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Fotografare la natura significa cogliere l'attimo

Se in tempi passati, lo scopo del fotografo era riuscire a ottenere una immagine il più possibile a pieno formato dei propri soggetti, oggi l'attenzione si è spostata alla costruzione dell'inquadratura e allo studio di comportamenti o situazioni interessanti, superando così l'esigenza di "catturare", quasi a scopo maniacalmente collezionistico, l'immagine rubata della fauna selvatica.

  • Riccardo Ferrari
  • Maggio 2019
  • Giovedì, 16 Maggio 2019
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 Foto Pixabay Foto Pixabay


Nata all'inizio del 1900 come alternativa non cruenta alla caccia, la fotografia naturalistica si è modificata ed evoluta profondamente nel corso del tempo. I primi appassionati della cattura virtuale degli animali sotto forma di immagini dovevano fare i conti innanzitutto con i pesi, gli ingombri e i costi delle attrezzature adatte e dovevano fare i conti con le difficoltà - ormai quasi un ricordo -  legate all'utilizzo delle pellicole fotografiche, che richiedevano tempi di sviluppo, costi di acquisto, precauzioni nella conservazione e limiti di luminosità.

Non che tutti problemi si siano magicamente dissolti con l'avvento del digitale, ma sicuramente alcuni fattori limitanti sono stati superati, favorendo la diffusione della fotografia, anche quella naturalistica.
E così come si è evoluta la tecnica fotografica, anche l'approccio al mondo naturale che ne costituisce il soggetto ha avuto cambiamenti profondi.
Se in tempi passati lo scopo del fotografo era riuscire a ottenere una immagine il più possibile a pieno formato dei propri soggetti, nel tempo l'attenzione alla costruzione dell'inquadratura, alla documentazione di comportamenti o situazioni interessanti hanno superato l'esigenza di "catturare", quasi a scopo maniacalmente collezionistico, l'immagine rubata della fauna selvatica.

La descrizione più articolata di una specie o di un ambiente diventa quindi il compito del fotonaturalista, che deve anche misurarsi con la capacità di raccontare delle emozioni, oltre che dei fenomeni naturali.

I problemi del fotografo naturalista

Il primo problema è che i soggetti non hanno alcun interesse a farsi fotografare e non distinguono assolutamente un umano con buone intenzioni, "armato" solo di teleobbiettivo, da uno con intenzioni tutt'altro che fotografiche. Se è vero che alcune specie sono ormai abituate alla presenza innocua dei fotografi, la maggior parte di esse, soprattutto in alcune fasi delicate della propria esistenza, non si fanno avvicinare facilmente: è quindi necessario avere un'attrezzatura adatta, con teleobiettivi sufficientemente potenti da ridurre al minimo lo stress che il fotografo provoca ai suoi soggetti con l'avvicinamento.

Ecco che si presenta la seconda difficoltà del fotografo di natura: il grado di conoscenza dei propri soggetti. Interpretare la biologia e le abitudini di vita dei soggetti che andremo a inquadrare non solo è doveroso per una fotografia consapevole, ma soprattutto per avere qualche possibilità di successo e ancor più per evitare errori che potrebbero nuocere all'incolumità stessa dei soggetti.
Purtroppo, sempre più di frequente si assiste a fotografi assolutamente improvvisati e impreparati che recano disturbo tentando di avvicinare i soggetti senza conoscerne la biologia e il comportamento (spesso neppure il nome) e con attrezzature totalmente inadeguate: le penose scene di turisti che inseguono la fauna col cellulare cercando degli scatti inutili quanto dannosi sono purtroppo all'ordine del giorno.
Certamente questo vale in particolare per la fotografia di animali, dagli uccelli agli insetti, passando per gli elusivi mammiferi o alle specie erpetologiche; ma anche la fotografia botanica può portare a danneggiare la natura, ad esempio quando decine di fotografi sprovveduti calpestano una stazione di orchidee o di altre piante rare e delicate maciullandone gli apparati radicali e causando danni irreparabili.

I soggetti preferiti da immortalare

I soggetti del fotografo naturalista non sono, quindi, solo animali, ma anche piante, rocce, paesaggi, situazioni che presuppongono comunque di sapersi muovere in natura, comprendendo e apprezzando le dinamiche di ciò che ci sta intorno. Solo questa consapevolezza consente di tradurre in scatti adeguati un ambiente naturale e le sue componenti; ed è questa la terza difficoltà del fotografare la natura: saperla raccontare con le immagini. La guida di esperti fa la differenza e consente di migliorare la propria tecnica in modo più efficiente.

Un aiuto ci arriva, ad esempio, dalla Lipu di Torino che periodicamente organizzato un corso di introduzione alla fotografia naturalistica per favorire un approccio corretto alla fotografia naturalistica, che fornisca le basi della tecnica fotografica ma che promuova una fotografia che possa anche rivestire un ruolo nella conservazione del patrimonio naturale.

Con i principi ispiratori di un'associazione come la Llipu e la guida di una naturalista e ambientalista, ancor prima che fotografo, come Luca Giordano (www.lucagiordanophoto.com), diventa possibile affrontare in modo serio e corretto questo affascinante mondo, passando dalle basi tecniche alla ricerca della prospettiva e delle luci, fino agli accorgimenti e ai trucchi del mestiere per ottimizzare le riprese; non ultime le procedure di post produzione e di trattamento delle immagini che il digitale ormai consente.

Gli argomenti teorici sono spesso messi in pratica con una escursioni sul campo: le prossime, previste nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, fanno riferimento al corso che inizia il 23 maggio.

Per informazioni: www.liputorino.it

 

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