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Dal Monviso al Moncenisio attraverso la cartografia storica

Una mostra alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino che, partendo dalla cartografia, percorre un itinerario storico e geografico rappresentativo delle Alpi Cozie dal XVI al XVIII secolo.

 

  • di Marco Fratini, Ettore Peyronel, Domenico Rosselli e Bruno Usseglio
  • Settembre 2023
  • Lunedì, 4 Settembre 2023
  • Stampa
Immagini delle carte in mostra nell'esposizione  - Foto p.g.c. D. Rosselli Immagini delle carte in mostra nell'esposizione - Foto p.g.c. D. Rosselli

 

La ricchezza storico-culturale del territorio delle Alpi Cozie trova riscontro in una considerevole produzione cartografica a stampa nel corso della prima età moderna, della quale la mostra propone al pubblico circa 60 esemplari – conservati in collezioni private – fra i più significativi, al fine di restituire le forme di rappresentazione di un territorio alpino che è stato teatro di rilevanti vicende politiche, militari e religiose.

L'esposizione offre l'occasione per riflettere su temi e realtà politiche, sociali, religiose di particolare rilievo in quanto forniscono un quadro degli insediamenti umani, dei loro incontri e scontri, delle loro interdipendenze e relazioni, del mutevole organizzarsi di strutture istituzionali che proprio in quest'area alpina trovarono caratteri peculiari.

L'area geografica alpina compresa tra il Monviso e il colle del Moncenisio ha rappresentato nel corso dei secoli un elemento importante nel continuum storico europeo. Il ruolo di cerniera tra la pianura padana e i solchi vallivi francesi nasce per questo territorio in epoche lontane, favorito dalla presenza di alcuni colli superabili senza grandi difficoltà, caratteristica non comune nella catena alpina tra il Monte Bianco e il mare. In particolare i valichi del Moncenisio e del Monginevro hanno visto lungo il filo dei secoli il passaggio di piccoli gruppi di armati o di interi eserciti, pellegrini, commercianti, pastori col loro bestiame, contrabbandieri, esiliati, predicatori, lavoratori stagionali, migranti.

La presenza della minoranza religiosa valdese, fortemente radicata nelle valli montane pinerolesi, è inoltre diventata il nodo attorno al quale potenze politiche e religiose di dimensione europea hanno perseguito da un lato l'eradicazione (ducato di Savoia, regno di Francia e papato) e dall'altro la protezione e la sopravvivenza (Inghilterra, Olanda, alcuni cantoni svizzeri).

La mostra offre l'opportunità di una considerazione su problemi che hanno segnato la storia, lasciando tracce durevoli nelle mentalità, nelle dinamiche politiche ed economiche, nel paesaggio umano e religioso, nei dialetti di un territorio alpino in cui si riverberarono i grandi problemi della storia europea, e che per questo motivo divenne lo spazio su cui verificare le scelte strategiche indotte dalle potenze continentali.

Le carte

Il Piemonte entra relativamente tardi nella cartografia con una propria individualità regionale. Nel Cinquecento, in assenza di un forte potere politico centrale che possa commissionare rappresentazioni cartografiche alla scala corografica, l'immagine del Piemonte viene elaborata altrove, seguendo finalità soprattutto conoscitive e divulgative.

I centri di diffusione e produzione cambiano in relazione al mutare delle condizioni politiche, economiche e culturali e dalla fine del Cinquecento il baricentro della produzione cartografica a stampa si sposta verso i Paesi Bassi. Le officine fiamminghe e olandesi realizzano le prime raccolte cartografiche in forma di libro, considerati i prototipi degli attuali atlanti, che comprenderanno spesso carte del ducato sabaudo e delle Alpi occidentali. Guerre pressoché endemiche caratterizzano fortemente il confine alpino nella prima metà del Seicento e la cartografia riflette le mutevoli situazioni politiche del ducato.

Nella seconda metà del Seicento, gli editori di mappe francesi dominano il mercato della cartografia commerciale a stampa. L'occupazione francese di Pinerolo e di parte della val Chisone sposta il confine, portando con sé anche la costruzione di fortificazioni rappresentate nelle carte a stampa. La frontiera alpina sabauda si irrigidisce, spostandosi sullo spartiacque fino alla formalizzazione con il trattato di Utrecht del 1713, in virtù del principio della "frontiera naturale".

Nella seconda metà del Seicento, le valli Pellice, Chisone e Germanasca sono percorse da operazioni belliche volte a cancellare la presenza valdese in quella porzione di territorio ducale. Le feroci repressioni del 1655 e del 1686 costringono i valdesi all'esilio, seguito però dal Rimpatrio del 1689; la produzione cartografica contribuisce, in pochi decenni, al processo di territorializzazione confessionale che sancirà la nascita del nome "Valli valdesi".

Il processo di definizione dello spazio alpino non è né veloce né indolore e viene perfezionato soltanto con i trattati confinari stipulati nel 1764 non senza tensioni e difficoltà. Intere valli francofone sono assegnate al dominio piemontese e viceversa. Soprattutto, molte immunità caratteristiche dei villaggi alpini (ad esempio gli escartons del Delfinato che si configuravano come vere e proprie "unioni di valle") finiscono per essere minacciate o depotenziate dalle guerre alpine combattute fra Sei e Settecento, con conseguenti reazioni amministrative, ma anche fenomeni di consolidamento delle identità locali.

La lettura "politica" delle carte non è l'unica possibile, poiché la rappresentazione dei territori porta con sé la necessità di raffigurare una grande quantità di informazioni legati alla conformazione del terreno, i particolari orografici, i colli di attraversamento delle montagne, ma anche aspetti legati all'antropizzazione, come insediamenti urbani, strade, ponti, coltivazioni, gestione delle risorse naturali, toponimi.

La mostra è curata da: Tomaso Cravarezza, Giovanni Saccani, Fabio Uliana (Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino), Paola Pressenda, Maria Luisa Sturani (Università degli Studi di Torino Dipartimento di Studi Storici, Sezione di Geografia), Domenico Rosselli, Bruno Usseglio (Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie), Marco Fratini (Fondazione Centro Culturale Valdese), Ettore Peyronel (Società di Studi Valdesi).

Per maggiori informazioni

Mostra:  "Dal Monviso al Moncenisio. Cartografia a stampa dal XVI al XVIII secolo"

Dove: Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino - Sala Mostre Juvarra - Piazza Carlo Alberto, 3 – Torino

Quando: dal 7 settembre all'8 ottobre 2023

Catalogo: Alzani editore, a cura di Marco Fratini, Enrica Morra, Ettore Peyronel, Domenico Rosselli, Bruno Usseglio.

Orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16

Aperture straordinarie: 23 e 24 settembre (Giornate Europee del Patrimonio): dalle 10.30 alle 17.00 | 8 ottobre (Domenica di Carta): dalle 10.30 alle 17.00

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Visite guidate sul territorio

In occasione della Mostra si svolgeranno due visite guidate in Val Chisone e in Val Pellice, rispettivamente a cura dell'Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie e della Fondazione Centro Culturale Valdese.

Domenica 10 settembre in Val Chisone: ore 9,30 ritrovo presso l'ufficio informazioni di Fenestrelle, piazza della Fiera 1. L'itinerario prevede tratti in auto (anche su strade bianche) e tratti a piedi (forte Mutin, Pracatinat, forti di Serre Marie, Pian dell'Alpe, colle delle Finestre); pranzo al sacco, partecipazione gratuita. Prenotazioni e informazioni tel. 0122-78849.

Sabato 16 settembre in Val Pellice: ore 9,30 ritrovo in piazza del Municipio di Bobbio Pellice. Itinerario da definire, costo di 5 euro a persona. Prenotazioni e informazioni tel. 0121-950203, email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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