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Quale riforma per i parchi? Intervista a Stefania Grella, direttrice Aree protette dei Parchi reali

Il disegno di legge di riforma dei parchi nazionali è stato approvato in Senato ed è passato al vaglio della Camera, lasciando dietro di sé non poche polemiche. Ne abbiamo tracciato la storia chiedendo ai direttori dei parchi piemontesi di esprime un'opinione in merito.

  • Novembre 2016
Mercoledì, 23 Novembre 2016
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Quale riforma per i parchi? Intervista a Stefania Grella, direttrice Aree protette dei Parchi reali
Stefania Grella, direttrice Aree protette dei Parchi reali

1- Cosa fa il direttore di un parco e quali competenze deve, necessariamente possedere?

Il direttore di un parco è quasi sempre l'unico dirigente dell'Ente, dunque è soggetto su cui fa perno l'intera gestione, che riguarda ambiti estremamente vari: dalla pianificazione territoriale e ambientale, al monitoraggio naturalistico, ma anche la conservazione e fruizione di beni culturali e la realizzazione di lavori pubblici, passando ovviamente per l'organizzazione del personale e delle risorse finanziarie. E' fondamentale la capacità di relazionarsi sia con gli organi politici interni che con gli altri enti competenti per materia o territorio, così come sono indispensabili competenze di tipo giuridico e un'attitudine manageriale, specialmente se l'ente ha in carico la gestione di un vasto patrimonio pubblico, come ad es. i Parchi Reali.

2 - L'esistenza di un Albo di soggetti giudicati idonei alla carica è una garanzia sulle competenze di ciascun direttore?

Di per sé non lo è, poiché dipende ovviamente dai requisiti posti per l'iscrizione. Ad es. se è fondamentale l'avere all'attivo delle "pubblicazioni" (come mi pareva essere nell'attuale sistema), non credo che ciò permetta di selezionare idonei rispetto alle competenze sopra dette. L'attività del direttore dell'ente parco presuppone in primo luogo la conoscenza del funzionamento della macchina amministrativa, dunque la provenienza dalla dirigenza pubblica offre indubbiamente una buona garanzia di competenza, così come avviene nel sistema regionale piemontese.

Un professionista proveniente dal "privato" con incarico a termine, nella posizione di unico dirigente rischierebbe bensì di non avere gli strumenti per valutare e risolvere le complessità burocratiche che qualsiasi operazione dell'ente parco richiede, senza dimenticare i rischi di conflittualità con interessi di tipo personalistico.

Secondo la tua opinione, la Riforma della 394 è vaga sulle competenze dei direttori dei parchi?

La Riforma, così come la 394 nel testo originario, non definiscono puntualmente le competenze dei direttori, essendo queste meglio definite in altre norme che disciplinano gli enti pubblici e la relativa dirigenza, per cui è pacifico che ai direttori competono i poteri gestionali e i provvedimenti di valenza esterna, mentre agli organi politici i compiti di indirizzo e controllo sull'attività dell'Ente.

In merito alle Legge 394, pensi che sia importante provvedere a una sua Riforma e cosa ne pensi di quella approvata in Senato?

Trascorsi 25 anni dall'adozione di una legge, è fisiologico un restyling alla luce dell'esperienza maturata e la riforma approvata in Senato ha il pregio di affrontare aspetti critici e nuove sfide. Per favorire la governance di enti ed evitare lunghi commissariamenti, in analogia a quanto già fatto per i parchi regionali dalla legge piemontese 19/2009 modificata nel 2015, la riforma riduce i componenti degli organi politici e prevede automatismi nella nomina del presidente per evitare i lunghi stalli per mancanza di intesa tra Ministero e Regione. Tra le novità più importanti vi è l'aver riportato il Piano di sviluppo socio-economico nell'alveo del Piano d'area del parco (mentre in passato erano piani distinti) e l'aver dato dignità e disciplina alle aree contigue, che pur non essendo in senso proprio parchi potranno essere regolamentate dal piano dell'area protetta. Nel contempo la riforma spinge le funzioni degli enti parco verso nuovi ambiti tipici di enti ad area vasta, costituendo un crescente riferimento per l'intero sviluppo sostenibile del territorio, introducendo nuove possibilità quali la concessione di sovvenzioni, la predisposizione di impianti, l'agevolazione di attività artigianali, agro-silvo-pastorali, culturali. Un'ulteriore novità, che rappresenta uno sforzo per destinare risorse ad iniziative di recupero ambientale, sono le royalties a favore dei parchi imposte ad attività economiche impattanti che vi si svolgono, come impianti di produzione energetica anche da fonti rinnovabili.

Ma ciò che più di tutto è importante è che la legge 394 venga attuata appieno, garantendo le risorse umane e finanziarie adeguate al funzionamento degli enti istituiti e che nei fatti si provveda alla nascita dei Parchi che esistono ancora solo sulla carta. E poi è chiaro che al di là dei "paletti giuridici" ciò che conta è che le nomine ai vertici siano di politici capaci e di dirigenti competenti, perseguendo i principi costituzionali del merito e dell'imparzialità.

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