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Attenzione al gallo cedrone!

Estinto sulle Alpi occidentali, oggi il gallo cedrone o urogallo è presente solo sulle Alpi Centrali e Orientali e, anche qui, non se la passa benissimo. Vi raccontiamo il perchè. 

  • Andrea Mustoni, Paola Viviana Trovò
  • Marzo 2022
  • Lunedì, 28 Marzo 2022
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Gallo cedrone o urogallo | Foto A. Mustoni Gallo cedrone o urogallo | Foto A. Mustoni

 

Il gallo cedrone o urogallo (Tetrao urogallus) è uno degli uccelli più carismatici delle Alpi dove trova rifugio nei boschi di conifere misti a latifoglie, sempre con folto sottobosco.

Il suo nome sembra derivare dal greco "tetrazo" = schiamazzo, chioccio e urus = uro (bue selvaggio); in italiano il termine "cedrone", ovvero "dei cedri", indica l'antico nome dato alle conifere.
In base all'etimologia potremmo quindi dire che il gallo cedrone è un grosso uccello dalla voce potente, che vive principalmente nei boschi di abete rosso che caratterizzano gran parte della catena alpina. 

Tra le caratteritiche della specie, il gallo cedrone mostra un accentuato dimorfismo sessuale, a partire dalla colorazione per arrivare alle dimensioni corporee che per i maschi "nerastri" possono arrivare fino ai 6 chilogrammi di peso, mentre per le femmine, caratterizzate da un piumaggio tendente al marrone, si arriva raramente ai 2,2 chili. 

Dove vive l'urogallo?

Nonostante un tempo fosse comune su tutte le Alpi, la specie si è estinta su quelle occidentali tra la fine dell'800 e la prima metà del '900, e attualmente è presente solo sulle Alpi Centrali e Orientali, con ampi vuoti di areale, e una presenza omogenea in Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. 

Sebbene siano presenti alcuni nuclei isolati in Lombardia (Alpi Retiche e Orobiche), il versante Trentino del Massiccio dell'Adamello può essere considerato il vero limite dell'areale italiano della specie.

Le quote più frequentate dalla specie, che può essere considerata un vero e proprio "relitto glaciale", sono quelle comprese fra i 1400 e i 1700 m s.l.m., apparentemente con un incremento altitudinale progressivo negli ultimi anni, probabilmente dovuto al riscaldamento climatico in atto. Proprio questa sembra essere la principale minaccia alla quale sono sottoposte le popolazioni presenti, che devono essere considerate "fragili" e meritevoli di particolari sforzi di conservazione. Anche per questo motivo, essendo il cedrone una specie sensibile al disturbo antropico, le strategie di conservazione non possono prescindere da una attenta regolamentazione delle attività correlate al turismo e alla gestione selvicolturale delle aree di presenza.

Per favore, non disturbare!

Sulle Alpi, gli habitat montani e alpini sono rimasti poco disturbati dal turismo fino all'inizio del secolo scorso, ma oggi gli sport all'aria aperta possono localmente portare disagi significativi alla specie, andando a sommarsi agli effetti dei cambiamenti climatici. In questo contesto, va considerato con attenzione il disturbo antropico invernale causato dallo sci fuori pista e dal crescente utilizzo di ciaspole che permettono escursioni anche in aree delicate ai fini  della sopravvivenza della specie.

Ma la stagione più delicata sembra essere quella primaverile, quando iniziano gli amori, fino alla schiusa delle uova e alle fasi immediatamente successive, quando i pulcini sono ancora deboli e incapaci di involarsi.

In generale, diversi ricercatori hanno osservato che il gallo cedrone tende a sotto-utilizzare le zone eccessivamente disturbate, nelle quali sono costretti a frequenti fughe e a un conseguente eccessivo dispendio di energia.

L'insieme di queste informazioni portano a pensare che la conservazione di questa importante specie sia legata a doppio filo, dunque, alla conservazione degli habitat dove la specie è presente unitamente a una gestione sostenibile delle attività antropiche.

 

 

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