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Aspromonte, rocce da rapaci o pareti da arrampicata?

Per il Parco nazionale dell'Aspromonte non ci sono dubbi: fino alla metà di agosto sono vietate le attività alpinistiche di arrampicata che disturbano i rapaci nel loro periodo più delicato, ovvero quello riproduttivo. 

Mercoledì, 12 Giugno 2019
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Aquile reali nel Parco nazionale dell'Aspromonte (foto A. Scuderi) Aquile reali nel Parco nazionale dell'Aspromonte (foto A. Scuderi)


Le Aree protette nascono come luoghi di alto valore ambientale, ricchi di emergenze naturalistiche da tutelare e promuovere ma, come tutti sanno, diventano sempre più luoghi privilegiati per il turismo all'aria aperta e per attività sportive e ricreative di vario genere.
Niente di male, per carità: tutti i parchi, nei loro regolamenti, individuano i modi e i tempi più opportuni per accogliere visitatori, singoli e gruppi, senza che la loro presenza determini disturbo al patrimonio naturale, ma in una società iperattiva, in cui sembra che tutto sia lecito, anche l'applicazione delle più elementari norme di conservazione ambientale finisce per diventare materia complessa e oggetto di polemiche.

La biodiversità del Parco nazionale dell'Aspromonte

Le pareti rocciose dei nostri parchi  sono rimaste uno dei pochi siti ancora occupati da diverse specie di uccelli rapaci, spesso rare o rarissime, se non prossime all'estinzione, talvolta più comuni, ma sempre e indiscutibilmente protette dalle normative in vigore. Leggi dello Stato, direttive comunitarie e, naturalmente, Regolamenti dei parchi evidenziano la grande importanza dei grandi predatori, aquile, falchi o gufi reali che siano, particolarmente nella stagione riproduttiva, di gran lunga la più delicata del loro ciclo vitale.
Parliamo di rapaci di grandi dimensioni, che investono moltissimo sui pochi pulcini che nascono in ogni stagione, a volte addirittura uno solo, curato, protetto e allevato con grande impegno per mesi e mesi, dalla fine dell'inverno all'estate inoltrata, dalla schiusa delle uova alla definitiva indipendenza della prole. Uno sforzo immane, per procurare cibo per sé e per i piccoli, che non è certo possibile ripetere nel corso dell'anno: la perdita della covata o la scomparsa dei giovani, per cause naturali o dovute all'uomo, è una perdita definitiva, irreparabile e gravissima per specie che sopravvivono quasi sempre con popolazioni ridotte e a rischio di scomparsa.

Per questo, il Parco Nazionale dell'Aspromonte, estrema propaggine meridionale della penisola e importante serbatoio di biodiversità, vanta ancora ampi territori selvaggi, poco interessati dalla pressione antropica, spesso caratterizzati dalla presenza di un'agricoltura non intensiva, con allevamenti bradi e bassa densità di centri abitati. Certo, esistono anche forme di utilizzo del territorio impattanti sull'ambiente, ma rispetto a solo alcuni decenni fa, quando ad esempio le attività venatorie esercitate con scarso rispetto delle norme, o addirittura il bracconaggio vero e proprio, avevano pesantemente danneggiato il patrimonio naturalistico di queste aree, la situazione è molto migliorata.
E proprio sull'Aspromonte, anche grazie all'azione del parco nazionale che svolge quotidianamente attività di monitoraggio faunistico, oltre che di controllo del territorio, il ritorno di specie di grande valore, come l'aquila reale e il gufo reale è oggi una realtà, e anche specie più localizzate, come il rarissimo lanario e il maestoso capovaccaio, scomparso come nidificante, potrebbero trovare ambienti favorevoli alla loro sopravvivenza.

Rocce da rapaci o pareti da arrampicata?

Come abbiamo detto all'inizio, un'area protetta attira molti visitatori, e non tutti sono interessati esclusivamente alle peculiarità naturalistiche: alcuni cercano soltanto un luogo all'aria aperta dove passeggiare o godere dei paesaggi, altri amano le escursioni lungo i sentieri appositamente predisposti e segnalati, molti, infine, si dedicano ad attività sportive di vario genere.
A questo punto, si pone un dilemma: come garantire la tutela degli uccelli rapaci, e in particolare delle pareti rocciose utilizzate per la nidificazione, in presenza di fruitori che, al di là della loro buona fede e delle loro migliori intenzioni nei confronti della natura, di fatto disturbano, e anche pesantemente, questa preziosa e delicata fauna?

Non è un argomento facile e tende a suscitare grandi discussioni, sempre spiacevoli, sia per chi ama i parchi e vorrebbe frequentarli per le proprie attività, sia per chi ha il dovere istituzionale di far rispettare le leggi e di garantire la tutela dell'ambiente proprio attraverso la creazione delle aree protette.
Il Parco nazionale dell'Aspromonte, nell'intento di coniugare la fruizione con la conservazione del patrimonio naturale, nel rispetto dei propri strumenti di pianificazione (Piano e Regolamento) ha emanato un'ordinanza specifica, finalizzata proprio alla protezione dei rapaci legati agli habitat rocciosi. A tutela del successo riproduttivo di aquile, gufi e rapaci in genere, che sono censiti e monitorati da anni, e dei quali si conoscono bene territori, punti di nidificazione e siti di rifugio, l'ente parco ha vietato le attività alpinistiche di arrampicata su roccia dal mese di gennaio fino alla metà di agosto, coprendo così tutto il periodo che va dalla scelta dei siti riproduttivi all'involo dei giovani e alla loro indipendenza dai genitori.
Un provvedimento apparentemente drastico, ma giustificato da diversi fattori, primo tra tutti il rispetto delle normative statali in vigore che dispongono il divieto di tutte le attività di disturbo alle specie animali protette.

Perchè il futuro di questa fauna delle rocce dipende da tutti noi, nelle aree protette e al di fuori, e da come sapremo tutelarne i siti riproduttivi e di alimentazione.

 

 

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