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La leggendaria storia dell'origine dell'Isola di San Giulio

Il mito popolare vuole che all'origine dell'isola sul Lago d'Orta ci siamo draghi e tenzoni amorose fra signorotti medioevali, proprio come nelle leggende che si rispettano. 

  • Massimo Losito
  • Ottobre 2025
  • Lunedì, 27 Ottobre 2025
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Disegno di Margherita Perolio Disegno di Margherita Perolio

In mezzo al Lago d'Orta sorge una piccola isola che prende il nome di San Giulio, ma la leggenda dice che anticamente fosse presente, accanto a questa, un'altra isola, più a sud, in corrispondenza della collina dove poi sarebbe sorta la Torre di Buccione.

Le due verdi e lussureggianti isole erano abitate e dominate da due signorotti, acerrimi nemici da generazioni per ataviche questioni inerenti al territorio di pesca di pertinenza delle rispettive famiglie, che ebbero modo nel tempo di inasprire ulteriormente il loro conflitto personale fino ad una tragica resa dei conti.

Si narra infatti che una misteriosa dama fosse solita frequentare la zona con la sua piccola barca nelle ore pomeridiane, probabilmente per incontrarsi segretamente nelle insenature delle isole con un giovane pescatore di cui era innamorata, per fare poi ritorno alla sua abitazione sulle rive del lago prima del tramonto.

La presenza in zona della bella ragazza non passò inosservata, e la stessa divenne oggetto delle attenzioni dei due signori, che se ne invaghirono follemente cercando di attirarla presso le rispettive dimore con inviti gentilmente e ripetutamente declinati.

Ma un giorno l'imbarcazione della fanciulla, a causa di un violento temporale, si arenò sulla spiaggia dell'isola meridionale, e il padrone dell'altra isola, equivocando la situazione, pensò di essere stato sconfitto da quello che aveva identificato come suo rivale in amore e meditò una tremenda vendetta nei confronti di entrambi i presunti amanti: risvegliare con una formula magica, trascritta su una pergamena gelosamente custodita nei secoli dagli antenati, il grosso drago che da secoli giaceva dormiente sul fondo del lago.

Le conseguenze del risveglio furono disastrose: il mostro iniziò a colpire l'isola meridionale con la sua grossa coda, scagliandone lontano una parte nei pressi dell'odierno abitato di Pella e facendone sprofondare tutto il resto.

Ancora oggi nei giorni di nebbia, osservando il paesaggio in direzione del Golfo di Buccione, sembre intravedersi il profilo di una seconda isola, e chi si immerge nelle profondita del lago nei pressi di Pella può notare un masso segnato da uno strano profondo solco presente per tutta la sua lunghezza, masso che gli anziani del posto dipingono come residuo dell'isola devastata dalla coda del drago.

E dell'altra isola cosa rimase? Una dimora di serpenti ed altre creature malefiche dal quale gli abitanti della zona si tenevano a debita distanza, finché un giorno non giunse nei paraggi il predicatore Giulio, che insieme al fratello Giuliano stava risalendo la penisola per convertire al Cristianesimo le popolazioni ancora fortemente ancorate alle credenze ed ai culti pagani, condannati e banditi dall'imperatore Teodosio con due editti emessi alla fine del IV secolo.

Giulio, che aveva come obiettivo la costruzione di 100 chiese su tutto il territorio, progettava di edificare la centesima chiesa proprio al centro di quell'isola disabitata e inaccessibile che poi avrebbe preso il suo nome, e riuscì ad approdarvi tramite il proprio mantello che, trasformato in un tappeto magico dalla forza della sua fede, lo condusse al di là delle acque e protesse la sua incolumità mentre combatteva e scacciava il drago e le altre nefaste creature dimoranti in loco, come fece San Patrizio nella verde isola d'Irlanda e San Giorgio nella libica Salem, per sancire ancora una volta la vittoria del Bene contro le forze del Male.

Oggigiorno chi visita il Convento e la Basilica sull'isola di S. Giulio potrà ammirare non solo un modellino in metallo del mostro delle acque, ma addirittura una grossa vertebra, appartenuta probabilente ad un dinosauro, o a qualche altra creatura vissuta sull'isola nell'antichità, forse proprio il drago co-protagonista di questa narrazione.

Esplorando i fondali del lago d'Orta attualmente si possono rinvenire altre mostruosità, sottoforma di formazioni rocciose dalle forme inquietanti che impediscono in certi punti il transito ai battelli più grandi.

Un'altra leggenda locale assai diffusa nel Cusio, a tal proposito, vuole che su una di queste rocce sommerse si trovi incisa la enigmatica frase profetica "Quando mi vedrete piangerete", segnale forse di uno svuotamento futuro del lago?

Ad oggi, per fortuna, la roccia in questione è ancora sommersa e nessuno ha avuto la sventura di leggere questa scritta.

Fonti: Anna Lamperti, Sivano Crepaldi

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