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Quattro colori invece di tre

La nostra percezione della realtà si basa quasi esclusivamente sulla vista e ci è difficile capire come altri animali possano conoscere il mondo in modo diverso.

  • Stefano Camanni
  • aprile 2010
  • Giovedì, 15 Aprile 2010
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I pipistrelli vedono il mondo circostante attraverso la riflessione sugli oggetti degli ultrasuoni da essi stessi emessi, mentre molti animali percepiscono la realtà esclusivamente con l'olfatto. La nostra percezione della realtà si basa quasi esclusivamente sulla vista e ci è difficile capire come altri animali possano conoscere il mondo in modo diverso. In effetti noi uomini consideriamo il nostro sistema visivo come il migliore di tutti. Un altro luogo comune considera solo l'uomo e qualche altro primate in grado di vedere a colori grazie ai pigmenti sensibili presenti sui coni della retina dell'occhio. Anche in questo caso però la realtà è ben diversa. Molti animali ad esempio sono in grado di vedere i colori di una regione dello spettro che a noi risulta invisibile: l'ultravioletto. L'etologo e premio Nobel Karl von Frisch dimostrò ad esempio che le formiche e le api erano capaci di vedere la radiazione ultravioletta, utilizzandola per orientarsi. Più recentemente, come è riportato in un articolo di Timothy Goldsmith su Le Scienze, si è scoperto che anche gli uccelli, diversi rettili e molti pesci sono in grado di percepire l'ultravioletto. Ma vediamo allora come si è evoluta la visione dei colori. Nei vertebrati ci sono quattro diversi tipi di coni, ognuno con un pigmento sensibile a una regione dello spettro: il rosso, il verde, il blu e l'ultravioletto. Sulla retina si trovano poi i bastoncelli ai quali è affidata la visione in condizioni di luce ridotte. Gli uccelli e molti altri vertebrati hanno tutti e quattro i diversi pigmenti dei coni, mentre generalmente i mammiferi ne hanno solo due. Si pensa che i progenitori dei mammiferi fossero piccoli animali notturni e l'evoluzione li portò a dipendere per la vista più dai bastoncelli, perdendo due pigmenti dei coni. Solo più recentemente i progenitori dei primati tornarono a una vita sostanzialmente diurna e acquisirono un terzo pigmento, arrivando a una visione tricromatica.

A colori anche di notte
È stato recentemente pubblicato sul Journal of Vision un articolo di un gruppo di biologi svedesi che afferma come i gechi notturni siano tra le pochissime specie in grado di vedere i colori nella notte. Nella loro retina sono presenti soltanto coni, molto grandi e particolarmente sensibili grazie a un eccezionale sistema multifocale che consente una messa a fuoco simultanea sulla retina della luce di differenti lunghezze d'onda.
Dinosauri, animali notturni?
Un po' come in un Jurassic Park reale, un gruppo di ricercatori è riuscito a ricostruire una proteina degli arcosauri, antenati dei dinosauri. La particolare sensibilità della proteina alla luce, e in particolare alle frequenze infrarosse, ha suggerito come probabilmente molti dinosauri potessero essere ben adattati a una visione notturna.
Bianco e nero?
Non è vero, come si pensa comunemente, che i cani vedano in bianco e nero. In realtà il loro occhio percepisce bene i colori blu e giallo e gli altri colori sono sfumature di questi due. E' vero invece che il cane ci vede bene anche con poca luce in quanto sulla retina dell'occhio sono molto numerosi i bastoncelli a scapito dei coni. Il tutto con una scarsa risoluzione dei dettagli ma con un'ottima visione degli oggetti in movimento.

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