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Massimo Meregalli, un piemontese entomologo del mondo

Biodiversità ed ecosistemi si comportano come un sistema lento e paziente, in grado di adattarsi ai vari cambiamenti per mantenersi in vita. E' il pensiero di Massimo Meregalli, docente all'Università di Torino e appassionato entomolgo che studia una natura che non conosce confini. Lo ha incontrato per noi Ilaria Calò, vincitrice del concorso 'Personaggi in cerca di Natura', bandito dalla Regione Piemonte in memoria di Mauro Pianta, giornalista e collega della redazione, prematuramente scomparso. 

  • Ilaria Calò
  • Dicembre 2019
  • Giovedì, 2 Gennaio 2020
  • Stampa
Massimo Meregalli, un piemontese entomologo del mondo

 

Massimo Meregalli, torinese di origine e docente presso l'Università di Torino al dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei sistemi, vanta numerose esperienze di ricerca e studi entomologici non solo in Piemonte, ma in tutto il mondo. La sua vasta conoscenza di culture e areali differenti gli permette di rivolgere all'intero Pianeta uno sguardo acuto e realista, ponendo a confronto luoghi differenti, legati da un futuro comune dettato dalle scelte che l'essere umano compie, in relazione all'ambiente in cui è inserito.

Entomologia, un interesse che nasce in tenera età

Quando aveva soli tre anni, Meregalli già passava le estati immerso nella natura, a Biella, insieme ai suoi nonni. Con un retino per farfalle correva alla scoperta di un mondo apparente lontano dal nostro, quello zoologico, diventato poi il suo ambito di studio.
Sono stati però i professori di Scienze del liceo le sue guide, capaci di comprendere la sua passione per farla diventare una professione a tutti gli effetti. In questi anni entra a far parte del Gruppo Entomologico Piemontese, dove può già confrontarsi con coetanei e approfondire il suo interesse per gli insetti.
Il suo obiettivo, fin da ragazzo, è quello di frequentare Scienze Biologiche, così nel 1975 Meregalli giunge al termine di questo percorso, laureandosi a Torino con una ricerca sul campo, che avviene in una zona circoscritta della Valle di Susa caratterizzata da un clima caldo e secco, dove può osservare due famiglie di coleotteri, i curculionidi e gli attelabidi, il suo principale ambito di ricerca ancora oggi.

Una passione per i coleotteri

Lo studio di Meregalli sui coleotteri curculionidi si basa sulle numerose e costanti fasi di ricerca sul campo, in area mediterranea (principalmente Marocco), in Sudafrica e recentemente anche in
territorio asiatico. Inoltre, occupandosi di filogenesi e tassonomia, Meregalli osserva anche gli esemplari di alcuni secoli addietro, utilizzati come campioni per descrivere le specie: il tutto reso possibile grazie alla collaborazione con vari Musei di Scienze naturali europei, ma anche extracontinentali.
Il Sudafrica lo definisce come un biodiversity hotspot, ovvero una zona molto ricca di biodiversità, ma ancora poco studiata. "E' come essere da noi duecento anni fa, c'è ancora tutto da descrivere, soprattutto su alcuni gruppi (di insetti ndr) molto localizzati: i gruppi che studio non volano, quindi vivono in zone limitate. Basta una collina con una certa vegetazione per delimitare l'areale di una specie, spostandosi di venti chilometri è già presente una specie diversa".

La tutela dell'ambiente, un tema ancora poco sentito nella società

"In Occidente siamo ricchi, stiamo bene, distruggiamo l'ambiente e abbiamo la possibilità culturale di renderci conto che la biodiversità è a rischio. In altre nazioni del mondo dove il problema principale è mangiare, ovviamente, non è pensabile avere un coinvolgimento della popolazione su queste tematiche", afferma Meregalli. Alla base dei problemi ambientali ci sono le grandi diseguaglianze che possono riferirsi alla cattiva gestione delle risorse economiche ma anche naturali, allo sfruttamento delle popolazioni povere da parte di quelle ricche, alla forte pressione antropica sugli ambienti naturali.
D'altro canto, il tasso riproduttivo della nostra specie è dettato dal livello culturale: nel momento in cui le popolazioni povere acquisiranno una maggiore ricchezza, economica e di conseguenza anche
culturale, il tasso di natalità diminuirà e si raggiungerà un equilibrio, travalicando le barriere causate dalle discriminazioni etniche. Inoltre entra in gioco anche la disinformazione e il modo scorretto di divulgare conoscenza scientifica, fomentata dalla tendenza delle persone ad assorbire qualsiasi dato senza approfondire la sua veridicità. "Sarebbe necessaria maggiore competenza scientifica da parte di chi divulga informazioni e maggiore senso critico da parte dell'audience", racconta Meregalli.

La sua opinione, poi, sul futuro del Pianeta non lascia spazio a dubbi. Sette miliardi e mezzo di persone hanno un impatto enorme: "Siamo una delle tante specie del pianeta, la Terra ha quattro miliardi di anni, noi siamo qui da poco, nel passato si sono già verificate estinzioni di grande portata e la Terra ha recuperato", conclude lo scienziato. Del resto, è noto che biodiversità ed ecosistemi si comportano come un sistema lento e paziente, in grado di adattarsi ai vari cambiamenti per mantenersi in vita.

Massimo Meregalli, entomolgo

 

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