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Diversità biologica delle Alpi e cambiamenti climatici

I parchi di tutto l'arco alpino sono sentinelle particolarmente efficienti nello studio delle relazioni tra biodiversità e cambiamenti climatici.

 

 

  • Luca Giunti, guardiaparco Alpi Cozie
  • Ottobre 2014
Mercoledì, 29 Ottobre 2014
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 Luca Giunti Luca Giunti
Lavoro sul campo durante il workshop al Gran Paradiso
foto di L. Giunti
Lavoro sul campo durante il workshop al Gran Paradiso
foto di L. Giunti
Momenti del workshop al Gran Paradiso
foto di L. Giunti

La diversità biologica è ben studiata sulle Alpi proprio nella sua "diversità" e a seconda della specificità di ogni parco e della sua storia, vengono monitorati gli ungulati, alcuni gruppi di uccelli, gli invertebrati più significativi, le acque e molti aspetti botanici, dalle piante vascolari a muschi e sfagni.

I parchi di tutto l'arco alpino sono infatti sentinelle particolarmente efficienti. Nonostante la cronica mancanza di mezzi e personale, ogni area protetta riesce a partecipare a ricerche transfrontaliere o europee, e a attivarne alcune proprie. Gli enti più antichi poi hanno sequenze decennali di dati che costituiscono un termine di paragone particolarmente prezioso per i veloci fenomeni degli ultimi anni.

A tale proposito si è svolto lo scorso settembre, a Ceresole Reale (TO), un interessante workshop dedicato all'influenza del cambiamento climatico sulla biodiversità in ambito alpino. Organizzato da ALPARC, la rete che riunisce le aree protette delle Alpi, è stato ospitato dal Parco nazionale Gran Paradiso, il cui nuovo Centro visitatori presso lo storico Grand Hotel, intelligentemente riconvertito a un nuovo utilizzo, ha accolto una trentina di scienziati e ricercatori di diversi Paesi.

Il convegno ha offerto la possibilità di illustrare alcuni progetti in corso, rappresentativi di metodologie di analisi e di oggetti di studio differenti, quali il monitoraggio della fenologia delle conifere mediante webcam (il progetto e-Pheno della Regione Val d'Aosta); la rete francese per lo studio del Caricion bicoloris atrofuscae (una piantina tipica delle torbiere d'alta quota, eccellente tornasole di habitat o clima variati); il censimento dell'avifauna nelle Alpi bavaresi; i laghi alpini come sentinelle del cambiamento climatico; il confronto fra dati botanici storici e quelli attuali, indagando le stesse vette citate negli studi di metà Ottocento. L'ultima presentazione ha raccontato il progetto Biodiversità nelle Alpi occidentali italiane, che da anni coinvolge tre parchi piemontesi: il Gran Paradiso, l'Alpe Veglia-Devero e l'Orsiera Rocciavré. I risultati sono stimolanti anche se l'età dei ricercatori e dei guardiaparco si alza e, in assenza di ricambi giovani, è arduo mantenere la prestanza fisica per salire rapidamente in quota e catturare veloci insetti al volo.

Tutti i lavori hanno confermato le correlazioni tra modifiche ambientali e cambiamento climatico e tutti hanno ribadito l'importanza di continuare simili studi e, anzi, di incrementarli, ampliando la rete degli operatori e lo scambio continuo delle conoscenze. Le aree protette dispongono di personale preparato e appassionato, di strutture utili e di capacità progettuali. Possono quindi garantire monitoraggi interdisciplinari a lungo termine, se il loro ruolo chiave nell'analisi del cambiamento climatico e della biodiversità viene riconosciuto e condiviso. In pratica, se vengono messi in condizione di lavorare senza interruzioni possono costituire - come in tanti altri campi, dall'educazione ambientale al turismo verde - veri e propri laboratori sul campo dove sperimentare azioni e pratiche successivamente esportabili anche all'esterno dei loro confini. Proprio gli scopi per i quali l'Unione Europea e la Regione Piemonte hanno costituito la Rete Natura 2000, la cui legge istitutiva, approvata nel 2009, è sottoposta a revisione negli ultimi mesi.

Il workshop ha offerto ai partecipanti la dimostrazione del protocollo di monitoraggio della biodiversità animale in un ecosistema montano durante un'escursione nel Parco del Gran Paradiso. I guardiaparco hanno contribuito alla magnifica riuscita dell'evento non solo con le loro competenze tecniche e scientifiche, ma anche con quelle culinarie: la squisita polenta offerta nella spettacolare palazzina di caccia del re Vittorio Emanuele II al termine del convegno.

Informazioni e abstract delle conferenze si possono trovare sul sito web di ALPARC

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