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Un lichene tra i vincitori del Wild Life Photographer of the Year

La foto Old man of the Glen di Fortunato Gatto è stata premiata al Wild Life Photographer of the Year, nella categoria Piante e Funghi. In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente, abbiamo incontrato il fotografo per farci raccontare la storia di come è nata l'immagine che è in mostra, insieme agli altri scatti partecipanti al concorso, al Forte di Bard fino al 6 luglio.

 

  • Martina Tartaglia
  • Maggio 2025
  • Giovedì, 5 Giugno 2025
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Old man of the glen - foto di Fortunato Gatto Old man of the glen - foto di Fortunato Gatto

È Old man of the glen la foto vincitrice della sessantesima edizione del Wild Life Photographer of the Year - prestigioso concorso di fotografia naturalistica organizzato dal Natural History Museum di Londra - nella categoria 'Piante e Funghi'. Si tratta di uno scatto che ritrae un lichene dal nome curioso "barba di vecchio uomo" (in inglese Old Man's Beard) che cresce nella valle scozzese di Glen Affric (glen significa, appunto, valle).
Abbiamo intervistato Fortunato Gatto, fotografo italiano che attualmente vive e lavora in Scozia, autore della foto vincitrice. Ecco cosa ci ha raccontato. 

Lei ha vinto al Wildlife Photographer of the Year nella categoria "Piante e funghi", ritraendo un lichene. Che cosa la affascina di questa specie?

Questo lichene, in particolare, rappresenta il simbolo di un luogo privo o quasi di inquinamento. Infatti, con questa sua forma estesa in lunghezza e visivamente folta come la "barba di un vecchio uomo" (in inglese "Old Man's Beard), è bioindicatore di territori la cui qualità dell'aria è eccezionalmente elevata: una magnifica rarità al giorno d'oggi.
L'idea di poter ritrarre qualcosa di speciale, attraverso cui condividere una storia dal connotato positivo, è stato un elemento molto importante per me. Tuttavia, la frequentazione negli anni, l'amore verso questi territori e la possibilità di narrarne i segreti più reconditi in maniera autentica, sono state senza dubbio le ragioni più trainanti nella realizzazione della foto.
Un'immagine, infatti, non si limita alla nozione scientifica, né tanto meno alla bellezza fine a se stessa. Attraverso una fotografia abbiamo l'opportunità di condividere dei valori e da qui nasce la visione di Old Man of the Glen.

Old Man of the Glen ha un legame con il nome del lichene. C'è dietro un intento di umanizzare il soggetto? È stata una suggestione immediata o è nata da una riflessione?

In verità, al contrario, penso vi sia un grande malinteso di fondo nella nostra società, ovvero, l'idea di scindere Uomo e Natura, come fossero entità separate. Io cerco di ritornare ai valori essenziali, al fine di ritrovare la connessione con il mondo naturale. Per cui, non vi è un'umanizzazione, ma piuttosto una "naturalizzazione" dell'osservatore al quale rivolgo l'invito di tornare a sentirsi parte della Natura.

Le sue fotografie hanno uno stile originale e sembrano dei dipinti. Inoltre, nella foto vincitrice, il ramo obliquo crea un dinamismo che orienta il nostro sguardo. C'è una corrente artistica a cui si ispira?

Ho cercato di mettere in risalto le forme sinuose della vecchia betulla, incorniciando al tempo stesso l'essenza dell'autunno, sia da un punto di vista naturalistico che cromatico. Lo sfondo è composto da tre sezioni di colore che esprimono efficacemente il carattere stagionale della foresta: in basso, i mirtilli verdi; al centro, felci dai toni tra l'arancione e il rosso; in alto, la cornice dorata di fogliame. Questo trittico cromatico crea lo sfondo ideale per valorizzare il tronco e i rami della betulla. Il ramo più chiaro funge da linea guida, conducendo l'occhio dell'osservatore da sinistra a destra, fino a incontrare i rami più scuri. In una scena potenzialmente caotica, era fondamentale trovare un equilibrio tra colori e forme.

Traggo ispirazione un po' ovunque: dalla musica, al cinema, alla pittura, scultura, letteratura, etc... Non mi pongo alcun limite. Anche nel quotidiano, attraverso una chiacchierata, potrei estrapolare elementi d'interesse.

La foto vincitrice è stata oggetto di un lavoro di post editing? In generale, lo utilizza per i suoi scatti?

Nell'arco dell'iter artistico di una fotografia, lo sviluppo digitale è un passaggio determinante, poiché atto a rafforzare e ottimizzare, senza intaccarne l'integrità, l'immagine ottenuta sul campo.

Con Old Man of The Glen ho cercato di approcciare le cromìe e i contrasti tonali in modo tale da conferire all'immagine una maggiore tridimensionalità. La resa materica dei vari elementi che la compongono: dal tronco, ai rami, alle foglie, i licheni, etc., aiuta il fruitore a sentirsi parte di qualcosa che vive e lo avvolge, come appunto una foresta.

La post produzione della fotografia è un argomento molto interessante e al contempo complesso. Ogni immagine ha la sua storia, i suoi tempi (alcune fotografie le sviluppo dopo mesi), la sua colonna sonora e soprattutto, le diverse sensibilità di un autore.

Com'è nata la foto premiata e, in generale, che cosa crede sia fondamentale in una fotografia naturalistica?

Old Man of the Glen nasce da lontano e rappresenta un percorso che mi ha permesso di sviluppare un legame profondo con questi luoghi. Sono gli ambienti dove riscopro i valori essenziali della vita e torno a sentirmi parte di ciò che mi circonda. È una sorta di "Walden", come lo intendeva il trascendentalista Henry David Thoreau.

Per creare una grande fotografia naturalistica è fondamentale unire due dimensioni: quella scientifica, che fornisce la conoscenza necessaria del territorio, e quella spirituale, che permette di empatizzare con esso. L'unione di questi due mondi genera storie autentiche e coinvolgenti. Quest'immagine riflette tutto ciò, catturando una bellezza tanto essenziale quanto per certi versi primordiale (l'albero ritratto è un'antica betulla). Il ruolo del fotografo è quello di elevare la sensibilità nel quotidiano, attraverso conoscenza, empatia e creatività.

Nella sua esperienza, qual è il paesaggio naturalistico che l'ha colpita di più dal punto di vista fotografico? Secondo lei i parchi possono essere dei luoghi privilegiati per la fotografia naturalistica?

Sono più legato ai momenti che ai luoghi. Ne posso citare svariati: le maree che scolpiscono il paesaggio del nord ovest scozzese, le antiche foreste caledoniane immerse nella nebbia, la tundra autunnale in Alaska e le montagne dell'Alaska Range, le passeggiate notturne sulle isole dell'arcipelago Small Isles e tutti quei magnifici frangenti di astrazione che mi hanno concesso la possibilità di esplorare il mio paesaggio interiore.
Vorrei spostare l'attenzione dalla fotografia al rispetto per l'ambiente. Da questo punto di vista, i parchi naturali possono essere dei baluardi da cui ripartire per creare una nuova sensibilità. Tuttavia, il rispetto per l'ambiente dovrebbe essere esteso a 360° indipendentemente dall'etichetta di parco. Ed è su questo aspetto che dovremmo lavorare.

Com'è nata la sua passione per la fotografia e, in particolare, per quella naturalistica? 

La passione per la fotografia è in realtà amore per la natura. Curiosità ed esplorazione sono due fattori fondamentali. Ci tengo a sottolinearli, perché spesso si parte dal risultato e non si guarda al percorso. Nel mio caso, la fotografia è la conseguenza del rapporto che si genera con l'ambiente che mi circonda, la proiezione di una suggestione. Non è sufficiente avere una macchina fotografica. In fondo, se ne possiedi una, ma non la utilizzi in maniera espressiva, sei semplicemente il possessore di un oggetto.

Che cosa significa oggi essere fotografo naturalista in Scozia? Ci sono margini per esercitare questa professione, anche in Italia?

Penso ci siano, e anzi ci debbano essere, margini per poter esercitare questa professione, ovunque. In caso contrario, mi porrei delle domande, perché potrebbero esserci dei problemi in loco, soprattutto dal punto di vista culturale, amministrativo e burocratico.
In Scozia bisogna essere pronti alle intemperie di un clima spesso arrembante, munirsi di stivali da pescatore anche per la più semplice delle scampagnate e mantenere uno spirito fanciullesco. Il Regno Unito è stato pioniere di un certo tipo di fotografia paesaggistica, dove la pianificazione (basti pensare all'importanza delle maree e appunto al fattore meteo) e la conoscenza dell'ambiente sono fattori cruciali per affrontare con un determinato livello di consapevolezza l'esperienza sul campo. Concludo fornendoti un dato. In Italia ci sono numerosi parchi nazionali, in Scozia ne abbiamo solo due: eppure Alba, nome della Scozia in gaelico scozzese, viene vista come un baluardo della fotografia naturalistica.

Lei ha dichiarato di voler essere un "advocate of the beauty of nature". In che cosa consiste il suo "fare da avvocato" della natura e perché pensa ci sia questa necessità? 

Quando osservo un paesaggio, la prima cosa che accade è un processo di simbiosi. Poi inizia una sorta di decontestualizzazione che si traduce nella visione delle forme, linee e colori che caratterizzano l'ambiente. In verità, non fotografo semplicemente ciò che ho davanti, ma le sensazioni che quel luogo mi trasmette. È come se diventassi un proiettore emozionale, che trasla quelle suggestioni in una fotografia.

Venendo al ruolo di "advocate", mi piace definire ciò che faccio come una vera e propria missione. Il mio ruolo è raccontare la bellezza del mondo naturale attraverso un approccio creativo, trasmettendo il benessere sensoriale derivante dalla simbiosi con la Natura. Viviamo in una società in cui i media danno spazio soprattutto a crimini e cattive notizie, trasmettendo un enorme clima di negatività. Come possono reagire un bambino o un giovane, a un simile, nonché costante "bombardamento"? Non commettiamo l'errore di farci travolgere dall'ondata negativa.

In questo panorama, arte e natura si uniscono per plasmare un potente quadro da condividere per sensibilizzare le persone. Il messaggio dev'essere chiaro: il nostro Pianeta è ancora colmo di meraviglia per cui lottare e di cui sentirsi parte.

Per concludere, può raccontarci del suo ultimo progetto, sulla nidificazione delle Sule alle Shetland? Ha in programma qualche lavoro anche in Italia?

Al momento mi trovo ancora agli inizi di questo nuovo progetto. Posso solo anticipare che coinvolgerà il territorio sotto più punti di vista: quello naturalistico (avifauna), folcloristico (miti e leggende) e linguistico (un nuovo potenziale linguaggio). Magari possiamo parlarne più avanti, quando potrò fornirvi una visione più completa. Se parliamo di progetti fotografici, non ne ho in programma in Italia, ma non li escludo.


Old man of the glen e altri scatti naturalistici, sono esposti nella mostra Wild Life Photographer of the Year al Forte di Bard, dal 21 marzo al 6 luglio 2025, dal martedì al venerdì con orario 10.00 / 18.00 e sabato, domenica e festivi 10.00 / 19.00.

 

Per approfondimenti:

Forte di Bard-Mostre

Wild Life Photographer of the Year

Fortunato Gatto

 

 

 

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