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L'Ecomuseo della Segale, presidio di cultura

L'Ecomuseo è una realtà per ricostruire una trama sociale fra antichi valori, feste e tradizioni.

  • Irene Bornia
  • Luglio 2011
  • Venerdì, 1 Luglio 2011
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Un primo progetto di recupero e valorizzazione legato alla segale vede la luce a Sant'Anna di Valdieri nel 1992, già con gli obiettivi che saranno fatti propri tre anni più tardi dall'Eco­museo: ricucire, tessere, rafforzare. Ricucire i legami della popolazione della Valle Gesso con il territorio, tessere una nuova trama identitaria, per rimpiazzare quella sfilacciata da quasi un secolo di devastante spopolamento, rafforzare il contatto del PNAM con gli abitanti della valle. La Valle Gesso è un solco relativamente breve, i cui centri montani sorgono dunque a poca distanza dalla pianura e dal capoluogo provinciale: anche per questo motivo qualcuno l'ha definita una "valle senz'anima", più permeabile di altre valli cuneesi agli influssi della cultura urbana e caratterizzata dall'abbandono repentino dell'economia e della cultura tradizionali. L'emigrazione e la trasformazione industriale hanno lasciato per anni una sorta di "vuoto sociale e culturale" nella valle. La missione principale dell'Ecomuseo della Segale è stata pertanto quella di proporsi come un catalizzatore delle energie rimaste, con l'obiettivo a medio-lungo termine di favorire la riappropriazione del senso di appartenenza alla valle e l'acquisizione di una nuova identità, mobile e aperta, che affondasse le sue radici nella storia e cultura locali. L'ingrediente segreto intorno al quale ha preso forma il progetto è la segale, cereale resistente ai rigori della montagna che, fino agli anni '50, ha significato nelle Alpi Marittime non solo pane, non solo paglia per la lettiera degli animali, ma anche un ottimo materiale, isolante e resistente, per la costruzione dei tetti. In altre parole, la segale era buona per la pancia, buona per la stalla e buona per le case. Indispensabile e centrale nell'alimentazione e nella vita, il prezioso cereale era alla base di quella che si può definire una "civiltà della segale", caratterizzata da una pressoché totale autosufficienza garantita da agricoltura, pastorizia e piccoli commerci e manifatture. La segale, dunque, come chiave di lettura del piccolo mondo alpino della Valle Gesso e come punto di partenza condiviso dal quale muovere per costruire il dialogo con gli abitanti: è questa l'idea portante attorno alla quale è cresciuto l'Ecomuseo. Il museo vero e proprio, un itinerario alla scoperta del ciclo colturale del cereale, della panificazione, della costruzione dei tetti in paglia, è in realtà soltanto uno dei numerosi interventi condotti dal Parco: la frazione di Sant'Anna e gli immediati dintorni hanno visto nel coso degli anni notevoli operazioni di restauro, recupero e valorizzazione. A inizio paese è stata costruita una vasta area per manifestazioni, mentre al centro del piccolo abitato è stato restaurato l'edificio che ospita l'allestimento ecomuseale vero e proprio e sono comparsi un forno, un lavatoio e uno spazio coperto adatto a ospitare tanto gli incontri estivi quanto le bancarelle del mercato. Negli immediati dintorni della frazione sono stati recuperati alcuni tetti in paglia di segale: il breve itinerario "Lou viòl di tait" ("Il sentiero dei tetti") immerge l'escursionista curioso nel mondo alpino di sessant'anni fa, attraverso suggestive frazioni abbandonate e scorci sulle montagne del Parco.

Valorizzare il patrimonio materiale è un modo per dire "l'Ecomuseo c'è", per offrirsi come punto di partenza concreto: ma la vera ricchezza del territorio sono i suoi abitanti, tanto più a Sant'Anna dove per contare i residenti sono sufficienti tre paia di mani. In questa prospettiva acquista un valore tutto particolare la riapertura, su iniziativa dell'Ecomuseo, dell'unico esercizio commerciale della frazione, che ha alzato la saracinesca nel 2000, dopo che per anni Sant'Anna aveva dovuto fare a meno di un servizio indispensabile per la sopravvivenza. Il negozio-bar "I Bateur" è oggi un punto di ritrovo di fondamentale importanza per i residenti prima ancora che per i visitatori. Nelle Alpi Marittime, sopra una certa quota, vive un arbusto tenace: si chiama salice erbaceo e per sopravvivere ai rigori del freddo si incunea tra le rocce penetrando in profondità con le robuste radici e lascia che spuntino al sole soltanto le foglie, i fiori e i frutti. Per la caparbietà con cui ha saputo radicarsi in un ambiente non facile come quello alpino della Valle Gesso, l'Ecomuseo ricorda il piccolo salice: ciò che percepiscono i visitatori sono solo gli aspetti materiali, visibili, del progetto ecomuseale, ma quello che rende vivo e vivace l'Ecomuseo sono le radici profonde che ha saputo affondare, con pazienza, con caparbietà, nel tessuto sociale sfilacciato della valle, rinsaldandolo e facendolo fruttare. L'Ecomuseo collabora con le realtà presenti sul territorio: scuole, comuni, comunità montana, pro loco, associazioni culturali o ricreative e associazioni di operatori del turismo, mettendo a disposizione strutture e competenze ora per la didattica, ora per promuovere eventi e iniziative, ora per formare gli esercenti ed elaborare una migliore offerta turistica. Si è fatto promotore di ricerche a livello accademico sulle tradizioni locali che si sono tradotte nel recupero di un'antica festa, il Carnevale alpino di Valdieri, che ha come protagonista niente meno che l'Orso di segale, una maschera tradizionale di cui si stava perdendo la memoria e che è riemersa nel corso di un lungo lavoro di raccolta di testimonianze. Tra le molteplici attività di cui l'Ecomuseo si fa promotore ci sono corsi di panificazione, di organetto e di impiego delle erbe officinali, che spesso coinvolgono nel ruolo di docenti proprio gli abitanti della valle. Ancora loro sono stati protagonisti di un percorso, promosso dall'Ecomuseo, che ha portato alla stesura della mappa di comunità della Valle Gesso: una carta nata non per assecondare le aspettative dei turisti, ma per ritrarre il territorio attraverso gli sguardi e le memorie dei suoi abitanti. I partecipanti al progetto hanno in seguito fondato gruppi di ricerca autonomi e spontanei, che continuano a svolgere e a pubblicare ricerche sulla storia e sulla cultura locale: l'Ecomuseo ha dato ai valligiani l'impulso e il metodo per fare da sé. Ma soprattutto, come racconta un anziano valdierese, "abbiamo imparato a essere orgogliosi di quel che eravamo". Proprio dagli sforzi di un'associazione locale hanno preso il via la riscoperta e la valorizzazione della raccolta della lavanda, cui in agosto è dedicata una festa nella frazione di Andonno (Valdieri). Insomma, sembra che l'ultimo "miracolo", l'ultimo servizio in ordine di tempo che la segale ha reso agli abitanti della Valle Gesso, sia stato quello di farli incontrare intorno all'Eco­museo, una realtà che, citando un guardaparco "è come la Panda: se non ci fosse, bisognerebbe inventarla".

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