Spesso nascosti alla vista, una popolazione ristretta e meticolosa di uomini e donne si aggira negli orari più improbabili nei nostri parchi e riserve. Chini sotto a zaini carichi di attrezzature, talvolta costosissime e super tecnologiche, oppure artigianali e meno preziose ma ugualmente essenziali, Sono i ricercatori, che svolgono la loro attività nella più totale riservatezza. Ed è proprio l'arte di passare inosservati che rappresenta croce e delizia per questa categoria di bizzarri esseri umani.
Qualche identikit dei ricercatori
Pensate a quante ore di appostamento in campo sono state necessarie ad Alessandro Siddi, Mattia Brambilla e Giacomo Assandri per riuscire ad osservare degli esemplari in natura di una libellula in via di estinzione (Sympecma paedisca) nel contesto di un habitat, la brughiera, a sua volta minacciato di sparire. Oppure all'impegno dei Guardiaparco impegnati nella ricerca, raccolta e studio di fatte (per i comuni mortali... cacche) di animali quali il lupo per dedurre, attraverso analisi genetiche e non, la dinamica delle popolazioni in numero e dispersione sul territorio.
O ancora all'incredibile desiderio di scoperta che deve aver spinto una coppia di coniugi ad appassionarsi di microrganismi quasi invisibili ad occhio nudo quali i mixomiceti. E' questo il caso di Iolanda Armand e Giovanni Manavella che, per dare concretezza ai propri studi, si impegnano anche nello scattare accuratissime foto nel campo dell'incredibilmente piccolo. Ne sono necessarie un minimo di 35, al microscopio, per ogni "soggetto", avendo cura di mettere a fuoco ogni volta un punto diverso dell'immagine. Le foto ottenute vengono poi "sovrapposte" grazie ad un programma di grafica fotografica consentendo di ottenere un'immagine nitida.
Ma ci sono anche quei ricercatori che, forse un po' masochisticamente, hanno scelto di votare la propria vita allo studio di animali le cui abitudini sono prettamente notturne, come ad esempio l'esperto di chirotteri Fabrizio Gili, oppure coloro che indagano angusti spazi privi di luce quali le grotte (ed è questo il caso del Gruppo Speleologico Explora del CAI di Lanzo T.se) per studiarne non solo la geologia ed i minerali ma anche la fauna composta in prevalenza da insetti e piccoli invertebrati amanti dei luoghi umidi e bui.
Perché la ricerca è importante?
Con il caldo, il freddo, la pioggia, magari anche uno zaino pesantissimo, il ricercatore va avanti, caparbio e sicuramente un pò esaurito perchè si sà, certe cose solo i matti le possono fare. Ascoltiamoli dunque, senza dare retta a chi sostiene che i fondi dedicati alle ricerche in ambito naturalistico siano in qualche modo uno spreco.
In un contesto come quello attuale in cui la rete della biodiversità, paragonabile al sistema immunitario del nostro pianeta, è messa a dura prova da eventi climatici intensi, innalzamento delle temperature e riduzione degli spazi verdi a favore delle attività umane è proprio qui ed ora che si dovrebbe investire, per comprendere dove si siano allargate o rotte le maglie della rete della biodiversità e impegnarci a ripararle. Continuare ad assistere passivamente alla perdita di biodiversità ci porterà a doverci confrontare sempre più spesso con un sistema ambiente meno resiliente e quindi con una ridotta capacità di adattarsi a cambiamenti e danni.
La scomparsa di una piccola libellula oggi, di una raganella domani, può sembrarci cosa da poco ma è segno ineluttabile di un ennesima falla alla nostra rete di protezione. Quanti buchi si sono già formati? quante specie si sono già perse?
Grazie quindi ai ricercatori, ai naturalisti, agli appassionati di ambiente ad ogni livello che con molta passione cercano di dare risposte e fornire nuove idee per salvaguardare il nostro futuro su questo complesso pianeta.
