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Val Grande, scopro il parco contando i camosci

Martedì 4 novembre riparte il censimento, dall'alba al primo pomeriggio. Nel 2013 ne furono individuati 759. Ecco perché è importante e come funziona. C'è spazio per i volontari

  • Mauro Pianta
  • ottobre 2014
Martedì, 14 Ottobre 2014
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Val Grande. Un camoscio (foto R. Marini) foto di R. Marini Val Grande. Un camoscio (foto R. Marini) foto di R. Marini
L'avvistamento (foto R. Marini)
La passeggiata del camoscio (foto R. Marini)

Servono vista buona (meglio se aiutata da un binocolo o da un cannocchiale), fisico allenato ai percorsi di montagna, amore per la natura, e tanta, tanta pazienza. Se poi avete già un po' di esperienza, siete davvero pronti per partecipare come volontari all'annuale censimento del camoscio organizzato dal parco nazionale Val Grande per il prossimo 4 novembre. Un giorno solo, dalle 7 del mattino a mezzogiorno: 28 i percorsi, le zone in cui stato suddiviso il territorio del parco. "Parcelle" tutte delimitate da elementi naturali immediatamente percepibili come fondovalle, spartiacque o manufatti. Ogni zona viene "coperta" da una squadra di due/tre persone.

PERCHE' E' IMPORTANTE

Ma, innanzitutto, perché è così importante contare questi animali così affascinanti ma al contempo così schivi? Risponde Cristina Movalli, ufficio conservazione natura del parco: «Avere una stima di quanto siano consistenti le popolazioni è decisivo per vari aspetti: in primo luogo per poter meglio salvaguardare le specie stesse intervenendo in circostanze in cui gli animali potrebbero essere a rischio, come per esempio, in casi di malattie o virus. Poi possiamo valutare, nel tempo, le caratteristiche delle popolazioni, capire come variano. Ma c'è anche da considerare il fatto che conoscere il loro numero ci permette di gestirne meglio la presenza, in modo equilibrato e compatibile con le componenti naturali e le attività dell'uomo».

Insomma, conoscere per gestire. Certo,spiegano i tecnici dell'area protetta, in un territorio di quasi15mila ettari come è quello della Val Grande, i dati rappresentano inesorabilmente delle stime. In genere i capi presenti sono sempre di più di quelli che si riescono a individuare. Ma si tratta comunque di cifre molto vicine a quelle reali.

CHI PARTECIPA

Al censimento, ricordiamolo,prendono parte il personale del Corpo Forestale del Parco, della Provincia del VCO e di altri Parchi Nazionali, alcuni dipendenti e le guide del Parco, gli agenti della Polizia Provinciale, guardiaparco di altre aree protette e volontari da tutta Italia. Studenti universitari, per lo più. Ma anche semplici appassionati. Ogni squadra predispone una scheda di rilevamento che deve essere di facile lettura e contenere, tra le altre informazioni, ora e localizzazione geografica dei capi visti ed eventuali spostamenti verso parcelle limitrofe, per evitare doppi conteggi. La maggior parte del personale dorme in quota, nei bivacchi del Parco e le casermette della Forestale, per avere la possibilità di essere nel punto di inizio del rilevamento di prima mattina, in funzione di una finestra di osservazione che va dall'alba al primissimo pomeriggio.

Perché il censimento si fa sempre a novembre? «I camosci – osserva Movalli – sono più facilmente riconoscibili in quel periodo perché hanno un mantello più scuro rispetto a quello estivo. C'è poi da tener presente che vi sono meno escursionisti e che la vegetazione è più rada».

I NUMERI

Dal 2005 al 2013 sono stati intercettati 2.171 camosci. Dal 2005 al 2013 la popolazione di camosci all'interno dei confini del Parco sembrerebbe essere abbastanza stabile e in buono stato di conservazione. In dettaglio, nel 2005 sono stati contati 641 animali, 713 nel 2006, 971 nel 2007, 638 nel 2008, 905 nel 2009, 532 nel 2010, 941 nel 2011, 687 nel 2012 e 759 nel 2013.

Le differenze di conteggio, chiariscono ancora i tecnici del parco, sono dovute alle variabili con le quali bisogna confrontarsi in qualsiasi conteggio di fauna selvatica. Le più determinanti sono sicuramente quelle ambientali. In diverse annate, infatti, le condizioni meteorologiche, in particolare la quantità di innevamento non permettono il raggiungimento di tutti i punti di osservazione.

Il censimento oltre a darci una stima abbastanza vicina alla realtà del numero di camosci presenti ci fornisce anche indicazioni sulla struttura della popolazione. Nel 2012 ad esempio su un totale di 687 animali sono stati contati 78 capretti(cioè piccoli nati in quell'anno), 30 yearling (3 yearling giovani nati nell'anno precedente), 73 maschi (di cui 3 anziani con più di 11 anni, 54 adulti, 13 subadulti con età dai 2 ai 4 anni), 112 femmine(1 anziana, 92 adul-te, 17 sub-adulte, 2 yearlig), mentre 341 gli indeterminati e cioè individui di cui non si è riusciti a risalire nè al sesso nè all'età. Due parametri che si possono ricavare da questi dati e che sono utili per analizzare lo stato di salute delle popolazioni sono il tasso di natalità e la sex ratio(rapporto tra i sessi).

Negli ultimi tre anni censiti (2011, 2013) ad esempio il tasso di natalità è stato rispettivamente del: 66%, 72% e del 62% mentre il rapporto tra i sessi di: 1:1,2 ; 1:1,5 e 1:1,5 dunque leggermente a favore degli esemplari femmina.
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«Da sottolineare, come fattore positivo, - conclude Cristina Movalli - il trend del tasso di natalità che rimane abbastanza costante e comunque prossimo ai valori calcolati per una popolazione in buono stato di salute». Sani e censiti.

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