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Cervo volante, certificatore di qualità per i boschi

È uno dei coleotteri più riconoscibili e preda persino di collezionisti. Il suo ruolo in natura è ampiamente sottovalutato però, vediamo insieme perché.

  • Martina Tartaglino
  • Giugno 2023
  • Mercoledì, 7 Giugno 2023
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 Ritratto ravvicinato di un cervo volante maschio, in evidenza le imponenti mandibole  -  Foto S. A. Eugster da Wikimedia Commons Ritratto ravvicinato di un cervo volante maschio, in evidenza le imponenti mandibole - Foto S. A. Eugster da Wikimedia Commons

Non c'è termine più sbagliato di "legno morto" per definire un tronco abbandonato nel bosco. Quello che un tempo era un albero continua in realtà a essere fondamentale per innumerevoli funzioni ecologiche. Si stima che il 30% della biodiversità in una forestale sia costituito da specie saproxiliche, cioè tutti quegli organismi – per lo più batteri, funghi, invertebrati – che si alimentano direttamente o indirettamente di legno appartenente a piante abbattute o non più viventi. Il modo in cui oggi sono gestite le foreste, basato su cicli brevi di tagli e orientato a rimuovere dal suolo il materiale legnoso, sta mettendo a rischio la sopravvivenza di interi ecosistemi. Tra le specie più a rischio in questi habitat c'è sicuramente il cervo volante (Lucanus cervus), uno tra i coleotteri più riconoscibili anche dai meno appassionati di entomologia per via delle sue grosse mascelle che ricordano vagamente il palco di un cervo.

Appartenente alla famiglia dei carabidi, che conta 1.300 specie in Italia, ma è ampiamente diffusa su tutto il pianeta, il cervo volante è un ottimo indicatore dei cambiamenti climatici in atto. In particolare, i carabidi che vivono negli ambienti di alta quota ci offrono loro malgrado una fotografia del degrado degli habitat, causata dall'aumento delle temperature medie e dalla ormai cronica scarsità di precipitazioni. In particolare, foreste e praterie alpine sono quelle che accusano un impoverimento sia in termini quantitativi, sia qualitativi.

La presenza del cervo volante indica la salute dell'ambiente

Scendendo di quota, troviamo l'ambiente del bosco maturo di latifoglie, autentico regno del cervo volante. Anche qui le ripercussioni del clima che cambia si fanno sentire, ma la minaccia più pressante è rappresentata dall'intervento diretto dell'uomo, sotto forma di disboscamento, urbanizzazione e la cosiddetta "pulizia del bosco". Quest'ultima è un'invenzione umana che nel nome di un ordine tutto antropocentrico priva querceti, castagneti e faggete di quella biomassa vegetale essenziale a un bosco ricco di biodiversità. La presenza del Lucanus cervus al contrario costituisce una sorta di "sigillo di qualità" per gli ambienti di foresta e proprio per questo la specie è tutelata dalla Direttiva Habitat. Se il cervo volante vola in un bosco, questo va candidato a diventare una ZSC (zona speciale di conservazione).

Caratteristiche del cervo volante

Ma come si svolge il rapporto tra il bosco e il nostro insetto dalle enormi mandibole?

In realtà, osservando le sue fasi vitali si scopre quanto sia effimero l'aspetto per cui è tanto celebre. Il cervo volante resta infatti allo stadio larvale per la maggior parte della propria esistenza, che può durare anche 5 anni, mentre la fase adulta si consuma nello spazio di un'estate. Dopo l'accoppiamento, le femmine scavano gallerie in prossimità di tronchi in fase di decomposizione, all'interno delle foreste di latifoglie. Depongono fino 100 uova in più siti, da cui escono larve che trascorrono gli anni successivi a nutrirsi di legno morto. È in questa fase, silenziosa e nascosta ai nostri occhi, che il cervo volante svolge il suo cruciale ruolo di specie saproxilica. Cibandosi di legno morto, contribuisce a rinnovare e a far rinascere l'ecosistema forestale. Dopo 3-5 anni, raggiungono una lunghezza di circa 10 centimetri; se nel frattempo non sono state predate da picchi, ghiandaie, volpi e tassi, le larve a quel punto lasciano il legno per il suolo, dove si costruiscono bozzoli che li proteggono fino all'autunno, periodo nel quale avviene la metamorfosi in individui adulti. Con la primavera usciranno finalmente dal bozzolo e inizieranno i loro rumorosi voli crepuscolari. È soprattutto nelle ore tra il pomeriggio e la sera che il cervo volante diventa più attivo, spostandosi di albero in albero per cibarsi di linfa. La femmina, dotata di mandibole più piccole, è in grado di penetrare il legno e succhiare il fluido vegetale; paradossalmente, l'ingombrante apparato mandibolare del maschio lo limita e lo costringe ad attingere solo la linfa che fuoriesce spontaneamente dalle cortecce. Nella sua dieta sono comunque presenti altri alimenti, come la frutta matura.

A volare sono per lo più i maschi, alla ricerca delle femmine che invece tendono a essere meno attive e a restare nascoste sotto gli strati più fitti del sottobosco. Le caratteristiche mandibole sono impiegate nei duelli durante il periodo riproduttivo; non rappresentano in alcun modo un pericolo per l'uomo, che dunque non deve temere il cervo volante.

I cervi volanti preda dei collezionisti

All'opposto, è diffuso un collezionismo di coleotteri che vede proprio negli esemplari più appariscenti di questa specie uno dei trofei più ambiti. A tal proposito, vale la pena ribadire che la specie è sotto tutela e che in generale è proibito il prelievo di specie selvatiche nelle aree protette.

Quando i fattori esterni gli consentono un'esistenza tranquilla, il maschio del Lucanus cervus giunge al termine dei propri giorni ad agosto, mentre le femmine sopravvivono fino a settembre. È una vita adulta non particolarmente longeva e ridotto è anche l'areale entro il quale si espande di generazione in generazione. Il cervo volante si sposta solo per brevi distanze e questo rappresenta un limite alla diffusione in nuove aree boscate che pure sarebbero idonee; la progressiva frammentazione di questi habitat causata dalla mano dell'uomo non aiuta certo la crescita delle popolazioni di questo carabide.

Da segnalare che in Piemonte è presente anche una specie affine, il Lucanus tetraodon, con cui il Lucanus cervus condivide gli habitat del lungofiume Ticino. A distinguerli, la posizione del dente interno delle mandibole e la diversa conformazione delle antenne.

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