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Montemarcello Magra, come ti cancello il parco

In Liguria un consigliere regionale presenta un disegno di legge per la soppressione dell'ente di Montemarcello Magra-Vara. "Il proibizionismo uccide lo sviluppo". La reazione: solo una vera tutela ambientale permette la fruizione e il rilancio del territorio

  • Mauro Pianta
  • ottobre 2017
Mercoledì, 18 Ottobre 2017
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Il parco di Montemarcello Magra Fonte: il sito web del parco Il parco di Montemarcello Magra Fonte: il sito web del parco
Un'immagine dall'alto del parco di Montemarcello Magra
Un'immagine dall'alto del parco di Montemarcello Magra (fonte: sito web del parco)


Un ostacolo allo sviluppo del territorio. Un fattore indispensabile, al contrario, per il suo mantenimento - ambientale ma non solo - e per la sua promozione. Semplificando (parecchio) è sempre stata questa la storica contrapposizione tra i detrattori delle aree protette e i loro sostenitori.
Forse, però, nessuno si era spinto fino alla proposta formale – avanzata con un disegno di legge regionale – orientata alla soppressione un intero parco.

E' capitato al parco di Montemarcello Magra-Vara, in provincia di La Spezia, l'unico parco fluviale della Liguria, che è finito nel mirino del consigliere regionale di maggioranza Andrea Costa il quale, nelle scorse settimane, ha presentato la sua proposta per la cancellazione dell'area protetta. Inevitabile e puntuale si è scatenato il dibattito. Una situazione che non cessa di far discutere. Nei giorni scorsi Costa, che è presidente della commissione regionale Ambiente e Territorio, ha illustrato in quella sede il suo disegno di legge. E' iniziato così l'iter legislativo, ma il testo non approderà nell'aula del consiglio regionale prima di gennaio. «La mia – spiega Costa – è una battaglia che coerentemente porto avanti da anni. Da sindaco, infatti, (del comune di Beverino, ndr) ho sempre cercato di far uscire l'amministrazione dal parco, senza mai riuscirvi. Adesso, a più di 25 anni dalla nascita di quest'area protetta, direi che i tempi sono maturi. Se negli anni Ottanta poteva avere un senso la presenza di questo ente,oggi non è più così. Non basta tracciare una linea su una carta geografica per proteggere davvero l'ambiente. L'eccesso di proibizionismo e di vincoli ha prodotto come unico risultato la fuga degli agricoltori, e questo non è stato un bene nemmeno per la natura. Con le norme di oggi, per tutelare e gestire quelle aree, non è necessaria l'esistenza di enti terzi. Possono benissimo occuparsene i sindaci che, a differenza di chi guida i parchi, sono stati eletti direttamente dai cittadini e a loro rispondono».

Non è d'accordo, ovviamente, Pietro Tedeschi, presidente del parco: «Guardando a quanto è accaduto negli ultimi trent'anni bisogna affermare che il nostro ente è stato fondamentale per salvaguardare quello straordinario frammento di territorio che è il "Caprione", ultimo lembo di Liguria che guarda la Toscana, con la sua vegetazione, i suoi sentieri, i suoi fabbricati testimoniali. Oltre che per la tutela di risorse vitali quali suolo, acque, aria e biodiversità, risorse non negoziabili. Certo, – prosegue Tedeschi – assodato che gli enti parco sono gli unici soggetti pubblici che possono occuparsi di risorse vitali con qualche probabilità di successo, non perché funzionino meglio dei comuni, ma perché la loro priorità è l'ambiente e perché possono operare ad una scala territoriale adeguata, non vi è dubbio che il contrasto tra compiti che debbono svolgere e risorse di cui dispongono sia eclatante . Così come è fuor di dubbio che occorrerebbe una semplificazione amministrativa in grado di modificare un sistema bizantino per cui un'autorizzazione ambientale è sottoposta al giudizio differente di almeno tre enti. Il nostro obiettivo – continua – resta quello di conservare negli anni a venire la qualità delle risorse idropotabili, di porre rimedio a decenni di comportamenti irresponsabili di industrie pubbliche e private che hanno utilizzato l'alveo fluviale come discarica, di conservare gli habitat e la biodiversità e di contrastare i gas serra piantando alberi. Stiamo facendo cose importanti – conclude – basti pensare che abbiamo individuato 43 discariche abusive che dovremo bonificare. Forse per questo diamo fastidio e ci vogliono chiudere. Resta il fatto che nel 2017 è una follia pensare di migliorare la tutela ambientale eliminando le aree protette...».

L'idea di affidare ai sindaci la gestione e la tutela ambientale delle aree in questione, poi, viene definita «impraticabile» da Paola Carnevale, direttrice del parco di Montemarcello Magra-Vara: «Proprio la natura dei comuni, la loro "mission" se vogliamo, impedisce ai sindaci di adottare quell'ottica di bacino, di comprensorio, che invece caratterizza un parco fluviale».

Solidarietà per Montemarcello è arrivata dalle varie associazioni ambientaliste in Liguria. Anche Vittorio Alessandro, presidente del parco nazionale delle Cinque terre, ha voluto dire la sua: «Non c'è soltanto la necessità di preservare le qualità assolutamente peculiari di quel territorio con gli strumenti tipici del Parco, ma ci sarebbe piuttosto l'urgenza di incoraggiarne il rafforzamento e la fruizione intelligente. Le statistiche confermano che il turismo premia le aree protette,la natura e il paesaggio,piuttosto che le iniziative estemporanee di sfruttamento».

Nei giorni scorsi, infine, il presidente Tedeschi ha incontrato la consigliera regionale della Lega, Stefania Pucciarelli, la quale più che di «abolizione» preferisce parlare di «riforme del sistema dei parchi». «Così come è – dichiara al nostro giornale – non potrò votare la proposta di Costa. Detto questo, è innegabile che nella sua versione attuale l'ente non funziona. Non è possibile, per esempio, che per ottenere un permesso sia necessario aspettare un anno e mezzo. I parchi non possono essere considerati dei "santuari" intoccabili, ma vanno visti come veicoli di sviluppo. Supportando, per fare un altro esempio, l'agricoltura e non soffocandola». Quanto alla possibilità di ricollocare aziende con produzioni impattanti, la consigliera dice di «fare appello al buon senso». «Il principio base deve essere quello di non chiudere nessuna impresa presente in una certa area già prima della nascita del parco. Per quelle arrivate dopo, se vi sono possibilità di trasferimento con incentivi bene, altrimenti non è logico lasciare in mezzo alla strada famiglie e lavoratori».
Visioni del mondo – quelle sui parchi - lontane fra loro. Difficilmente conciliabili. Vedremo se la politica, in quanto arte del compromesso, riuscirà a ridurre le distanze.

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