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È tutto Oro (o quasi) quello che luccica

Alla ricerca del prezioso metallo giallo: la storia di Giovanni Vautero, abile pescatore d'oro piemontese.
Info: Associazione La via dell'acqua d'oro – Mostra permanente. Piazza Martiri Felettesi 2, Feletto (TO), tel. 0124 490547

  • Claudia Pezzetti
  • Novembre 2012
  • Lunedì, 5 Novembre 2012
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Sveglia all'alba, batea di noce (ovvero il piatto utilizzato per raccogliere il materiale) nello zaino, stivali al ginocchio e via verso il fiume a setacciare sabbie. Ecco il pescatore d'oro. «Pescatore, mi raccomando – puntualizza Giovanni – noi siamo pescatori d'oro perché l'oro lo scambiavamo, il cercatore invece lo vendeva». Giovanni Vautero, classe 1929, è oggi il più anziano pescatore d'oro del Torrente Orco ma guai a chiamarlo decano. «Chiamatemi decano solo quando sarò morto» ironizza. Oggi Giovanni al fiume va ancora: allena la squadra che parteciperà ai Campionati mondiali Cercatori d'oro e accompagna scuole e gruppi. «Non gareggio più, sia per la mia età ma soprattutto perché i miei compagni di squadra sono deceduti. L'ultima gara che ho vinto è stata alla Bessa nel 2005 – e mostra orgoglioso la coppa. Nella mia vita ho partecipato a molte competizioni, non so nemmeno quante ne abbia vinte. Una volta, in un giorno, conquistai ben tre titoli. Non partecipavo per vincere, ma per divertirmi e stare con gli amici». Una vita per il torrente, una passione nata in tenera età. «Avevo sei anni e seguivo mio padre al fiume, già mio nonno era pescatore d'oro. Io ho insegnato tecniche e trucchi ai miei figli e ai miei nipoti». Una fotografia ritrae Giovanni al torrente con i bambini. «Avevo anche un cane che mi seguiva sempre, sul fiume». Giusto: se ci sono cani da tartufo, perché non menzionare cani che sono pescatori d'oro? «A dieci anni la mia squadra composta da me, mio fratello e un amico, batteva spesso quella di mio padre – sorride Giovanni. Poi, al bar del paese scambiavamo l'oro: arrivava gente fin da Valenza Po». Questo perché l'oro alluvionale del Fiume Orco è puro a 24 carati. Ma dove si trova l'oro e come si estrae dalle sabbie? «Bisogna avere occhio ed essere esperti, si devono cercare le punte, zone dove dopo una piena si accumula l'oro – spiega Giovanni – non serve a niente andare a scavare dove c'è già stato qualcuno». Quando le famiglie tiravano avanti con lo scambio dell'oro vi erano rivalità tra pescatori. «È capitato che qualcuno venisse a lavorare nella mia punta» dice Giovanni. «Per indicare che lì ci lavorava qualcuno, si costruiva una torre con dei ciottoli su una pietra nei pressi: la mia la conoscevano tutti, perché attorno alla torre principale mettevo dei sassi più piccoli». Individuate le punte, si fa passare la sabbia attraverso uno strumento chiamato canalina e si lascia scorrere l'acqua sopra: i sedimenti grossolani vanno via e lungo le scanalature resta un sedimento fine. Quest'ultimo si mette nella batea e si sciacqua con precisi movimenti circolari: sul fondo resteranno oro e magnetite. Il contenuto, ancora umido, va messo su un fazzoletto di seta e fatto asciugare, quindi si allontana la magnetite con la calamita. Ricorda una piena fluviale a seguito della quale ha trovato molto oro? «Certo» Giovanni mostra la pepita che porta sempre al collo. «Questa l'ho trovata nel 1977, con mio figlio, quando ci fu un'alluvione eccezionale. Per capire dove sono le punte durante le piene del torrente è fondamentale osservare il turbinio delle acque. Di solito mi piazzo sul ponte, osservo i vortici che si creano e ascolto con attenzione dove i sassi cozzano l'uno contro l'altro». Nel corso della sua vita il nostro "pescatore" ha setacciato circa cento fiumi dell'arco alpino in Italia e ha girato quasi tutta l'Europa per via di competizioni internazionali. «Sono stato in Francia, Germania e Austria – sorride – in Austria quasi mi hanno arrestato: era vietato cercare oro nei torrenti, nessuno dei miei amici lo sapeva e ci siamo ritrovati con la polizia alle costole!». Il "suo" Orco è comunque sempre il torrente migliore: non per niente viene chiamato Eva d'Or; ma oggi d'oro nell'Orco se ne trova ancora? «Molto poco: il torrente è stato imbrigliato in quasi tutto il suo corso e le cave di inerti lo hanno deturpato. Un fiume per dare l'oro deve essere libero di muoversi e di creare anse e meandri». Sono curiosa di sentire ancora qualche aneddoto divertente. «Negli anni '60, dopo una grande piena, trovai l'oro in un prato, a Castellamonte. L'Orco era esondato e le acque avevano invaso i prati limitrofi» racconta Giovanni. «Nel 1988, invece, feci la prima mostra al Parco della Pellerina a Torino per divulgare la cultura della pesca all'oro. Il sindaco venne a chiedermi se anche nella Dora ve ne fosse, presi la batea per fare un rapido sondaggio: rimasi di stucco quando vidi le pagliuzze luccicanti tra le sabbie». Ma di avventure ne avrebbe tante da raccontare. «Vorrei scrivere un libro, ma non ho mai tempo». Giovanni è uno dei promotori dell'associazione La via dell'acqua d'oro. Di che cosa vi occupate? «Oh, di tutto» risponde entusiasta. «Accompagniamo le scolaresche e comitive alla mostra permanente e sul fiume, e organizziamo lezioni di pesca all'oro. Ma la priorità è la diffusione della storia dell'oro nell'Orco, dei suoi personaggi, delle storie di vita e della cultura della nostra terra».

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