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Chi è Marco Fino, nuovo direttore del Museo regionale di Scienze naturali

Un luogo emozionante, con tante storie da raccontare. Così definisce il Museo regionale di Scienze naturali, Marco Fino, neo direttore dell'istituzione museale. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare un po' di sè ma soprattutto per svelarci cosa attende il visitatore, alla vigilia di questa importante riapertura. 

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Chi è Marco Fino, nuovo direttore del Museo regionale di Scienze naturali

Marco, ci puoi dire chi è il nuovo direttore del Museo?

Sono un ingegnere elettrico, nato a Cuneo, 45 anni, sposato e con due figli, che ha lavorato per la Provincia di Cuneo per 15 anni e che oggi è atterrato su un pianeta nuovo: un museo di scienze naturali. La Regione Piemonte mi ha dato un'occasione che ho colto volentieri ma che resta per me del tutto nuova, considerato che fino a ieri mi sono occupato di energia, efficientamento degli edifici e temi simili.

Quali caratteristiche deve avere un ingegnere per dirigere un museo?

Beh, intanto consapevolezza dei propri limiti. E poi, credo che in questa fase servano soprattutto pazienza e forza di spirito. Dopo 10 anni di chiusura, la riapertura del Museo regionale di Scienze naturali è un impegno complesso in cui, ogni giorno, può spuntare un problema da risolvere, e anche in fretta. A tale proposito devo ringraziare tutto il personale del Museo su cui ho potuto contare fin dall'inizio del mio incarico: sono i dipendenti che l'hanno tenuto in vita in tutti questi anni e che, nonostante tutte le difficoltà, sono ancora innamorati di questo luogo e del proprio lavoro. Questo Museo vanta scienziati di fama internazionale, ricercatori, conservatori, funzionari amministrativi molto preparati... tutti contraddistinti dalla volontà di andare avanti e con la capacità e la voglia di 'fare'. Uno dei mie obiettivi si concentrerà proprio nel valorizzare le professionalità presenti nel Museo e nell'aver cura della struttura nel suo complesso.

Ci sono dei musei di scienze naturali cui ti sei ispirato per rilanciare quello regionale?

Ho visto diversi musei di scienze naturali in giro per l'Italia e le loro collezioni: a Trento, Milano, Verona, Roma... ma credo che il nostro abbia peculiarità uniche e che l'ultimo dei nostri pensieri sia dover assomigliare a qualcosa di altro da noi. Un museo deve differenziarsi per la sua unicità, e poi è proprio nelle differenze che sta il valore delle cose.

A proposito di collezioni, quale sarà il futuro di quelle torinesi?

Le nostre collezioni si muoveranno su tre binari. Il primo, sarà quello della ostensione, le riporterà agli onori del Mondo: infatti, il primo lotto che aprirà esporrà la parte zoologica storica e restituirà un'Arca tutta nuova, ripensata dall'architetto Venegoni attraverso lo sguardo di esploratori piemontesi (ma non solo), cui sarà dedicata anche un'area nuova che festeggerà il bicentenario di due grandi esploratori del passato, Wallace e Michele Lessona. Il lotto successivo attualizzerà le collezioni portando in museo temi come la biodiversità e il cambiamento climatico.

Il secondo binario con cui promuovere le collezioni, sarà quello della comunicazione: attraverso un sito web rinnovato e aggiornati profili social - su Facebook e Instagram - racconteremo il loro contenuto, andando oltre la parte espositiva. L'ultimo binario, ultimo non per importanza, sarà quello della ricerca che dovrà rivitalizzarsi. Dopo dieci anni di chiusura, inevitabilmente, c'è stato un rallentamento - perché è difficile comunicare con il resto del Mondo a porte serrate - ma contiamo di recuperare in fretta.

Ci sono progetti di collaborazione con gli altri musei di scienze naturali?

Ho incominciato a tessere rapporti di conoscenza con gli altri musei piemontesi e del resto d'Italia. Il nostro obiettivo è quello di creare sinergie virtuose anche con altri soggetti che hanno finalità e competenze comuni, come i parchi naturali: ad esempio, abbiamo già avviato una interessante collaborazione con le Aree protette delle Alpi Marittime ed è nostra intenzione allargare questa rete di rapporti virtuosi.

Prima accennavi al sito e ai social: sono questi gli strumenti di comunicazione sui cui punterà il Museo?

Sì, ma non solo. Il Museo comunicherà con il vasto pubblico proponendo un calendario di eventi che, per cominciare, abbiamo organizzato insieme al Circolo dei Lettori. Per la visita al Museo, passato il periodo dell'inaugurazione, chi acquisterà il biglietto di ingresso (5 euro intero e 3 euro ridotto) non verrà qui solo per entrare, vedere le collezioni e uscire. Vogliamo che torni a casa dopo aver vissuto un'esperienza emozionante, fatta di natura, cultura, approfondimenti, confronto...

Qualche anticipazione sugli ospiti delle prime conferenze?

I primi a intervenire, nel mese di gennaio, saranno: Mariasole Bianco, scienziata, divulgatrice naturalistica con un appuntamento intitolato Pianeta Oceano e Giovanni Muciaccia conduttore televisivo noto soprattutto per la trasmissione Art Attack che intratterrà in un momento ludico i visitatori più piccini con una performance di Attachi d'arte contemporanea. 

Poi, abbiamo previsto per i 3 venerdì successivi alla riapertura, dei momenti legati alle scienze naturali dove si contamineranno scienza, arte e natura. Tutti gli appuntamenti saranno, in occasione della riapertura, a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria. 

Ecco, siamo arrivati al dunque. Quando riaprirà il museo e in quali modalità?

Dopo dieci anni di chiusura, interventi mirati alla messa in sicurezza di alcune aree e la necessità di intervenire strutturalmente sull'edificio, avevamo due strade: o rimanere chiusi altri dieci anni per intervenire su tutto il fabbricato, oppure aprire a piccoli step. La Regione ha optato per la seconda, e su un totale di 20mila metri quadri - di cui 12mila espositivi - apriremo un primo lotto di circa 2mila metri quadrati, con ingresso da via Accademia Albertina. Sarà quindi aperto al pubblico parte del piano terra con il Museo storico di zoologia e osteologia (gli scheletri ndr), metà crociera con l'Arca tutta rivisitata e il museo temporaneo dove collocheremo la nostra 'stanza delle meraviglie' con alcuni reperti più eclatanti delle collezioni provenienti dalle nostre sezioni: mineralogia, paleontologia, entomologia, botanica.

Dopo un altro anno di lavori, quindi con buona probabilità nel 2025, contiamo di aprire un secondo lotto con un'altra porzione di crociera e la parte di via S. Massimo. Successivamente i cortili e l'apertura principale su via Giolitti, poi i piani interrati e il secondo piano per le esposizioni temporanee.

I visitatori potrebbero rimanere delusi da questa apertura graduale?

Io penso di no. Credo che chi ama e conosce il Museo regionale di Scienze naturali - e sono in tanti - comprende che la totale riapertura sia necessariamente un percorso lungo, fatto di anni di lavori e ingenti risorse. L'apertura graduale è l'unica via possibile per restituirlo alla città. E la parte che riaprirà, meriterà l'attenzione dei suoi visitatori!

Ultima domanda: frequentazione della biblioteca e attività didattica riprenderanno?

L'attività bibliotecaria non si è mai interrotta: continuano a essere possibili la consultazione e il prestito librario. Purtroppo, non possiamo ancora parlare di biblioteca regolarmente aperta alla fruizione poiché l'accesso al pubblico su via Giolitti è interdetto, ma tra i vari progetti c'è la sua futura riapertura al pubblico. L'attività didattica, invece, riprenderà da subito: sarà possibile prenotare visite guidate per le scuole e svolgere attività di laboratorio nell'aula didattica a piano terra che potrà di nuovo accogliere le scolaresche.

Direttore! Non ci hai ancora detto la data di apertura...!

Venerdì 12 gennaio ci sarà l'inaugurazione e il 13 gennaio il Museo regionale di Scienze naturali riaprirà al pubblico. Vi aspettiamo all'ingresso su via Accademia Albertina n.15!

E noi, incrociando le dita, ci saremo.

 

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