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Zoonosi tra presente e futuro

Con l'aiuto degli esperti dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, ente sanitario di eccellenza nello studio, prevenzione e lotta alle zoonosi, facciamo il punto sulle malattie che dagli animali si possono trasmettere all'uomo.

  • di Alessandro Santoni e Alessandro Paolini
  • Gennaio 2023
  • Giovedì, 2 Marzo 2023
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Da sinistra in alto in senso orario: la sede dell'IZSTO, personale del controllo alimenti (Foto Archivio IZSTO) - immagine di virus (Pixabay)  Da sinistra in alto in senso orario: la sede dell'IZSTO, personale del controllo alimenti (Foto Archivio IZSTO) - immagine di virus (Pixabay)

Proprio nei giorni a cavallo fra l'anno vecchio e quello nuovo si è tornato a parlare diffusamente di zoonosi. Sembrava di esserci lasciati alle spalle il problema Covid 19 e invece ecco le notizie provenienti dalla Cina, riguardanti una recrudescenza di una variante particolarmente infettiva. Ma anche, secondo quanto riportato in un articolo dal giornale inglese The Guardian, la ripresa - sempre in quel Paese - dell'allevamento e consumo di specie selvatiche come  istrici, zibetti e ratti del bambù, ritenuta dagli esperti alla base delle grandi epidemie causate da coronavirus negli ultimi anni, e cioè Sars, Mers e Covid. 

Anche a casa nostra, in Piemonte, la peste suina africana, benchè non si trasmetta all'uomo, ricorda a tutti come le zoonosi siano un problema con cui dovremo probabilmente continuare a fare i conti anche in futuro.

Fortunatamente abbiamo enti di eccellenza che ci affiancano in questa lotta, svolgendo un'importante attività di ricerca e di prevenzione.

L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale e il suo ruolo

Gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (I.Z.S.) sono enti pubblici facenti parte del Servizio Sanitario Nazionale e coordinati dal Ministero della Salute, presenti in tutta Italia, con 10 sedi centrali e 90 sezioni diagnostiche periferiche.

L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta nacque addirittura già nel 1912 dalla necessità di realizzare una stazione sperimentale per la lotta contro le malattie infettive del bestiame in Piemonte e Liguria. L'istituto che, come ricorda il suo nome, è competente per tre regioni, ha sede a Torino in via Bologna 148.

Tra i suoi compiti vi è la ricerca sperimentale sulle malattie infettive e diffusive degli animali, l'igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, gli esami per la diagnosi di laboratorio delle malattie animali e per la sicurezza degli alimenti di origine animale destinati all'alimentazione umana e dei mangimi zootecnici. Occorre poi ricordare il suo ruolo di sorveglianza epidemiologica nell'ambito della sanità animale, e di studio e sviluppo di vaccini, reagenti e prodotti immunologici per la profilassi e la diagnosi delle malattie, in particolare proprio delle zoonosi, cioè delle malattie degli animali che sono trasmissibili all'uomo.

Da sottolineare come l'istituto pubblichi un bollettino che riporta i casi di positività alla peste suina africana riscontrati in Piemonte, un tema cui Piemonte Parchi aveva dedicato un articolo proprio un anno fa ("La Peste suina spiegata bene"di Lorenzo Vay) 

Da ricordare anche l'attività di sorveglianza nella diffusione dei virus trasmessi dalle zanzare, tra cui il famigerato West Nile Virus (WNV), o febbre del Nilo, di cui si sono riscontrati diversi casi l'estate scorsa anche in Piemonte.

Il punto sulle zoonosi

Ma cerchiamo di capire meglio che cosa sono le zoonosi, come si trasmettono e perché sono pericolose per la nostra salute, con l'aiuto della dottoressa Maria Caramelli, Dirigente veterinario presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta.

"Le zoonosi sono le malattie che il mondo ha imparato a conoscere con la pandemia! I veterinari le conoscono bene, e da tantissimo tempo: sono tutte quelle infezioni che dagli animali si trasferiscono all'uomo, superando la pur robusta barriera tra i due mondi. Queste patologie sono causate da virus, batteri, parassiti o semplici proteine, come le proteine prioniche nel caso della mucca pazza. Una zoonosi si sviluppa perché noi condividiamo con gli animali migliaia di microrganismi. Dall'influenza aviaria e suina alla SARS, dalla MERS fino ai diversi tipi di coronavirus, le zoonosi costituiscono ormai l'assoluta maggioranza delle malattie infettive emergenti dell'uomo, in una percentuale che l'OMS stima del 65% di tutte le malattie emergenti. Una zoonosi rappresenta quindi un grave pericolo per la salute pubblica, una miccia accesa per la sanità per i prossimi anni".

I cambiamenti climatici hanno un impatto sullo sviluppo delle zoonosi?

"L'inquietante prevalenza delle malattie zoonotiche negli ultimi decenni è indubbiamente legata ai cambiamenti climatici in corso. Le zoonosi derivano in gran parte dalla fauna selvatica, e originano dallo scarso controllo dell'interfaccia animale-uomo, soprattutto in alcune aree del mondo. La mescolanza di virus, batteri e parassiti tra uomo e animali, e tra animali domestici e selvatici, agevola il salto di specie. Lo sfruttamento dell'ambiente gioca un ruolo cruciale perché la distruzione degli habitat naturali mette a stretto contatto gli animali selvatici e gli esseri umani, in particolare nei grossi insediamenti urbani. La deforestazione e l'urbanizzazione sono fenomeni che a loro volta favoriscono la diffusione delle zoonosi. L'altro fattore climatico fondamentale sul fronte zoonotico è il riscaldamento globale. Esso incrementa la presenza di insetti e artropodi, vettori di virus e batteri che trovano il loro portatore in diversi animali selvatici causando gravi infezioni nell'uomo, quali le malattie da zecche e da zanzare. Anche il riscaldamento del pianeta incide direttamente sulla sicurezza dei cibi, che è messa a rischio, seppur indirettamente, dagli agenti zoonotici. L'EFSA, l'Autorità Europea per la sicurezza alimentare, ha evidenziato 25 rischi legati all'aumento delle temperature della terra e soprattutto del mare".

Nel nostro territorio c'è rischio di entrare a contatto con questo tipo di malattie?

"Sicuramente il nostro territorio regionale è a rischio per alcune zoonosi, ad esempio per le malattie da zanzare. La febbre del Nilo è causata da un flavivirus, Il virus West Nile, trasmesso dalle zanzare, che trova negli animali selvatici il suo serbatoio e il suo veicolo. Il Piemonte è definito area a rischio per questa zoonosi e quest'estate particolarmente calda ha visto la comparsa di numerosi casi nel nostro territorio".

Quali i consigli da seguire per proteggersi al meglio dalle zoonosi?

"Contro le zoonosi è fondamentale attivare un approccio coordinato, volto a ripristinare, oppure a creare ex novo, un nuovo equilibrio tra ambiente, animale e uomo. L'obiettivo è interrompere la catena degli agenti patogeni dagli animali selvatici all'uomo. Si tratta di uno sforzo imponente che richiede azioni integrate tra esperti di sanità umana e veterinaria, agronomi e studiosi dell'ambiente. Sarà molto importante intensificare la ricerca sulle zoonosi, in modo da disporre di strumenti diagnostici ed epidemiologici volti a identificare e circoscrivere precocemente i focolai di malattia nella fauna selvatica e non solo, prima che questi si espandano e diventino epidemici e pericolosi per l'uomo. Dopo il Covid diventa impellente la necessità di costruire un sistema globale di sorveglianza delle malattie degli animali, particolarmente di quelle della fauna selvatica, con obiettivi e regole condivise da tutti i Paesi. Per quanto riguarda le singole malattie zoonotiche, la migliore tutela per le persone è legata all'informazione sulle caratteristiche delle zoonosi stessa. Pensiamo alla diffusione delle malattie da zecche come, ad esempio, la malattia di Lyme. Queste patologie sono in aumento a causa dell'espansione di questi artropodi, il cui ciclo di vita è stimolato dall'aumento delle temperature medie. E' necessario essere consapevoli del rischio che si può correre, molto più di una volta, nelle passeggiate nei prati e nei boschi. Bisogna controllare i bambini, soprattutto di ritorno da una passeggiata nei boschi o nei parchi, proprio perché questi parassiti prediligono la tenera pelle dei più piccoli. Una piccola caccia alla ricerca della zecca, da fare magari insieme a loro, permette di toglierla rapidamente, ed eventualmente farla esaminare dai laboratori degli istituti Zooprofilattici per scongiurare il rischio di una zoonosi".

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