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Capanne di Marcarolo, la biodiversità si difende insieme con il territorio

Un esempio di approccio decisionale partecipato per la conservazione dei siti Natura 2000

  • Andrea De Giovanni, Gabriele Panizza, Lorenzo Vay
Martedì, 19 Giugno 2018
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Un gruppo di lavoro (foto Capanne di Marcarolo)
Un gruppo di lavoro (foto Capanne di Marcarolo)
Capanne di Marcarolo, la vista del mare (foto Campora)
Capanne di Marcarolo, la vista del mare (foto Campora)

A partire dal 2000 il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo ha avviato un programma a lungo termine di studi sulla biodiversità denominato "Progetto di studio e gestione della biodiversità in ambiente appenninico", che ha consentito nel tempo l'ottenimento di dati fondamentali sulle specie e gli habitat dell'Area protetta, in particolare presenza/assenza di specie protette, stato di conservazione, vocazionalità ambientale. Questa mole di dati ha portato nel dicembre 2009 alla redazione del Piano di gestione del Sito di importanza comunitaria IT1180026 "Capanne di Marcarolo", che comprende 3 Piani di Azione, i primi redatti e approvati in Piemonte, riguardanti avifauna, chirotteri e lepidotteri.

Nel frattempo infatti l'Ente Parco è delegato formalmente dalla Regione Piemonte a gestire il SIC/ZPS "Capanne di Marcarolo".

Nella pratica la gestione della biodiversità richiede, in linea con l'approccio europeo, decisioni e successive azioni da attuare sul territorio che siano caratterizzate da una compenetrazione di interessi, che consentano di minimizzare le contrapposizioni e i conflitti: per ottenere questo risultato è necessario seguire procedure di dialogo e partecipazione con le comunità locali che coinvolgano le persone nei processi decisionali.

Per questo motivo l'Ente Parco ha presentato, nell'ambito della Misura 3.2.3. del Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013, un progetto articolato che prevede, oltre a interventi pratici di ripristino ambientale, l'attuazione di Procedure decisionali partecipate secondo i modelli predisposti dall'Unione europea (GOPP, EASW) con i portatori di interesse locali, in particolare per la gestione della fauna e degli habitat acquatici (Misure di conservazione sito specifiche) e delle praterie e prato pascoli (Piano d'Azione e Piano agronomico) per il Sito Natura 2000.

La motivazione di fondo è che le decisioni, per risultare efficaci, debbano seguire un iter dal basso verso l'alto (bottom-up) in modo da evitare imposizioni "dall'alto" che non consentono la condivisione e che non tengano conto delle preziose esperienze di coloro che nei siti Natura 2000 vivono o svolgono attività lavorative. Questo approccio si traduce nella messa in pratica di tavoli che vedono anche il coinvolgimento di quanti, sul territorio, si sentono coinvolti dai temi trattati: nel caso della procedura EASW (European Awareness Scenario Workshop) attivata dal Parco Capanne di Marcarolo per la redazione di un Piano d'Azione per la conservazione delle praterie e prati pascolo, i temi centrali di discussione riguardano la gestione degli ambienti aperti per la tutela della biodiversità e la valorizzazione e recupero delle pratiche agropastorali tradizionali.

Nei tavoli vengono affrontati i problemi più stringenti dai diversi punti di vista (operatori economici, ambientalisti, tecnici ed esperti) e proposti possibili scenari futuri, in qualità di obiettivi da raggiungere. La base di discussione è rappresentata da gruppi tematici, i quali propongono via via i problemi e le possibili soluzioni, la cui trasposizione in un documento guida è supportata da "facilitatori", in questo caso personale esperto dell'Università del Piemonte Orientale.

Particolare attenzione è posta ai temi sviluppati dai residenti e operatori economici dell'Area protetta. Alla conclusione dei tavoli, viene prodotto un documento di "raccomandazioni", linee tecnico decisionali che l'Ente Parco dovrà considerare nella pianificazione. L'aspetto più importante di questa procedura consiste nell'approccio pratico e nel risultato, ovvero la costruzione di un assetto gestionale concreto del territorio condiviso con i portatori di interesse.

Non va dimenticato, vista l'importanza riscontrata nello svolgersi della procedura, il coinvolgimento ai tavoli dei tecnici e dei funzionari degli Enti locali competenti per territorio, utili nel confronto con le popolazioni nel contestualizzare le proposte rispetto alle normative vigenti e alle possibilità di ottenere finanziamenti nelle materie oggetto di dibattito.

Nella pratica, la biodiversità dell'Area protetta è strettamente legata alle lavorazioni agropastorali tradizionali. L'approvazione di uno strumento normativo (Piano d'Azione e Piano agronomico) condiviso, che faciliti e incentivi l'agricoltura e l'allevamento attraverso la semplificazione delle pratiche di ottenimento dei terreni, prevedendo la possibilità di recupero dei pascoli tradizionali con interventi funzionali alla conservazione delle specie e degli habitat rappresenta una via veramente efficace per la tutela dell'ambiente montano e dell'economia in aree "marginali", a garanzia della sostenibilità, del turismo responsabile e del presidio del territorio.

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