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Piemonte Parchi

5 miliardi di uccelli in viaggio fra Africa ed Europa

Solo la protezione dell'ambiente naturale garantisce la conservazione degli uccelli

  • Luca Giraudo
  • Marzo 2015
  • Mercoledì, 4 Marzo 2015
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Falco lodaiolo Foto F. Panuello Falco lodaiolo Foto F. Panuello
Falco lodaiolo appollaiato presso la Stura di Demonte (CN)
Foto F. Panuello

È l'imbrunire, uno stormo di uccelli sta volando sopra la valle e si dirige alto verso le montagne, in direzione Ovest. Vocianti, in volo battuto, disposte in formazione a "V": sono gru che stanno sorvolando la barriera alpina. Il loro viaggio è qualcosa che ci affascina da sempre, che non comprendiamo fino in fondo, ma che sappiamo avviene in periodi ben precisi dell'anno, la primavera e l'autunno. Da strumento per interpretare il futuro, negli ultimi tre secoli la migrazione degli uccelli è diventata un fenomeno indagato nei più piccoli dettagli. Prima con uno spago colorato, poi con anelli metallici apposti alle zampe, oggi con la telemetria satellitare, il fenomeno della migrazione ci è sempre più chiaro ma non ancora svelato del tutto.


Le gru sono passate, l'osservazione è durata alcuni minuti ed è stata emozionante. Spostandosi dalle aree riproduttive della immensa Russia, si stanno dirigendo verso i quartieri invernali, in Francia e Spagna, dove vivranno i mesi più freddi. Lì, al mattino e alla sera, il loro vociare collettivo produce uno dei suoni che resta uno dei più emozionanti della natura.
In molte regioni del mondo la migrazione è anche un momento di abbondanza per la nostra specie, perché il passaggio di migliaia, milioni di uccelli (si stimano in circa 5 miliardi volano dall'Europa all'Africa) è - per le popolazioni che vivono di sussistenza - una risorsa di cibo ma anche un'opportunità per guadagnare denaro. Nondimeno la persecuzione dei migratori è ancora in alcune culture un retaggio del passato, dei secoli in cui la fauna migratoria era alla mercé di chiunque. Da questo retaggio la nostra "civile" Europa non si è ancora emancipata del tutto, anche se sono stati fatti importanti passi avanti. Nel 1977 in Italia, per la prima volta, la fauna selvatica viene considerata bene indisponibile dello Stato (articolo 1, legge 968/1997) e vengono particolarmente protette "aquile, vulturidi, gufi reali, cicogne, gru, fenicotteri" che fino al giorno prima erano abbattuti legalmente. La loro tutela viene promossa "nell'interesse della comunità nazionale". Nel 1979 la Comunità Economica Europea emana la Direttiva 79/409/CEE, o direttiva "Uccelli" in cui si afferma per la prima volta che la conservazione degli uccelli è legata alla "conservazione dell'ambiente naturale, poiché la loro diminuzione minaccia gli equilibri biologici". La Direttiva considera che "gran parte delle specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri appartengono alle specie migratrici" e che "costituiscono un patrimonio comune e che l'efficace protezione degli uccelli è un problema ambientale tipicamente transnazionale, che implica responsabilità comuni". Concetti "rivoluzionari" che l'Italia farà propri prima con l'emanazione della legge 157/1992 sulla fauna selvatica e poi con il D.P.R. 357 del 1997 che però attuerà nei punti fondamentali - come la pianificazione del territorio - solo in questi ultimi anni, sotto la minaccia di sanzioni economiche pesanti.

Oggi abbiamo la Rete Natura 2000 e il Piemonte ha emanato le Misure di Conservazione, ma molto resta ancora da fare. Se è stato difficile regolamentare il prelievo diretto delle varie specie, lo è ancora di più organizzare il territorio per ottemperare ai principi della Direttiva Uccelli, ovvero considerare i risvolti sull'entità della popolazione aviaria che possono avere "attività umane, in particolare la distruzione e l'inquinamento degli habitat, la cattura e l'uccisione da parte dell'uomo, il commercio che ne consegue...". Non solo, quindi, prelievo venatorio, ma conservazione degli habitat anche per le specie migratrici che possono trovarsi senza risorse proprio durante il loro difficile viaggio. Se non sopravvivranno, non potranno tornare a nidificare nelle aree estive.

Già 35 anni fa era chiaro che la conservazione degli uccelli era legata al benessere delle comunità umane: hanno infatti un ruolo fondamentale nel controllo delle specie invasive (insetti o roditori, ad esempio), in attività economiche agricole o di allevamento, nel mantenimento di certe forme di vegetazione. Gli uccelli sono anche indicatori ambientali perché accumulano inquinanti, vivono in habitat complessi, sono in grado di adattarsi (o meno) ai cambiamenti locali e di seguire il variare delle stagioni e del clima: sovente, l'impatto negativo che subiscono certe popolazioni di uccelli è un segnale importante, indice di disequilibri ecologici provocati dalle nostre attività produttive e dalla gestione selvaggia del territorio. Nel 2014 il governo di Malta, oggi Stato membro della Comunità Europea, ha chiuso la caccia dal 20 settembre al 10 ottobre, periodo di migrazione. Prima di questa data ogni anno migliaia di uccelli, soprattutto rapaci, cicogne, ardeidi, venivano massacrati a fucilate sui cieli dell'isola. Ciò significa che la Direttiva Uccelli sta portando frutto anche nei nuovi Paesi aderenti. E ci stimola a proseguire su questa strada perché un territorio che accoglie molte specie di uccelli lungo tutto il corso dell'anno è un territorio più sano anche per noi.

Per saperne di più: Rete Natura 2000 - Guida di Piemonte Parchi (pubblicata a dicembre 2014)

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