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Asti, più stagni per la riproduzione degli anfibi

Il Parco Paleontologico astigiano ha realizzato una serie di interventi di miglioramento degli habitat per favorire la presenza di specie target

  • Graziano Delmastro
  • maggio 2017
Martedì, 2 Maggio 2017
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Divulgazione scientifica
Il censimento dei gamberi lungo il Rio Ronsinaggio (Rocchetta Tanaro) con la partecipazione dei cittadini

Sono cinque gli interventi realizzati dal Parco Paleontologico astigiano, seguendo il corso del fiume Tanaro: la Zona di Protezione speciale Stagni di Neive, il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) Stagni di Belangero, che ospita il raro rospetto: Pelobate fosco, fino a Rocchetta Tanaro.

Gli interventi più significativi hanno interessato proprio il comune di Rocchetta Tanaro, territorio ricco di biodiversità che ospita ben due SIC. Qui oltre alla creazione di uno stagno permanente e due temporanei per favorire la riproduzione degli anfibi nel SIC Verneto, zona umida a rischio di interramento, abbiamo realizzato degli interventi estensivi per rallentare il deflusso e creare aree di rifugio e riproduzione lungo i rii che costeggiano il Parco Naturale: piccoli e delicati corsi d'acqua che ospitano il gambero d'acqua dolce autoctono, Austropotamobius spp., crostaceo iscritto nella Lista Rossa dell'International Union for Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN) dove è classificato come "endangered" cioè "in pericolo".

L'alterazione della qualità biologica, chimica e idrologica dei corsi d'acqua ha nel tempo fortemente ridotto le popolazioni di gambero di fiume in tutta Europa. L'introduzione di diverse specie aliene sta falcidiando le popolazioni autoctone, fino al punto da renderne incerto il futuro.

In effetti queste specie invasive, oltre a veicolare infezioni letali, sono molto più competitive rispetto ad Austropotamobius. Infine, nonostante il gambero sia tutelato da leggi severe, sono ancora frequenti episodi di cattura illegale che mettono a rischio intere popolazioni.

I tre anni di studio (2013-15) hanno confermato la presenza di significative popolazioni composte da individui di varie età/dimensione, fattore che fa ben sperare riguardo lo status complessivo e il futuro della specie.

Sempre nel Parco di Rocchetta abbiamo sperimentato azioni di lotta al deperimento dei querceti collinari.

 

L'intero programma ha avuto un costo lordo di circa 175.000 euro.

Oltre ai lavori ed ai monitoraggi faunistici abbiamo realizzato iniziative di sensibilizzazione verso gli abitanti e coinvolto, attraverso il nostro Centro di Educazione Ambientale (CEA), decine di scolaresche: la tutela dell'ambiente inizia con l'informazione perché non si può tutelare ciò che non si conosce.

 

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