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Piemonte Parchi

Daniela Delleani, il nostro ricordo

A fine dicembre abbiamo appreso della prematura scomparsa di Daniela Delleani, ex funzionaria del Settore Parchi della Regione Piemonte.
In redazione, la ricordiamo per 'Parchi senza frontiere', il numero speciale dedicato ai gemellaggi tra parchi piemontesi e parchi nel resto del Mondo.
Pubblichiamo questo suo ricordo, scritto da Giampiero Assandri, già Dirigente del Settore, che è il ricordo di tutti noi. 

Fai Buon Viaggio, Amica dei Parchi.

  • Giampiero Assandri
  • Gennaio 2024
  • Martedì, 7 Gennaio 2025
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Nella foto a sinistra, Daniela Delleani consegna delle pergamene; a destra è quasi al centro della foto, vestita di blu  Nella foto a sinistra, Daniela Delleani consegna delle pergamene; a destra è quasi al centro della foto, vestita di blu

Daniela arrivò al Settore Parchi naturali nei primi anni Novanta, portando con sé l'esperienza di pianificazione territoriale maturata all'Assessorato Urbanistica. La ricordo come collega appassionata al suo lavoro, con la scrivania coperta da pile ordinate di cartelle piene di fogli e foglietti zeppi di appunti minuti difficilmente decifrabili: eravamo ancora lontani dall'omologazione delle scrivanie operata dalla rivoluzione digitale! Amava il confronto con le persone che lavoravano sul territorio e nel corso degli anni estese i suoi interessi anche alle problematiche della biodiversità e della fauna in particolare.

Uno dei progetti a cui dedicò tempo e impegno particolare fu il programma di cooperazione con i parchi sub sahariani, con i quali l'Assessorato instaurò nei primi anni 2000 una proficua collaborazione, stanziando risorse finanziarie e competenze tecniche, ma ricavandone anche una significativa esperienza professionale, culturale e umana.
Nel 2004 andai con lei in trasferta in visita presso le aree protette del Burkina Faso: di Daniela ricordo come si trovasse a suo agio tra i funzionari dei parchi e la gente del posto, con i bambini curiosi e festosi nonostante le condizioni scolastiche e famigliari disagiate e le donne Burkinabè che ci accolsero con grande senso di ospitalità e con una ritualità proprie di quelle popolazioni, nei loro abiti lunghi dai colori sgargianti: ci sentivamo bene, quasi un inspiegabile ritorno alle origini, lei per di più con il suo francese fluente. 

Al di fuori dell'ambiente di lavoro ho fatto con Daniela diverse escursioni in montagna, sia d'estate, sia d'inverno con gli sci da alpinismo: portava sempre sulle spalle uno zaino enorme che la sovrastava, troppo grande per il suo corpo esile, che tuttavia dava prova di una forza e di una resistenza insospettate: di quelle gite mi rimangono le foto alla Cima di Bonze, alla Cima di Percia, al Mont Corquet, alla Pointe des Cerces, alla Francoise Pelouse, e in ultimo, nel 2020, quando lei aveva già superato la soglia dei settant'anni, al Clot de la Soma, in Val Chisone, quando era già dolorante a una spalla, ma non voleva per questo rinunciare a quella che era una grande passione della sua vita.

Andata in pensione aveva continuato a mantenere i contatti con "la famiglia" dei parchi, partecipando ogni volta che ne aveva occasione a incontri, manifestazioni e censimenti faunistici nei luoghi e con le persone a cui aveva dedicato una parte importante della sua vita.

 

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