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Botswana, dove gli indigeni conservano la biodiversità

Situato nella parte meridionale dell'Africa, è luogo da cartolina per i paesaggi e la ricchezza di specie animali, ma è anche un Paese dai forti contrasti. Dove però gli indigeni, al termine di una battaglia legale contro il governo del Paese, hanno visto riconosciuti i loro diritti e il loro ruolo nella difesa della biodiversità.

  • Claudia Patrone
  • Giugno 2024
Lunedì, 10 Giugno 2024
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Donna Boscimane - Foto Forest Woodward / Survival 2015  Donna Boscimane - Foto Forest Woodward / Survival 2015

Generosa terra nel cuore dell'Africa meridionale, senza sbocco sul mare, il Botswana è un Paese grande circa il doppio dell'Italia. Geograficamente, è attraversato dal Tropico del Capricorno e situato fra i meridiani 20° e 30°.

In generale, è formato da un altopiano intorno ai mille metri di altitudine. Due terzi del territorio sono compresi nel deserto del Kalahari, dove si esprime in maggior parte il carattere del luogo: gli immensi orizzonti sabbiosi, di colore rosso, dal clima arido e steppico, ospitano una vegetazione prevalentemente arbustiva e sono la casa dei Boscimani. Le savane sono l'habitat degli animali iconici del continente: le estese e cocenti pianure aperte, molto produttive di erba, alimentano e sostengono alcune delle maggiori concentrazioni faunistiche del pianeta. Milioni di erbivori che nutrono, a loro volta, migliaia di predatori. Le precipitazioni annue, 250-750 millimetri, sono troppo ridotte per dare vita ad una foresta e troppo elevate per consentire lo sviluppo del deserto. Esistono, infine, due bacini fluviali importanti, dove si affollano diverse specie alla ricerca dell'acqua, che è sempre una conquista: a nordovest l'Okavango, che forma il secondo delta interno più esteso del mondo, con le paludi omonime che costituiscono un ecosistema particolarmente significativo; a sudest, segnando il confine con il Sudafrica, il Limpopo.

Una concentrazione di animali fra le maggiori del pianeta

Ovviamente, la natura del posto è un ottimo indicatore di quell'ambiente leggendario che viene associato all'universo africano. A partire dai grandi predatori quali leoni, leopardi, ghepardi, seguiti in ordine di grandezza dagli altri mammiferi carnivori quali il caracal, licaoni, sciacalli, otocioni, servali, la volpe del capo, il gatto selvatico africano e il gatto dai piedi neri, diverse specie di mustelidi, iene, manguste. Gli erbivori come la giraffa, nelle specie del Sudafrica e dell'Angola; i tre tipi di rinoceronte, il nero sudoccidentale, il nero e il bianco; l'ippopotamo, l'elefante africano, il bufalo cafro; le zebre di Burchell e di Chapman; lo gnu striato e l'alcefalo rosso, numerose specie di antilopi, lichi, il facocero e il potamocero. Oltre a piccoli primati, sono presenti oritteropi e pangolini di Temmick, lepre del capo e saltatrice cafra, l'irace del capo. Per non parlare di un'avifauna molto ricca, che offre specie di grandi dimensioni come lo struzzo, marabù, le gru coronate grigia e nera, l'ibis sacro, il serpentario, il grifone dorsobianco, il capovaccaio pileato, il bucero beccogiallo meridionale e diverse specie di avvoltoi, il fenicottero rosa e la faraona, molte oche e uccelli marini; non mancano varie specie di rapaci – nibbio bianco, lo sparviero serpentario africano, l'avvoltoio delle palme e quello noto come testabianca, l'aquila urlatrice africana e quella di Verraux. Rettili specifici come la tartaruga elmetto, serpenti – mamba nero, pitone di seba, vipera soffiante, boomslang ovvero serpe degli alberi, particolarmente velenoso – oltre al coccodrillo del Nilo.

Zone talmente significative, dal punto di vista ecologico, da essere state valorizzate tramite l'istituzione di riserve volte a tutelare una rilevante serie di sistemi naturali, forestali, faunistici e avifaunistici, sotto forma di parchi nazionali e oasi, pari a quasi il 30% del territorio statale. Si ricordano qui le principali: l'area di conservazione transfrontaliera Okavango-Zambesi, che si estende tra l'Angola, lo Zambia, lo Zimbabwe, la Namibia e il Botswana e che, in quest'ultimo, include il parco nazionale del Chobe e quello dei laghi salati Makgadikgadi Pans; la riserva faunistica del Kalahari centrale, il parco nazionale Nxai Pan e l'oasi avifaunistica del fiume Nata; patrimonio per l'Unesco è il delta dell'Okavango.

La biodiversità salvata dagli indigeni

Buone notizie, per un approccio alla conservazione che è possibile definire come occidentale, addirittura coloniale. Non altrettanto buone, al momento in cui battersi per i bisogni di protezione della natura contrasta con i diritti umani. Il Botswana è un Paese che è diventato anche un simbolo, in base a questi aspetti. I Boscimani, che da generazioni abitano il deserto del Kalahari, hanno dovuto finanche arrivare ad una causa giudiziaria contro il Governo, per vedere riconosciuta la possibilità di restare nelle loro terre ancestrali e accedere ai pozzi di acqua potabile all'interno della Central Kalahari Game Reserve. Dopo anni – è bene ribadirlo – di sfratti violenti e illegali, accompagnati da razzismo, torture, barbare regole e abusi di ogni genere. Come, purtroppo, capita assai spesso nei continenti africano e asiatico.

Cacciatori-raccoglitori da decine di migliaia di anni, da sempre i veri custodi di quei luoghi, gli indigeni si erano infatti visti impedire le attività di sussistenza nella foresta in nome di una presunta tutela ambientale, della fauna selvatica e di habitat che non contemplavano la loro presenza di uomini, donne e bambini. Una tutela sorvegliata a forza, da guardaparchi armati. La protezione così impostata – di più – non ha mai ritenuto contraddittorio incentivare safari ed ecoturismo e consentire estrazioni minerarie da parte delle compagnie di diamanti, nelle medesime aree. Voci di grande importanza, nell'economia nazionale. Beninteso, beni che non è accettabile bilanciare.

La battaglia legale è stata vinta: il tribunale della Corte d'Appello del Botswana ha riconosciuto che i Boscimani hanno ricevuto un "trattamento degradante" dal Governo del loro Paese. L'associazione Survival International, che ha sostenuto il popolo durante l'accidentato e lungo percorso, conferma che molte persone che erano state sfrattate hanno fatto ritorno nella loro comunità. Nella campagna di informazione e sensibilizzazione intitolata "Decolonizziamo la conservazione", l'organizzazione pone l'accento sul fatto che la stragrande maggioranza – pari a 80% – della biodiversità terrestre si trova in territori indigeni: basta considerare questo, per rendersi conto che le società tribali, in maniera efficace ed ecologica, conoscono e mantengono davvero l'ambiente naturale nel tempo, con un legame intimo e rispettoso, utilizzandone le risorse in pieno equilibrio e contribuendo in prima persona alla gestione lungimirante di quella ricchezza che si intende difendere. Bisogna dunque garantire i loro diritti territoriali e pensare alle aree protette in maniera diversa da ciò a cui siamo abituati, in particolare quando si parla di Africa e Asia. Affinché il business verde non si traduca più nell'ennesimo esempio di speculazione e sopraffazione.

 

Per approfondimenti:

Sito ufficiale dell'associazione internazionale per i diritti dei popoli indigeni Survival International: offre due importanti e interessanti sezioni per approfondire la conoscenza dei Boscimani e la loro storia, inoltre le informazioni della campagna "Decolonizziamo la conservazione", che interviene a portare luce su inaudite violenze perpetrate in nome della natura in diverse parti del mondo.

 

Elefanti in branco alla ricerca dell’acqua - Foto A. Gould / Flickr
Ritratto di un uomo Boscimane - Foto Survival International
Boscimani che spongono la scritta #CacciatoriNonBracconieri - Foto Survival International
Donne e bambini boscimani - Foto Survival International
I Boscimani vivono di caccia e raccolta e non costituiscono alcuna minaccia per la sopravvivenza della fauna  - Foto Forest Woodward / Survival 2015
Boscimani che festeggiano la sentenza che ha dato loro ragione e li ha riammessi nella Central Kalahari Game Reserve - Foto Survival International
Mappa del Botswana - Google Maps
Africa significa animali iconici come il bufalo cafro - Foto Azonzo Travel

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