La sede attuale del Museo di Storia Naturale della Maremma, situata nel centro storico di Grosseto, è stata aperta al pubblico nel 2009, alla presenza di Piero Angela, al termine di un progetto che ha restituito alla città un'istituzione culturale chiusa da alcuni anni, in una veste totalmente rinnovata. Si compone di un giardino, un piano terra dedicato alle attività e due piani espositivi. La denominazione "Museo di Storia Naturale della Maremma" (già Museo Civico di Storia Naturale di Grosseto) delinea una precisa identificazione geografica, che connota fortemente la struttura museale come museo territoriale. Il termine Maremma è inteso nella sua accezione più ampia, non limitata alle sole zone umide costiere (che pure ne costituiscono una parte caratterizzante, nonché la base etimologica), ma estesa anche alle aree geograficamente attigue che ne rappresentano lo sviluppo naturale (colline dell'interno, fino al Monte Amiata).
Un museo per tutti
Il ruolo di un moderno Museo prescinde dalla oramai superata concezione di semplice insieme di oggetti esposti al pubblico, delineandosi come un centro di attività culturale, di promozione e diffusione della cultura scientifica. Sin dalla sua apertura al pubblico, il Museo di storia naturale della Maremma si è caratterizzato per un ricco calendario annuale di eventi di varia tipologia e respiro, fornendo occasioni di approfondimento e di coinvolgimento diretto.
La vasta articolazione di argomenti che caratterizza la storia naturale necessita inoltre di soluzioni che ne facilitino la lettura e la conseguente comprensione.
È necessario combattere l'idea ancora persistente di un museo polveroso, solo per specialisti, contrapponendo a questa il modello di un museo dinamico e attraente, oltre che uno strumento di lettura e comprensione della natura. Per questa ragione, nel Museo di Storia Naturale della Maremma gli oggetti sono inseriti in una dimensione concettuale moderna e comunicativa, senza rinunciare al rigore scientifico. Il percorso museale adotta diverse soluzioni espositive: pannelli, vetrine, diorami, postazioni multimediali, video, percorso sonoro. Le didascalie sono supportate da QR code da cui si può accedere a video di approfondimento dei singoli temi.
La visita
Il percorso si suddivide in due sezioni principali: scienze della terra e scienze della vit\a. La prima espone reperti abiotici (minerali, rocce e fossili) e include il diorama di una grotta sottomarina e uno ambientato nel Miocene. La seconda, ben più estesa della precedente, descrive un percorso per ecosistemi che dal mare accompagna il visitatore tra i molti habitat diversi, fino alle Faggete del Monte Amiata.
All'ingresso delle sale un multimediale interattivo racconta le attività del museo e descrive, attraverso brevi documentari originali, alcuni dei luoghi naturali più suggestivi della Maremma, invitando a tornare poi in museo a "dare un nome a ciò che si è visto". Si entra poi nelle sale delle scienze della terra, che espongono dai minerali, alle rocce, ai processi geomorfologici, ai fossili. Nella terza sala campeggia il dettagliato diorama dell'Oreopiteco, simbolo del museo: un ominide miocenico di origini europee che ha occupato (e tutt'ora occupa) un posto di rilievo nello studio dell'evoluzione delle scimmie antropomorfe.
Un corridoio buio, con disegni fluorescenti illuminati da lampade di Wood, collega la sala dei fossili alla successiva, mediando il passaggio alle scienze della vita, che caratterizzano la restante parte dell'esposizione. Il successivo ambiente, su due volumi, è dedicato all'acqua: dai fondali marini, alle coste, alle aree umide costiere. Il percorso prosegue quindi al piano superiore, passando dalle aree terrestri costiere e collinari, fino a quelle montane. È qui che si colloca il percorso ecologico, una serie di vetrine allestite come dei mini-diorami, che esemplificano i principali ambienti della Toscana meridionale con le specie animali e vegetali più caratteristiche. Altitudine e distanza dal mare hanno dato luogo, nel corso del tempo, ad una grande varietà di habitat, in una delle aree meno densamente popolate d'Italia. Di fronte al ballatoio che si affaccia sulla sala al primo piano si trova la collezione malacologica. Da qui si possono ammirare meglio i modelli di cetacei e altri vertebrati appesi al soffitto, già osservati dal basso.
Il museo e la citizen science
Tra i precursori della Citizen Science in Italia, sin dal 2011 il Museo di Storia Naturale della Maremma ha attivato iniziative e intrattenuto stretti contatti con la comunità europea e nazionale di settore. È tra i soci fondatori della Associazione Europea di Citizen Science ed è sede della Associazione Citizen Science Italia, nata nel 2023.
Per informare i propri visitatori di questa crescente attività e stimolare la partecipazione dei cittadini alla raccolta di dati scientifici, la parte finale della visita ospita un apposito spazio espositivo permanente: il Citizen Science Corner. Qui vengono descritte le attività del museo in questo settore in rapida crescita e forniti alcuni elementi generali, come i 10 principi di Citizen Science.
L'oreopiteco
Se potessimo tornare indietro di dieci milioni di anni, ci troveremmo in una grande isola di un mare antico, dal clima tropicale, abitata da antilopi, coccodrilli, lontre giganti e un unico primate: l'Oreopiteco, il simbolo del museo. Non è un nostro antenato, come ipotizzato da alcuni in passato, in quanto la linea evolutiva del genere Homo è africana, mentre Orepithecus è un primate europeo, tuttavia, è ancora oggi oggetto di studio, in quanto mostra caratteristiche molto interessanti. Aveva messo a punto soluzioni adattative che i nostri progenitori avrebbero scoperto soltanto molto dopo: era bipede, quasi come noi, ma milioni di anni prima di noi, aveva una struttura interna dell'orecchio molto simile alla nostra ed era in grado di afferrare gli oggetti con le mani, grazie ad un pollice opponibile. Faceva parte di una fauna endemica, che sarebbe poi scomparsa per sempre con l'arrivo di grandi predatori euroasiatici, quando l'isola si collegò al continente.
Oggi sono molti i ricercatori convinti che forti similitudini con gli ominidi, unite a profonde differenze, si siano sviluppate come conseguenza dell'evoluzione in ambiente insulare, facendo di Oreopithecus bambolii una specie chiave per la comprensione della bipedia umana.
Gli articoli "I Musei delle Meraviglie" sono curati da Sabrina Lo Brutto, Università degli Studi di Palermo e National Biodiversity Future Center; Vittorio Ferrero, Università degli Studi di Torino; Paola Nicolosi, Museo di Storia Naturale, Università di Pisa e Franco Andreone, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
