente, trovando dentro di sé le risorse necessarie per affrontare il terreno sconnesso e i suoi potenziali pericoli.

Tra coloro che hanno intuito gli innumerevoli benefici della montagna vi è anche l'antropologo Annibale Salsa, Presidente generale del Club alpino italiano. Ed è proprio il Cai che, da alcuni anni, sostiene e supporta progetti strutturali di gruppo, creando corsi di formazione ad hoc per accompagnatori in montagna. 

Ascolta il podcast

 

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