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Il biologo dell'arte

Quando parliamo di tutela dei beni culturali, immaginiamo spesso un restauratore impegnato a ridipingere con pennelli delicati un meraviglioso affresco usurato dal tempo. Tuttavia, dietro le quinte di questo mondo conosciuto ai più, esiste una figura professionale coinvolta in egual misura nell'opera di salvaguardia del patrimonio artistico: il biologo dei beni culturali.

  • Valentina Mariconda
  • Settembre 2024
  • Martedì, 17 Settembre 2024
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Il biologo dell'arte

 

Un custode invisibile del patrimonio culturale. Così potrebbe essere definito il biologo dei beni culturali: uno specialista che, guidato dalla passione per il patrimonio storico e artistico, unisce più competenze scientifiche acquisite durante una formazione universitaria caratterizzata da una interdisciplinarietà partcolarmente spiccata. Oltre che occuparsi di ambiente, nutrizione, igiene e molto altro, il biologo dei beni culturali, infatti, possiede competenze tali da interessarsi anche alla bio-tutela del patrimonio artistico e architettonico.

Cosa sono biodeterioramento e biotutela

Spesso, mentre osserviamo un dipinto, un libro antico o una scultura all'aperto, notiamo macchie nere, danni alla carta o colonizzazioni di muschi e licheni che compromettono l'aspetto estetico e/o strutturale del bene. Questi fenomeni, quando causati da organismi viventi (come batteri, funghi, alghe, licheni, insetti e piante superiori), vengono definiti fenomeni di "biodeterioramento", ovvero il deterioramento causato dall'attività biologica degli esseri viventi.

In questo contesto, il biologo è la figura professionale più competente per riconoscere l'agente biologico responsabile del degrado, tramite accurate analisi con microscopi, tecniche di sequenziamento del DNA e test microbiologici. Successivamente, sarà in grado di sviluppare strategie di intervento e prevenzione per future infestazioni, utilizzando trattamenti con biocidi efficaci che non danneggino l'ambiente, le persone e i beni culturali, e monitorando l'ambiente di conservazione nel tempo. La "biotutela" rappresenta, quindi, l'insieme di pratiche innovative e sostenibili, mirate non solo alla conservazione del patrimonio culturale, ma anche alla tutela del patrimonio naturale.

Il caso delle Grotte di Lascaux

Nel 1940, a sud-ovest della Francia, venne scoperta una grotta con muri ricoperti da centinaia di pitture rupestri intatte e nel quale i colori avevano mantenuto la loro vividezza.
Il prezioso ritrovamento, che venne presto reso visitabile dal pubblico, attirò migliaia di visitatori da tutto il Mondo. Tuttavia, la presenza umana all'interno della caverna alterò la temperatura dell'ambiente e rese possibile l'ingresso di organismi non presenti in origine nella grotta. Inoltre, l'uso prolungato di illuminazioni artificiali, fondamentali per permettere la visita in caverna, permise agli organismi fototrofi (cioè in grado di produrre energia utilizzando la luce) di proliferare in un ambiente dove la luce non sarebbe stata naturalmente presente.
L'insieme di questi eventi permise la colonizzazione e la crescita di funghi e alghe che presto compromisero alcune delle antiche pitture e obbligarono la chiusura del sito. Nonostante i numerosi interventi da parte di un gruppo multidisciplinare di professionisti, tra cui biologi, chimici, climatologi, restauratori e archeologi, la grotta oggi continua a fronteggiare problemi microbici ricorrenti. Tuttavia, l'uso di sistemi avanzati di controllo ambientale, di monitoraggio del clima interno e una continua opera di ricerca potrebbero consentire la preservazione di questo prezioso luogo naturale e culturale. E dunque ribadire l'importanza della figura del biologo dei beni culturali. 

Conoscere per tutelare

In Italia, l'arte e l'architettura rappresentano un'eccellenza mondiale: per questo è cruciale salvaguardare il patrimonio culturale. Conoscere e includere nella tutela dei beni culturali figure professionali in grado di operare per la conservazione dell'arte risulta fondamentale. Nel caso di opere artistiche o archeologiche intaccate da organismi viventi, un maggiore studio sugli agenti biodeteriogeni consente non solo un'azione più efficace di salvaguardia del bene culturale, ma anche la preservazione dell'ambiente e della natura.

Uno dei modi più efficaci per ampliare le conoscenze in questo campo è attraverso la formazione universitaria, e quindi master e dottorati di ricerca, in gradi di istruire i professionisti del futuro. Accade, ad esempio, all'Università di Torino dove la Laurea magistrale in Biologia dell'Ambiente non solo si propone di formare biologi dell'ambiente, ma, grazie al nuovo curriculum 'Biologia ambientale per i Beni culturali', offre una preparazione specifica nella biologia applicata alla diagnostica e conservazione dei materiali dei beni culturali.

Per saperne di più

Approfondimento scientifico sulla microbiologia delle Grotte di Lascaux

Sulla Laurea Magistrale in Biologia Ambientale per i Beni Culturali, UniTO 


Guarda il video in cui l'esperto Matteo Montanari illustra i campi occupazionali del biologo dei beni culturali
 

 

 

 

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