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Visioni e conversioni ecologiche

Dalla tutela della biodiversità al ruolo dei batteri negli ecosistemi. Numerosi sono gli spunti della lectio magistralis del professore Ferdinando Boero, ma solo uno è il monito: per ridurre l'impronta che lasciamo sul nostro Pianeta dobbiamo cambiare stile di vita

  • Emanuela Celona
  • Dicembre 2016
  • Lunedì, 12 Dicembre 2016
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Tra i doveri più importanti degli uomini di religione, c'è la salvezza del creato. È quanto scrisse, nel 2006, Edward Osborne Wilson,  eminente biologo statunitense nel suo saggio 'The Creation: An Appeal to Save Life on Earth' ed è quanto ha affermato - quasi 10 anni dopo - Papa Francesco nella sua Enciclica 'Laudato si' (24 maggio 2015) a dimostrare che, per la prima volta nella storia, un uomo di fede può convertirsi alla scienza ecologica.
Da questa riflessione è partita la lectio magistralis di Ferdinando Boero - biologo ma anche zoologo, ecologo-evoluzionista, professore all'università del Salento e al Cnr-Ismar - ospite del Museo regionale di Scienze naturali di Torino, lo scorso 5 dicembre.

Ferdinando Boero ha spiegato come E.O. Wilson abbia sottolineato l'importanza di tutelare un Pianeta composto per la metà di terre emerse, ma «il 70% del nostro Pianeta, afferma il professore, è fatto di oceani e soltanto un 15% è costituito da terre emerse. La protezione va dunque estesa a tutto il Globo, facendo attenzione a come lo si usa».
Nel corso del tempo, spiega Boero, l'uomo è diventato da cacciatore a raccoglitore-agricoltore. Le risorse che oggi consumiamo derivano infatti perlopiù da terreni agricoli, e per questo da cacciatori 'naturali' siamo diventati cacciatori 'industriali'.
Questo cambiamento di ruolo dell'Uomo ha comportato, nel tempo, un radicale cambiamento degli ecosistemi terrestri ieri, e oggi quelli marini. Nella pesca, infatti, secondo il professore, stiamo diventando 'agricoltori' del mare, senza conoscere limiti, iterando sugli ecosistemi marini gli stessi effetti che hanno gravato già su quelli terrestri.
Nel1999 la pesca aveva già raggiunto il limite massimo dello sfruttamento del mare, ma si è continuato, senza pausa, a pescare pesci sempre più piccoli mentre scomparivano quelli più grandi. Di contro, i nostri mari si sono popolati di meduse, e mentre sono aumentati i pesci che si nutrono di questi animali planctonici si sono estinti quelli carnivori.

Nella sua lezione, il professore Boero però non denigra il ruolo di alcuna specie vivente, comprese quello delle meduse e dei batteri. Gli ecosistemi, infatti, si reggono sui batteri, gli unici esseri in grado di metabolizzare le risorse morte e di restituirle sotto forma di risorse vive. «I batteri non fanno paesaggio» spiega il professore, ma producono materia vivente.

Un ruolo tutt'altro che secondario se di pensa al 'peso' che grava sul nostro Pianeta: soltanto la specie umana conta 7 miliardi e mezzo di individui, in costante aumento. Gli ecosistemi non hanno più risorse e non sostengono la nostra impronta ecologica: un concetto, quest'ultimo, non conosciuto dagli economisti interessati invece alla crescita economica e disattenti al legame con la decrescita delle risorse naturali. Eppure, non tenere conto dell'erosione del capitale naturale è molti di più che un grave errore: è una vera e propria 'truffa', spiega Ferdinando Boero ( proposito si veda il libro, 'L'economia senza natura. La grande truffa'. Ma, si sa, le regole economiche sono fatte dagli uomini, quelle ecologiche dalla natura: una Natura di cui conosciamo soltanto 2 milioni di specie, quando si stima che ce ne siano in tutto il Pianeta almeno 8 milioni.

Arriva a citare la Bibbia, il professore Boero, e il Giardino dell'Eden narrato nella Genesi, un luogo in cui l'uomo può agire in libertà, ma senza sottrarre i frutti proibiti dall'albero: un limite posto dal Creatore e un monito di fronte all'uso sconsiderato delle risorse naturali. La storia dice che, invece, l'uomo ha colto il frutto proibito, e per questo è stato punito e condannato a lavorare una vita per sopravvivere.

Oggi l'Unione europea ha stabilito alcune regole per garantire un buono stato ambientale nel 100% delle nostre acque, come salvaguardare la biodiversità naturale, contrastare le specie aliene (nel Mediterraneo sarebbero almeno 700 le specie alloctone pronte a insidiare quelle autoctone) e controllare i rifiuti rilasciati in mare, a partire dalla plastica. Una invenzione perversa, secondo Boero: l'uomo ha infatti creato un materiale che non è in grado di smaltire, così come ha escogitato metodi di estrazione del petrolio dai fondali marini che uccidono i cetacei e danneggiano gli ecosistemi.

Di fronte a questo contesto, secondo il professore Boero l'unica via percorribile è cambiare il nostro stile di vita. Abbiamo il monito del Papa, non ci resta che convincere economisti e politici, e riportare la Natura nelle scuole. Boero condivide e esplicita il concetto di 'biofilia' di E. O. Wilson: i bambini, infatti, hanno una propensione naturale a imparare le cose della Natura, perché la Natura è di per sé puro intrattenimento per chi è giovane, ma non solo. La scuola insegna delle risposte, ma non a porsi delle domande, ed è da qui invece che parte la conversione ecologica, quella egregiamente spiegata e interpretata nella lectio magistralis del professore Ferdinando Boero.

 

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