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Un bel Po di Rafting

Lo confesso, non avevo mai fatto una discesa lungo un corso d'acqua su un gommone e devo dire che è stata un'esperienza straordinaria...

  • Enzo Gino
  • Agosto/Settembre 2012
Venerdì, 31 Agosto 2012
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 Quando senti "rafting" ti viene in mente l'adrenalina che ti fa drizzare i capelli in testa, o situazioni da paura con rapide che ti portano via a grande velocità sobbalzando nel canotto come se fossi a cavallo di un toro infuriato. Niente di tutto ciò. La discesa da Verrua Savoia sino a Coniolo attraversando il Parco fluviale del Po alessandrino-vercellese è stata del tutto tranquilla, appena qualche saltino nel passaggio sulle "randere". In otto seduti sul bordo del gommone siamo stati accompagnati nel percorso dal grande fiume, spesso spinti dalle nostre braccia che pagaiavano per avanzare nell'acqua quando era quasi ferma o, peggio, quando il vento contrario ostacolava la discesa. Gli americani lo chiamano rafting, da "raft", gommone, che altro non è se non una versione avanzata dei nostri tradizionali canotti resi inaffondabili e auto-svuotanti, grossi abbastanza da portare dalle quattro alle otto persone. Il raft e il rafting sono una delle tante invenzioni d'oltreoceano fatte per coloro che vanno sempre a caccia di imprese estreme, come scendere per rapide inaccessibili con rocce affioranti e grandi salti d'acqua. Per fortuna il Po non è il Colorado, noi preferiamo l'emozione che ci offre il paesaggio spettacolare della natura invece della sua sfida e dell'illusione di dominarla. Per questo i promotori lo hanno chiamato rafting "facile" (easy rafting) o "morbido" (soft rafting) cioè alla portata di tutti, bambini compresi. Oltre alla pace tipica che infonde il tranquillo scorrere delle acque si può scoprire un universo nuovo che si può vedere solo quando si cambiano i punti di vista (esercizio assai poco diffuso). Pochi oggi hanno provato l'esperienza di guardare le colline e i ponti da "sotto" scendendo in mezzo al fiume. Si vedranno le frane, purtroppo numerose, che inesorabilmente mordono la collina strappandole grandi lembi di terra coperta di alberi, o massi di tufo rotolati nel fiume. Tutto ciò accade anche un po' per colpa dell'uomo che con interventi poco oculati negli anni '60 e '70 ha cosparso le sponde vercellesi di prismate di cemento alterando il profilo dell'alveo e costringendo le acque di piena a erodere l'altra sponda, quella della collina. Forse qualcuno credeva che le colline fossero fatte di solido granito che non potesse esser scalfito dalla furia dell'acqua. Ma negli oltre 20 chilometri di percorso, che durano circa tre ore e mezza, si possono vedere anche tante bellezze, in qualche caso vere e proprie chicche come il vecchio edificio a Moncestino ora sede del Comune, il campanile di una chiesa (Cantavenna) che spunta dalle cime degli alberi o l'ex convento immerso nel verde proprio sul fronte di una collina che sembra l'enorme prua di una nave coperta di vegetazione (Rocca delle Donne). Persino il tufo delle colline messe a nudo dalle frane descrive diverse sfumature di colore a seconda del materiale che nei secoli si è stratificato, quasi volesse raccontarci la sua storia millenaria. Non hai ancora finito di guardare un particolare che vorresti indagare meglio, vorresti capire, che il raft sta già andando oltre e quella specie di film che ti scorre davanti agli occhi adesso ti propone un'altra storia. Le colonie di numerosi cormorani che si agitano lassù sopra le colline e sopra gli alberi. Le loro grida si sentono da lontano, sui rami spogli si possono vedere gli intrecci che costituisco i loro nidi realizzati da becchi esperti. Non hai ancora finito di guardare la scena che dal fiume, forse spaventate da quell'aggeggio di colore arancio che scorre silenzioso, partono in volo alcune anatre. E poi distese di pietre portate dalla corrente che si alternano a fitte boscaglie che non avrebbero nulla da invidiare, d'estate, alle più famose foreste tropicali. Chissà che meraviglia dev'essere con la neve d'inverno e d'autunno. Già pensi di ripetere l'esperienza in altre stagioni e intanto laggiù qualche pesce salta fuori dall'acqua e vi ricade dentro con il tipico tonfo. Fuori, sulle sponde, con un po' di attenzione e di fortuna, ti può capitare di vedere tante varietà di uccelli: aironi, garzette, fischioni, marzaiole, corrieri, sterne, martin pescatori. Raramente capita, girando su se stessi a 360 gradi, di vedere tracce della presenza umana: niente costruzioni, niente viste di pali per cavi elettrici, niente antenne per telefonini, niente rottami di qualche impianto... niente rumori di origine umana, solo il fluire delle acque, il canto degli uccelli e lo stormire di fronde agitate dal vento. Questo può accadere per lunghe tratte della discesa del Po. Una vista unica per la sua bellezza in tutti i suoi 652 km di lunghezza da Pian del Re alla foce. Ma se qualcuno proprio non può fare a meno della "civiltà", se la vista di qualcosa di umano vi dà sicurezza, se la presenza della natura incontaminata, padrona, dominatrice vi dà una certa sensazione di piccolezza, di solitudine e quasi di ansia, non spaventatevi, di lì a poco, passando all'altezza di Trino potrete vedere uno dei simboli della potenza umana: una centrale nucleare. È proprio lì davanti a voi come una mastodontica scultura silenziosa, vi scorre davanti agli occhi a un tiro di schioppo, vicina come forse non l'avete mai vista. Più grande del Sancarlone, più sola di una cattedrale in un deserto, più ambigua del dubbio, con un suo indefinito fascino legato alle passioni, alle paure, alle suggestioni che da sempre suscita e che, stranamente, sembra convivere con lo splendore che la circonda. Chissà se saranno quelle come lei a incarnare la tecnologia del futuro dando grandi quantità di energia con limitato effetto serra o saranno invece le più grandi disgrazie per l'umanità? A guardarla bene non sembrerebbe tanto pericolosa, forse solo perché la vecchia "meretrice" ormai è in pensione e la tengono sotto controllo in una specie di libertà vigilata. Ma, comunque la si pensi, anche lei costituisce uno spettacolo unico. Ancora pochi chilometri di fiume e arrivate in quel di Coniolo: la "gita" è finita. Dirigiamo il canotto verso le rive sabbiose e gli esperti "capitani" della Rafting Aventure di Villeneuve (AO) che ci hanno guidato sin qui ci aiutano a scendere a terra. Un'efficiente organizzazione ha predisposto un pulmino che ci riporta alle nostre auto parcheggiate a Verrua, da dove siamo partiti, e se volete a Coniolo c'è anche la possibilità di consumare un tipico pranzo Monferrino. Bellissimo! Ci torneremo...

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