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Il Pis del Pesio

Alla scoperta di una delle più importanti risorgive del misterioso mondo sotterraneo del Marguareis

  • Aldo Molino
  • Maggio 2015
Mercoledì, 13 Maggio 2015
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il Pis del pesio foto A.Molino il Pis del pesio foto A.Molino
il Pis del Pesio a primavera
foto A.Molino
ranuncoli un fiore al Gias Fontana
foto A.Molino
il Gias Fontana e la parete del Pis
foto A.Molino

Il significato del termine non necessità di traduzioni, anche in inglese ha più ho meno il medesimo significato: il Pis è forse il luogo più emblematico dell'intero Parco naturale del Marguareis nelle Alpi Liguri. E anche uno dei più frequentati. Tradizionalmente è qui, a 1350 m di quota, che nasce il torrente Pesio, corso d'acqua che dopo aver percorso l'omonima valle e il pianalto cuneese confluisce dopo una quarantina di chilometri nel Tanaro. Il realtà il Pis non è che la valvola di "troppo pieno" di un vasto sistema carsico sotterraneo che drena le acque non solo della sovrastante conca delle Carsene ma anche quelle dell'opposto versante, orograficamente in Val Roja, rappresentato dalla zona di Navella-Pian Ambrogi. Durante il periodo dello scioglimento delle nevi primaverili (da metà aprile a fine maggio) o dopo intense e prolungate precipitazioni, quando le gallerie drenanti sono sature e la sorgente posta nei ghiaioni sottostanti le pareti rocciose del Passo Baban e della cima Murtel, non è in grado di smaltire l'eccesso di acqua, il "pis " si attiva e un potente getto con conseguente cascata, precipita per una trentina di metri dalla parete verticale. Altra acqua si insinua in fratture secondarie da cui sgorga talvoltacopiosa. La portata della risorgiva varia nel corso della giornata raggiungendo il suo massimo nelle prime ore della sera risentendo sia delle precipitazioni, che del soleggiamento. Nei periodi di magra la sorgente alla base della parete riversa 60 l/sec mentre nei momenti di piena quando il pis è attivo può raggiungere i 5 m3 al sec.
Ben conosciuto dai montanari della valle, anche se non facilmente visibile, perché nascosto dalla lussureggiante vegetazione, è stato descritto sommariamente dal Nallino sul finire del 1700, è stato esplorato parzialmente per la prima volta il 28 e 29 agosto 1905 dall'avv. Vittorio Strolengo di Torino che casualmente durante una battuta di caccia aveva già scoperto nel 1899 (Sacco, 1900 secondo Mader) l'antro che oggi porta il suo nome, con il dottor Fritz Mader tedesco residente a Nizza coadiuvati dalla guida Stefano Mauro, col nipote Giovanni Mauro, di Chiusa Pesio, che raggiungevano la cavità utilizzando una rudimentale scala ricavata da un tronco di abete su cui erano inchiodati i gradini. Questo tentativo si interruppe necessariamente sul margine del primo lago. Strolengo, ritornò comunque nella grotta nel 1909 e con l'ausilio di una zattera improvvisata superò i primi laghi. Nel 1937 invece fu il parroco del luogo, don Marabutto, ha guidare un gruppo di intraprendenti "speleologi locali". Le esplorazioni vere e proprie sono continuate con le tecniche moderne a partire dagli anni '60 del secolo scorso e hanno portato al superamento di 3 lunghi sifoni da parte dei belgi dello CSARI che hanno raggiunto un ambiente aereo dove per ora le ricerche si sono arrestate. Anche l'antica scala ovviamente è stata sostituita da più moderne ed efficaci corde che possono essere issate con funi di rilascio ora presenti sul posto.
I sistemi ipogei che stanno a monte.sono abissi che fanno ormai parte della storia della speleologia: Cappa, Straldi il cui fondo è a ben –780 cioè pochissimo sopra la quota a cui si trova la sorgente , Pentotal, Perdus, solo per citarne alcuni e le esplorazioni continuano.
Per giungere alla parete della risorgenza, l'itinerario più comodo è quello che inizia dal Rifugio del Pian delle Gorre (980 m). Ricordiamo che da giugno a settembre nei week-end e ad agosto tutti i giorni, il parcheggio e l'utilizzo delle aree pic-nic dell'alta valle sono a pagamento.
Al fondo del prato si scende sino a confluire su un largo sentiero che si segue verso monte. Si passa il ponte che scavalca il Rio Serpentera e al successivo si attraversa il Rio del Salto. Si trascura la carrareccia che sale per ridiscendere sino alla confluenza con il ramo principale del Pesio. Senza andare dall'altra parte si inizia la salita a mezza costo nel fitto del bosco sino alla radura del Gias della Fontana (1280 m, 1 ora). Una breve digressione porta alla bella cascata del torrente. Tutta la zona è ricca di piccole sorgenti, una captata poco sotto il sentiero permette di rinfrescarsi. Tornati indietro si continua verso l'alto (indicazioni) sino al successivo bivio poco sotto il Gias degli Arpi dove si lascia la mulattiera che prosegue verso il passo del Duca per prendere a destra. Un tratto a mezza costa cui fanno seguito alcuni bruschi tornanti portano al cospetto del Pis. Un cartello avverte della pericolosità del proseguire oltre per via della possibilità di caduta di pietre dalla parete strapiombante sovrastante. Quando il Pis è attivo lo spettacolo è assicurato.

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