Di lucciole ne hanno parlato Schopenhauer ("le religioni sono come le lucciole: per risplendere esse hanno bisogno dell'oscurità"), Borges ("È un impero, quella luce che muore, o una lucciola?") e Battiato ("Noi siamo delle lucciole/che stanno nelle tenebre"). Tutte citazioni incentrate sulla caratteristica distintiva di questi insetti: la capacità di emettere luce. Come ci riesce? E che funzione ha?
C'è lucciola e lucciola
Iniziamo però rispondendo al primo dei dubbi che abbiamo sollevato, l'aspetto. Con il termine lucciola si indicano genericamente varie specie di coleotteri. Come gli altri organismi appartenenti a questo ordine, possiedono due ali sclerificate, dette elitre; quando sono chiuse, proteggono le ali posteriori e l'addome, esattamente come avviene per coccinelle e maggiolini. Rispetto a questi ultimi, le lucciole hanno un corpo più allungato che termina con l'evidente organo capace di generare luce. Ma attenzione, tutto questo è vero soltanto per il maschio. La specie Lampyris noctiluca, in particolare, presenta un vistoso dimorfismo sessuale, con la femmina che è priva di ali e mantiene l'aspetto di larva per tutto il corso della sua esistenza – caratteristica che i biologi chiamano neotenìa.
Morfologie così dissimili non possono che comportare profonde differenze di abitudini e comportamento. Le femmine emettono una luce verde costante quando sono posate a terra o sulla vegetazione, mentre i maschi sono individuabili seguendo i loro brevi lampi. La stagione di volo di Lampyris noctiluca in Italia si estende relativamente a lungo, coprendo da maggio a settembre, a condizione che i mesi estivi più caldi siano caratterizzati da precipitazioni adeguate.
Nel Nord Italia, altre due specie diffuse sono Luciola italica e Luciola lusitanica. In Pianura Padana, i voli nuziali di Luciola lusitanica solitamente iniziano nella seconda metà di maggio e terminano a luglio. I maschi volano nella prima parte della notte, a partire dal crepuscolo, e concludono verso la mezzanotte, con la massima densità di maschi in volo nella prima metà di giugno. La durata della stagione di volo dipende dalle precipitazioni, con le piogge estive che possono estenderla. Un altro fattore determinante è la temperatura: nelle aree appenniniche, il ciclo di volo dei maschi inizia con un certo ritardo rispetto alla pianura. Le femmine, posate sul suolo o sugli steli delle piante erbacee, comunicano con i maschi emettendo impulsi luminosi a cui i maschi rispondono scendendo rapidamente verso di loro con un volo in planata.
Facciamo luce sui motivi della loro luminosità
Quelle che a noi umani sembrano danze, sono dunque veri e propri voli d'amore che hanno nella manifestazione luminosa la loro caratteristica più affascinante. Ma come è possibile che un organismo vivente riesca a emettere luce dal proprio corpo? Il fenomeno è noto come bioluminescenza e non è esclusivo delle lucciole. Pesci, molluschi, insetti e persino funghi hanno sviluppato tale capacità nel corso della loro evoluzione. Per quanto riguarda le lucciole, avviene come risultato di una reazione chimica tra una sostanza chiamata luciferina e un enzima chiamato luciferasi. Quando queste due sostanze si combinano in presenza di ossigeno, si verifica una reazione che produce luce. Questa luce può variare dal giallo al verde, a seconda della specie di lucciola.
Benché siano spesso citati per evocare immagini poetiche, questi insetti hanno anche un lato poco noto che ci riporta alla cruda realtà della biologia. Le lucciole sono predatrici, in molti casi le loro larve si nutrono di molluschi come le chiocciole. Alla preda, che viene attaccata a morsi, viene iniettato un fluido digestivo che paralizza la vittima e ne produce la liquefazione. A quel punto, la larva potrà più facilmente risucchiare i tessuti ormai trasformati. Alcune specie di lucciola vivono due o tre anni allo stadio larvale – quando sono già in grado di emettere luce – accumulando energie a sufficienza per il breve stadio adulto, durante il quale non saranno in grado di nutrirsi.
Insetti fragili da difendere
L'habitat è costituito soprattutto da ambienti prativi, siepi e fossi. Nelle zone di campagna, continuano a essere diffuse dove si riscontrano quelli che sono i rifugi della fauna minore, quindi siepi, terreni incolti, macchie di bosco e fossi con sponde non diserbate. L'erba alta è tendenzialmente un requisito per la salvaguardia di queste specie, perché trattiene umidità e offre rifugio. Non di secondaria importanza, la presenza delle lucciole e la loro capacità di sopravvivenza sono legate alla disponibilità di habitat dove le larve possano trovare il cibo necessario.
Lo stato di conservazione delle lucciole è tendenzialmente in peggioramento in tutto il mondo, a causa della pressione antropica sui suoi habitat. Le principali cause del declino includono l'inquinamento luminoso, che rende più difficili da vedere i segnali prodotti da questi insetti e tende a inibirne la quantità emessa. Inoltre, il massiccio uso di pesticidi causa la scomparsa delle loro prede e delle larve stesse, che al contrario potrebbero essere utili agli agricoltori per la lotta biologica ai parassiti delle coltivazioni. La cementificazione è un altro fattore determinante, che causa la frammentazione degli habitat e la scomparsa di canali, prati, siepi. Le lucciole si rivelano dunque tanto affascinanti quanto delicate e, di conseguenza, eccellenti bioindicatori. Se le osserviamo, oltre a regalarci un momento di poesia, ci stanno garantendo che ci troviamo in un contesto di buona qualità ambientale.
Per approfondimenti:
Atlante di Entomologia Agraria (Sito Agraria)
The Illuminating Science Behind Fireflies
Sere d'estate alla ricerca delle lucciole (da Piemonte Parchi)
E' periodo di lucciole (Sito Parco Foreste Casentinesi)
Le lucciole stanno scomparendo, ma possiamo fare qualcosa per proteggerle (Sito National Geographic)
