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I pesci devono potersi spostare, anche nel Fiume Po

I passaggi per pesci contribuiscono alla conservazione degli ecosistemi: sono, infatti, veri e propri corridoi ecologici, capaci di restituire continuità ai corsi d'acqua e permettere alla vita di muoversi. E' il caso della traversa fluviale di La Loggia (a Torino) sul Fiume Po, a cui è stato affiancato un passaggio che consente la risalita per l'ittiofauna. 

  • Laura Succi
  • Settembre 2026
  • Mercoledì, 9 Settembre 2026
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Nell'immagine, foto dell'impianto di risalita a La Loggia (foto C. Comoglio e A. Schiavon) Nell'immagine, foto dell'impianto di risalita a La Loggia (foto C. Comoglio e A. Schiavon)

Nel Fiume Po vive una grande varietà di specie ittiche, molte delle quali rivestono un importante valore conservazionistico. Per questi pesci poter percorrere il fiume senza ostacoli è una condizione essenziale per la loro sopravvivenza. Alcuni pesci percorrono decine o addirittura centinaia di chilometri per raggiungere le aree di riproduzione, trovare habitat idonei alla crescita o aree favorevoli alla ricerca di cibo, ma se incontrano uno sbarramento il loro viaggio si interrompe. Quando gli spostamenti dei pesci vengono interrotti dalla presenza di sbarramenti artificiali, le popolazioni rimangono isolate e le specie migratrici non riescono più a raggiungere i siti di riproduzione. Di conseguenza, il successo riproduttivo diminuisce e lo scambio genetico tra le popolazioni isolate si riduce, aumentando il rischio di scomparsa locale di alcune specie e impoverendo l'intero ecosistema fluviale. I passaggi per pesci rispondono proprio a questa esigenza: ricucire un fiume frammentato.

Cosa sono i passaggi per pesci

Chiamati anche scale di risalita, sono generalmente canali artificiali - ma potrebbero anche assumere la forma di canali di aggiramento naturalistici che simulano un piccolo corso d'acqua attorno all'ostacolo - spesso affiancati agli sbarramenti, progettati per permettere ai pesci di superare un dislivello che altrimenti sarebbe invalicabile. L'acqua scorre più lentamente, passando attraverso una serie di vasche o lungo rampe che imitano, per quanto possibile, le condizioni di un corso d'acqua naturale. Non sono "scale" in senso comune, ma veri e propri passaggi ecologici, pensati su misura per le specie presenti nel fiume, che permettono gli spostamenti dei pesci in entrambe le direzioni, sia verso la sorgente sia verso valle. La normativa prevede che in caso di realizzazione di nuove opere trasversali in alveo o lavori legati agli sbarramenti esistenti vengano realizzati dispositivi per la risalita dei pesci e che la loro efficacia sia verificata.

La centrale idroelettrica

La premessa è la costruzione negli anni Cinquanta del Novecento (1954 per la precisione) della traversa fluviale di La Loggia (TO) sul Fiume Po. Fu realizzata per fornire acqua necessaria al raffreddamento dei condensatori della centrale termoelettrica di Moncalieri.
L'impianto fu promosso dall'AEM (Azienda Elettrica Municipale) di Torino per rispondere a una carenza di energia e raggiungere l'autosufficienza, entrando in servizio con il primo gruppo termico nel 1956. Capta in parte il flusso del Po per convogliarlo verso il punto in cui viene utilizzato. L'acqua, infatti, viene trasportata fino alla centrale di Moncalieri attraverso un canale superficiale "a pelo libero" lungo circa quattro chilometri. La centrale termoelettrica di Moncalieri, gestita da IREN Energia SpA, produce simultaneamente energia elettrica e termica e alimenta la rete di riscaldamento sotterranea che serve i Comuni di Torino, Moncalieri e Nichelino, coprendo insieme alla centrale di Torino Nord le esigenze di circa 580.000 abitanti.

Il passaggio per pesci di La Loggia

Solo molti anni dopo, con l'evoluzione della normativa in materia, nel 2005, grazie a un accordo tra l'azienda e gli enti locali, e che coinvolse quello che ora è l'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, si decise di affiancare alla traversa un passaggio per pesci che consentisse la risalita per l'ittiofauna. Quel passaggio è associato a una piccola centrale idroelettrica (Mini-hydro) che produce energia sfruttando il deflusso minimo vitale, cioè la quantità d'acqua che deve continuare a scorrere nel fiume per garantire la sopravvivenza dell'ecosistema a valle dello sbarramento. Così, accanto alla traversa fluviale, fu realizzato uno dei più grandi passaggi per pesci d'Italia.

Abbiamo sentito Claudio Comoglio, professore ordinario in ecologia presso il Politecnico di Torino, dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI), che prese parte del progetto e che entra nel merito degli aspetti tecnici: "Il passaggio per pesci di La Loggia consente il transito dell'ittiofauna in corrispondenza di un ostacolo alto sette metri grazie a 27 bacini lunghi 3,2 metri e larghi 2,7 metri con profondità dell'acqua di circa 1,7 metri. È un passaggio della tipologia Vertical slot, ossia i 27 bacini sono connessi tramite una fenditura verticale (slot) larga 30 cm, attraverso la quale l'acqua scorre con una portata di circa 800 litri al secondo, creando un flusso moderato e continuo in cui i pesci possono transitare a diverse profondità. Le condizioni idrodinamiche di velocità e turbolenza all'interno del passaggio, in cui sono presenti anche zone di calma, consentono anche alle specie di minori dimensioni e capacità natatorie di poter affrontare il percorso di risalita".

Negli anni, questa struttura non è stata soltanto un'opera tecnica intesa come misura mitigativa per il ripristino della continuità ecologica del corso d'acqua, ma anche uno strumento educativo. Sono state infatti organizzate da Iren in collaborazione con gli enti locali visite guidate aperte al pubblico e attività divulgative per le scuole, con l'idea di mostrare come si possa produrre energia utilizzando l'acqua senza dimenticare la tutela degli organismi che la abitano. Una cabina di visualizzazione realizzata lungo il passaggio per pesci, dotata di un'ampia vetrata montata sotto il livello dell'acqua, consente l'accesso diretto a questo dispositivo e la possibilità di osservare di persona cosa avviene sott'acqua.

I nuovi sistemi di monitoraggio e ricerca

Oggi grazie a tecnologie innovative e a progetti europei come il LIFE Minnow, dedicato alla tutela di specie ittiche autoctone di piccola taglia, a cui partecipa anche l'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, è stato attivato un sistema di monitoraggio sperimentale che si vorrebbe, in futuro, esteso fino a creare una rete di punti di osservazione strategici lungo il Fiume Po.

Comoglio spiega che si è aperta una nuova fase di ricerca e come, anche in questo ambito, le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale abbiano cambiato le prospettive: "Il sistema di monitoraggio installato sul tratto di monte del passaggio per pesci di La Loggia è costituito da un tunnel in cui i pesci che transitano sono ripresi da telecamere 3D e HD, attive di giorno e di notte, che catturano ogni passaggio. Tramite algoritmi AI, tutti gli eventi di passaggio di qualsiasi oggetto vengono registrati, separando virtualmente gli oggetti trascinati dalla corrente, foglie, alghe, rami, etc., dai pesci o altri organismi acquatici che transitano attraverso il passaggio. Ogni esemplare viene automaticamente classificato come specie, dimensione e direzione di transito e questi dati, unitamente ai file video di ciascun evento di passaggio, vengono inseriti in un archivio dinamico accessibile da remoto. Un aiuto senza precedenti".

I dati raccolti

I primi dati sono assolutamente interessanti "Raccogliamo informazioni da dicembre 2025, afferma Comoglio, ma serviranno tempo e risorse in più per costruire un sistema solido che porti a una ricerca scientifica strutturata sul lungo periodo. Però siamo fiduciosi e fieri delle prime immagini e informazioni raccolte fino a questo momento, che ci permettono di avere una prima serie di informazioni oggettive non solo sull'efficacia del passaggio per pesci ma anche sulle attuali dinamiche dell'ecosistema fluviale in questo tratto di Po a monte di Torino: quali specie migrano, quando migrano, di che taglia sono, quali sono le caratteristiche ambientali associate agli eventi di passaggio (temperatura dell'acqua, livelli del Po, etc.).
In Italia ci sono pochissimi dati raccolti in modo così sistematico su questo tema. A La Loggia sono stati osservati pesci di cui si avevano pochissime informazioni, come il pigo (Rutilus pigus), il cui stato di conservazione è considerato in pericolo. Accanto a lui compaiono altre specie autoctone come la trota marmorata (Salmo marmoratus), il cavedano italico (Squalius squalus), ma anche specie autoctone di piccole dimensioni come il vairone (Telestes muticellus). Non mancano certo anche le specie invasive come il siluro (Silurus glanis), ormai diffuso in gran parte del bacino del Po, a causa di immissioni nel fiume per la pesca sportiva, che sta avendo un forte impatto sulle popolazioni ittiche autoctone. L'occhio artificiale ha catturato il transito di alcuni esemplari di discrete dimensioni, anche superiori al metro di lunghezza, identificando una finestra temporale di transito ben delimitata, che potrebbe costituire un'informazione interessante ai fini gestionali per il contenimento di questa specie alloctona".

Per la prima volta si raccolgono dati continui: non più impressioni o racconti, ma evidenze concrete su chi transita lungo il fiume, quando e con quali dimensioni. Questo tipo di monitoraggio rappresenta una piccola rivoluzione. I metodi tradizionali, come la pesca elettrica, restituiscono fotografie istantanee: mostrano cosa c'è in un determinato momento, ma non raccontano i movimenti nel tempo; un sistema come quello di La Loggia, invece, permette di seguire le migrazioni in modo costante, offrendo informazioni preziose per la ricerca e la gestione del fiume. Anche se si tratta di una frazione di informazioni di ciò che avviene nel fiume, perché riferite al transito in un "collo di bottiglia" lungo il percorso del Fiume Po, è pur sempre una fotografia certa e inoppugnabile che permette alla ricerca di fare dei passi avanti.

"Questi primi dati dimostrano l'importanza di queste misure mitigative che consentono la continuità ecologica presso i numerosi ostacoli che frammentano i nostri corsi d'acqua, ma purtroppo restano molte criticità, considera Comoglio. In Italia l'attenzione verso la corretta progettazione, realizzazione e monitoraggio dei passaggi per pesci è estremamente limitata: nonostante vi siano criteri tecnici di base ormai consolidati per realizzare passaggi sufficientemente efficaci, la tendenza di chi deve far fronte all'obbligo di realizzazione di queste misure mitigative è spesso quella di contenere al massimo i costi, a scapito della reale funzionalità: i passaggi costruiti con questo approccio sovente risultano parzialmente efficaci o totalmente inefficaci a causa delle scelte progettuali e costruttive, e parte del problema purtroppo risiede anche nei limitati controlli. Realizzare strutture con elevata pendenza o dimensioni ristrette rispetto agli standard consolidati certamente determina costi inferiori, anche in termini di minore portata da far transitare nei passaggi che può invece essere utilizzata per altri scopi, ma così si finisce per avere nel corso d'acqua dispositivi o totalmente inefficaci o molto selettivi, che favoriscono solo specie di maggiori dimensioni e capacità natatorie, impedendo il transito a gran parte della restante comunità ittica. In molti altri contesti esteri, invece, dove l'attenzione per la conservazione della biodiversità dei corsi d'acqua è nettamente maggiore, la tendenza è quella di realizzare passaggi a pendenza sempre minore, quindi più inclusivi ma anche più costosi, e sottoporli a programmi di monitoraggio estesi nel tempo, imponendo anche eventuali modifiche qualora la loro efficacia risulti limitata. È un po' come scegliere tra una scala con gradini molto alti, che occupa poco spazio e costa meno, e una rampa accessibile per persone con mobilità ridotta: quest'ultima richiede più spazio e maggiori risorse, ma garantisce un accesso davvero per tutti".

In questo contesto, esperienze come quella di La Loggia indicano, oltre all'importanza della realizzazione e del monitoraggio dell'efficacia di questi dispositivi, una direzione chiara: l'esigenza di ampliare progressivamente la rete di raccolta dati per aumentare lo stato delle conoscenze sui nostri corsi d'acqua che rappresentano un vero e proprio punto chiave per la biodiversità, anche se soggetto a numerose pressioni antropiche.

Comoglio conclude con un auspicio: "Il progetto avviato, una volta messo a regime, potrebbe essere potenziato includendo altri nodi, su altri sbarramenti e passaggi presenti sul Po, fino a potenzialmente diventare un sistema istituzionale di monitoraggio dell'ittiofauna a livello regionale e a scala di intero bacino idrografico, che si aggiunga alla rete ormai consolidata di stazioni di monitoraggio idrometrico e della qualità dell'acqua. Ulteriori punti di rilevazione messi a sistema potrebbero creare un nuovo strumento di ricerca e aprire finalmente una finestra sulle dinamiche delle popolazioni ittiche dei nostri corsi d'acqua, acquisendo progressivamente conoscenze scientifiche sempre maggiori da utilizzare per la tutela e la conservazione delle specie autoctone e della biodiversità degli ecosistemi acquatici".

Considerato quanto detto, emerge con evidenza l'importanza dei passaggi per pesci per la conservazione degli ecosistemi. Piccoli o grandi che siano, più o meno inclinati, aspetti suscettibili di ulteriore ottimizzazione, essi rappresentano veri e propri corridoi ecologici, capaci di restituire continuità al fiume e di permettere alla vita di continuare a fare ciò che ha sempre fatto: muoversi.

 

 

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