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Gli Ortotteri e la minaccia climatica

In primavera, con l'aumento delle temperature, se facciamo una passeggiata in qualsiasi sentiero immerso nel verde sentiamo un concerto che noi tutti conosciamo molto bene: lo stridìo emesso da grilli e cavallette.

  • Testo e foto di Federico Crovetto
  • Aprile 2026
  • Lunedì, 27 Aprile 2026
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Foto F. Crovetto Foto F. Crovetto

Facenti parte dell'ordine degli ortotteri, questo gruppo di animali conta più di 20mila specie diffuse in tutto il mondo, maggiormente distribuite in aree tropicali, ma abbondanti anche in zone temperate.
Oltre al loro verso inconfondibile sono conosciuti anche per il loro terzo paio di zampe modificato, atto al salto.

L'Italia è un hotspot di biodiversità per gli ortotteri, con un tasso di endemismo particolarmente elevato. Dei 382 taxa presenti sul territorio nazionale, ben 160 (41,9%) sono endemici. Le Alpi, gli Appennini, la Sardegna e la Sicilia ospitano la maggior parte di queste specie uniche. L'alto livello di endemismo è attribuito a fenomeni di vicarianza, in cui popolazioni ancestrali si sono separate geograficamente, evolvendosi in specie distinte.
Gli Ortotteri rappresentano un interessante modello di studio dell'endemismo grazie alle loro diversità in termini di capacità di dispersione, preferenze di habitat e termofilia. Alcune specie endemiche sono strettamente legate a specifici microhabitat, rendendole particolarmente vulnerabili ai cambiamenti ambientali.

Le principali minacce

Su 136 specie incluse nella lista europea, il 43,4% è considerato a rischio di declino. Le principali minacce includono la perdita e frammentazione degli habitat, l'intensificazione delle pratiche agricole e i cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale, in particolare, potrebbe alterare irreversibilmente gli ecosistemi di cui gli ortotteri fanno parte.

L'urbanizzazione è uno dei principali fattori che influenzano negativamente la loro biodiversità. Nelle aree urbane si osserva una riduzione della diversità e una semplificazione della struttura delle comunità. Gli insetti con bassa mobilità o nicchie climatiche ristrette sono particolarmente vulnerabili all'estinzione locale. Uno studio condotto a Roma ha evidenziato che la persistenza delle specie dipende da caratteristiche come la mobilità, la fertilità e la specializzazione climatica. Le specie con scarse capacità di dispersione e nicchie climatiche specifiche risultano più esposte alla scomparsa in contesti urbani.
Tra il 1997 e il 2023, un'analisi sulle specie presenti a Roma ha documentato un notevole declino nella diversità degli Ortotteri, con numerose estinzioni locali e poche nuove acquisizioni. Questi dati confermano un trend di diminuzione della biodiversità, in linea con altre ricerche che evidenziano come l'espansione urbana porti a comunità di ortotteri meno diversificate e più omogenee.

Anche l'abbandono del pascolo merita interesse. Ad esso è associato un incremento della densità, ricchezza e diversità di questo gruppo di animali, benché gli effetti varino a seconda delle specie. I pascoli non più sfruttati dall'attività bovina sviluppano vegetazione più alta, offrendo un rifugio ideale per molte specie. Specie come Stenobothrus lineatus o grandi ortotteri come Platycleis tessellata, che necessitano di coperture per sfuggire ai predatori aviari, traggono vantaggio dall'abbandono del pascolo.
Al contrario, specie che prediligono ambienti con erba corta o terreno nudo, tendono a scomparire.
Questo dimostra come la gestione del pascolo possa essere un importante strumento per modellare le comunità di grilli e cavallette, favorendo alcune specie rispetto ad altre.

Le analisi sottolineano l'importanza di comprendere le dinamiche ecologiche degli ortotteri, specialmente in un contesto di rapidi cambiamenti ambientali. La conservazione degli habitat, la gestione sostenibile del territorio e la promozione di ulteriori ricerche sono essenziali per preservare la biodiversità di questi insetti e dei loro ecosistemi.

Chi è Federico Crovetto

Federico Crovetto è nato a Genova nel 1987 dove ha studiato Scienze naturali, laureandosi alla triennale dell'Università con una tesi sui sistemi per indagare la dieta alimentare degli anfibi e una tesi magistrale sull'ecologia della lucertola agile in Piemonte.
Le conoscenze acquisite con gli studi accademici gli hanno permesso di avvicinarsi a soggetti per i più sconosciuti o mal visti, come anfibi, rettili e artropodi, suoi soggetti fotografici principali.
Ha collaborato con diverse testate giornalistiche e ha pubblicato diversi articoli scientifici.
Le sue foto sono state pubblicate in alcuni libri tra cui l'ultimo: Italia in natura - Liguria e Piemonte, dove ha curato un capitolo.
Ha ottenuto diversi riconoscimenti in vari concorsi di fotografia naturalistica internazionali.

Web: www.federicocrovetto.it
Instagram: @federico.crovetto
Facebook: Federico Crovetto Naturalist and Wildlife Photographer

 

Foto di F. Crovetto
Foto di F. Crovetto

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fotografia naturalistica

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