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Un'arma in più contro la siccità



DAL MONDO DELLA RICERCA

  • Claudia Bordese
  • dicembte2012
  • Domenica, 30 Dicembre 2012
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I mutamenti climatici nelle zone temperate sono sotto gli occhi di tutti. Che si verifichino in conseguenza di un'eccessiva liberazione di CO2 nell'atmosfera a causa delle crescenti attività antropiche, o che rappresentino il naturale avvicendarsi di serie climatiche lungo i tempi geologici, o che - con maggior probabilità - siano dovute alla somma di entrambi i fattori, le nuove condizioni climatiche hanno portato anche nei tranquilli climi temperati violente tempeste dall'apparenza tropicale e impreviste quanto temute siccità. Alle soluzioni proposte da assemblee sovranazionali per ridurre il peso dell'effetto serra, va rigorosamente affiancata la ricerca scientifica mirata a tamponare la situazione agricola contingente, ovvero a permettere la sopravvivenza delle colture anche in condizioni di ridotta piovosità e siccità. In questo quadro si colloca la ricerca del gruppo di lavoro dei professori Andrea Schubert e Claudio Lovisolo della Facoltà di Agraria dell'Università di Torino, ricerca di recente pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale Plant Physiology. Obiettivo di questo lavoro sono le proprietà funzionali di alcune acquaporine delle piante, proteine presenti nella membrana cellulare aventi il compito di facilitare il passaggio delle molecole d'acqua all'interno e all'esterno delle cellule per mantenerne costante il trasporto dalle radici alle foglie. La pianta oggetto dell'indagine è la vite, di cui è inutile sottolineare l'importanza economico-commerciale per il nostro paese e non solo. Vitis vinifera è una coltura tipicamente non irrigata, in cui la resa e la qualità dei frutti dipendono dalla capacità della pianta di affrontare condizioni di siccità. Dopo aver identificato una particolare acquaporina specifica delle radici della vite, ovvero presente nella membrana delle cellule dell'apparato radicale in cui regola il flusso dell'acqua, il gruppo di ricerca di Schubert e Lovisolo ha prodotto piante transgeniche in grado di esprimere quantità maggiori di questa medesima acquaporina rispetto alle piante presenti in natura. Le nuove viti GM (geneticamente modificate) così prodotte hanno mostrato in condizioni di adeguata piovosità un incrementato assorbimento dell'acqua e una migliorata produttività fotosintetica. In condizioni di siccità, anche se teoricamente l'aumento in acquaporine dovrebbe sfavorire la pianta, ciò non si è verificato giacché in tali piante transgeniche si è osservato un aumento nella concentrazione nelle foglie di acido abscisico, l'ormone vegetale deputato alla chiusura degli stomi e al controllo della traspirazione in condizioni di deficit idrico. Interventi di ingegneria genetica mirati a incrementare la presenza di questa acquaporina nelle radici della vite, ne migliorerebbero pertanto la produttività in condizioni di adeguata piovosità, riducendo contemporaneamente i rischi di avvizzimento conseguenti a un'improvvisa siccità. Un ulteriore motivo per cominciare a guardare con favore e con il corretto rigore scientifico agli Organismi Geneticamente Modificati.

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