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Una manna dal cielo

I modi di dire, si sa, hanno origini antiche e affascinanti e in molti casi fanno riferimento agli elementi naturali. E' questo il caso della "manna dal cielo", che la tradizione racconta abbia contribuito a salvare gli Ebrei dalla fame nel deserto durante la fuga dall'Egitto e di cui vi raccontiamo nella 'Giornata nazionale dell'albero', trattandosi di una secrezione vegetale zuccherina che si estrae incidendo la loro corteccia.

  • Alice Gado
  • Settembre 2024
  • Giovedì, 21 Novembre 2024
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La raccolta della manna di Ercole de' Roberti,1490-1500 circa - Wikimedia Commons                              La raccolta della manna di Ercole de' Roberti,1490-1500 circa - Wikimedia Commons

In termini botanici per manna si intende una secrezione vegetale zuccherina. Il sostantivo viene usato in particolare per riferirsi al Fraxinus ornus, noto nel sud Italia con il nome popolare di albero della manna. Utilizzando un coltello, la mannarola, si praticano nel periodo estivo dei tagli orizzontali abbastanza profondi sul tronco dell'albero. In questo modo si recidono i vasi xilematici e floematici responsabili del trasporto dei nutrienti nella pianta. Dalle incisioni fuoriesce una sostanza composta dall'unione fra i nutrienti minerali e l'acqua. Infatti, mentre i nutrienti zuccherini dalle foglie discendono verso le radici (floema), l'acqua dalle radici risale verso le foglie (xilema). La mistura così composta, va a depositarsi ed asciugarsi sulla corteccia dove, una volta rappresa, viene raccolta per essere utilizzata come dolcificante o lavorata per estrarne il mannitolo.

Quest'ultimo è uno zucchero che, oltre che di origine vegetale, può essere ottenuto anche in laboratorio, a partire dalla lavorazione di un altro zucchero più complesso, chiamato saccarosio. E' utilizzato per la sua leggera funzione diuretica e lassativa.

Un alimento divino

Eppure, se si apre un vocabolario, la prima descrizione che ci viene offerta della manna è un riferimento ad un significato biblico, che è il vero motivo per cui il detto ha resistito fino ai nostri giorni. Citando la definizione nel vocabolario Treccani, si legge: "Secondo la Bibbia, sostanza miracolosamente inviata da Dio come cibo agli Israeliti nel deserto". Un alimento di origine divina, quindi, ricco di sali minerali e zuccheri che ha concesso al popolo ebraico di sopravvivere nel deserto durante la fuga dall'Egitto.

Uno sguardo al Piemonte

La specie di frassino più comunemente diffusa in Italia è il frassino maggiore (Fraxinus excelsioner), albero che può raggiungere i 250 anni ed i 40 metri di altezza. In Piemonte però, a partire da studi dell'Università di Torino effettuati nel 2016 all'interno del Parco naturale La Mandria, sono stati individuati alberi con segni di deperimento causati da un fungo patogeno, Hymenoscyphus fraxineus.

Il fenomeno - si è poi scoperto - è diffuso in tutta la regione e per questo viene monitorato. A tale proposito è richiesta anche la collaborazione dei cittadini. E' possibile infatti inviare segnalazioni in merito, rispondendo ad un questionario e visualizzare la scheda diagnostica, realizzati congiuntamente dalla Regione Piemonte (Direzione Ambiente, Energia e Territorio, Settore Foreste), dall'IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l'ambiente) e dal  DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, Università degli Studi di Torino).

I frassini monumentali

Da sottolineare la presenza in Piemonte di alcuni esemplari di frassino che per le loro caratteristriche eccezionali e per il loro valore naturalistico, paesaggistico e storico-culturale)sono stati inseriti nell'Elenco regionale degli Alberi Monumentali. Si tratta di 10 esemplari tra cui i più noti sono il frassino di Elva (Cn) camera-2112207 960 720 alto 17 metri e con una circonferenza del fusto di 320 cm, e quello di Carcoforo (Vc), che si trova affiancato ad un grande abete: camera-2112207 960 720 una pianta di eccezionali dimensioni: ben 21 metri di altezza e con un fusto totalmente cavo di 5,4 metri di circonferenza.

 

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