La storiografia naturalistica è la narrazione della storia delle scienze naturali secondo un metodo storico-critico. Al Museo di Storiografia Naturalistica dell'Università di Parma (MUST) questo approccio diventa struttura portante: non sono solo i reperti a parlare, ma le vicende umane, culturali e scientifiche che ne hanno determinato l'acquisizione, lo studio e l'esposizione. Il museo stesso si trasforma così in un racconto continuo, capace di restituire l'evoluzione dello sguardo dell'uomo sulla natura dal Settecento a oggi.
La nascita di un'idea
L'idea prende forma nel 2023 durante il censimento delle collezioni del Museo di Storia Naturale dell'Università di Parma, avviato in occasione di un bando PNRR dedicato all'accessibilità. L'analisi mette in luce un dato decisivo: l'intero patrimonio museale è composto da collezioni storiche, acquisite in momenti precisi e strettamente legate alle personalità che hanno diretto il Museo e al contesto politico e culturale della città. Da qui nasce l'intuizione di costruire un museo capace di raccontare non solo la natura, ma anche la storia di chi l'ha studiata e interpretata.
Il percorso museale
Il percorso si apre simbolicamente dalle origini dei musei, con la rievocazione delle antiche Wunderkammern. In un ambiente immersivo di gusto rinascimentale, reperti naturalistici, artificialia, strumenti scientifici e ceroplastiche anatomiche restituiscono al visitatore il senso originario della meraviglia. Qui trova spazio la straordinaria collezione Fourcault, realizzata tra il 1760 e il 1770, una delle più antiche d'Italia: undici ampolle contenenti animali tassidermizzati inseriti in bottiglie dal collo apparentemente impossibile, il cui ingegnoso metodo di realizzazione è stato chiarito solo recentemente grazie a moderne indagini scientifiche.
Accanto alla Wunderkammer emerge la sezione dedicata a Lorenzo Tenchini (1852-1906), con le celebri maschere in cera ottocentesche realizzate nell'ambito degli studi di antropologia criminale. Volti, crani, encefali e documentazione manoscritta restituiscono un ritratto potente e controverso della scienza del tempo, sospesa tra rigore anatomico e teorie oggi superate. Tenchini può essere considerato un antesignano della moderna neuroanatomia: le sue maschere in cera e i preparati anatomici del cervello rappresentano un unicum scientifico ottocentesco e documentano un approccio di studio innovativo per l'epoca. Pur muovendosi in un orizzonte culturale influenzato dalla scuola lombrosiana, Tenchini sposta l'attenzione sull'encefalo, con l'obiettivo di indagare possibili correlazioni tra struttura cerebrale e comportamento, gettando le basi per studi più complessi e, in chiave pionieristica, per un approccio più funzionale alla comprensione di tale organo.
Figura centrale del percorso è Maria Luigia d'Austria (1791-1847), vera fondatrice del Museo. Il suo "salotto" racconta il ruolo decisivo della Duchessa attraverso reperti emblematici, come la meteorite di San Donnino, i fossili del Monte Bolca e animali esotici, simbolo di una visione illuminata della cultura scientifica. Segue la Sezione Luigina, una galleria ottocentesca che documenta il passaggio dalla collezione di meraviglie alla sistematica linneana.
Il 1859 segnò una svolta con la rivoluzione darwiniana, che cambiò radicalmente il modo di interpretare la natura. In questo contesto si colloca l'opera di Pellegrino Strobel (1821–1895), importante divulgatore della teoria evoluzionistica in Italia. Strobel contribuì a diffondere i concetti di selezione naturale e discendenza comune nel dibattito scientifico italiano e li esportò in Argentina, dove fu tra i fondatori della Facoltà di Scienze Naturali dell'Università di Buenos Aires.
Il percorso prosegue nella Sala di Anatomia Comparata e nelle sezioni etnografiche, affrontate con uno sguardo critico e consapevole, fino allo studio di Angelo Andres (1851-1934), artefice dell'ultima grande riforma museale del primo Novecento, a cui Vittorio Parisi e Maria Grazia Mezzadri diedero continuità valorizzando il Museo nel lungo periodo in cui si alternarono alla direzione (1980-2010).
L'etnografia rappresenta una sezione importante del percorso museale. Essa è costituita dalle collezioni Emilio Piola (1865-1930) e Temistocle Ferrante (1876-1959), prima, e dalla vasta collezione zoologica realizzata da Vittorio Bottego (1860-1897), poi. Se nella prima parte sono raccolti e valorizzati in chiave etnografica oggetti d'uso quotidiano, rituali e musicali provenienti dal Congo, tra cui una rara maschera Pngdudu e i reperti degli "Uomini leopardo", legati alla resistenza al regime belga, la sezione Vittorio Bottego rievoca, integrando nel MUST il vecchio Museo Eritreo Bottego, la figura carismatica dell'esploratore parmigiano. L'allestimento propone una lettura storica che pur esaltandone il valore naturalistico è depurata dalla retorica coloniale.
Rientrando nella galleria principale, si attraversa la collezione di vertebrati del parmense di Alberto Del Prato (1854-1918), un'istantanea della biodiversità della provincia nella seconda metà dell'800.
La visita si conclude con una sorprendente Wunderkammer futurista: uno spazio immersivo in cui migliaia di lepidotteri restituiscono al visitatore l'emozione pura della scoperta. È la sezione dedicata all'opera collezionistica di Don Boarini (1938-2001), parroco di Vigheffio (PR), che, dando vita a una raccolta di alto valore estetico e scientifico, compose un mosaico di biodiversità tutto da ammirare.
Il MUST si configura così come un viaggio nel tempo, capace di raccontare come la scienza, i musei e il nostro rapporto con la natura siano cambiati insieme nel corso dei secoli.
La collezione storica Fourcault
Il MUST dell'Università di Parma conserva la collezione storica di Padre Jean Baptiste Fourcault, frate e ornitologo della corte dei Borbone, risalente al 1766. La raccolta comprende 34 uccelli e un mammifero tassidermizzati, racchiusi in 11 ampolle di vetro sigillate. Queste bottiglie, con fori apparentemente troppo piccoli per l'introduzione degli esemplari, hanno da sempre suscitato mistero. Analisi moderne (radiografie, tomografie e microscopie) hanno rivelato l'ingegno dell'autore: gli esemplari, con cranio osseo e imbottiture di muschio sfagno, sono stati probabilmente compressi con coni di carta per inserirli nelle bottiglie. Gli elementi in legno e le scenografie interne sono assemblati in più parti, inserite separatamente e poi ricomposte. Le aperture reali delle ampolle sono più ampie di quanto appaia, mascherate da ghiera di vetro e cordicelle decorative. La tecnica dimostra una combinazione di tassidermia classica, modellismo e ingegno, con funzioni estetiche e ingannevoli. Le ampolle contengono anche etichette e messaggi che attestano la procedura segreta. L'intera collezione rappresenta un esempio unico di arte museale e sperimentazione scientifica del XVIII secolo, capace di sorprendere e fuorviare l'osservatore.
Gli articoli "I Musei delle Meraviglie" sono curati da Sabrina Lo Brutto, Università degli Studi di Palermo e National Biodiversity Future Center; Vittorio Ferrero, Università degli Studi di Torino; Paola Nicolosi, Museo di Storia Naturale, Università di Pisa e Franco Andreone, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
