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Il sentiero botanico di Piossasco

A due passi dalla città, il Monte San Giorgio è una delle ultime propaggini del sistema alpino verso la pianura torinese. Autentico paradiso per gli uccelli. rappresenta una meta ideale per escursioni a km zero

  • Aldo Molino
  • marzo 2010
  • Martedì, 30 Marzo 2010
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La dorsale che si origina alla Colletta di Cumiana e che ha come cima principale il Monte Pietraborga sopra Trana si esaurisce sopra l’abitato di Piossasco arrivando appena a sfiorare i 900 metri di quota. Ricoperto in gran parte di boschi e di pinete di rimboschimento, e di tanto in tanto percorso dagli incendi dovuti dall’incuria e dall’ignoranza umana, rappresenta comunque un importante polmone verde tanto da essere incluso nel novero dei parchi di interesse provinciale. Sulla cima, sorprendente balcone panoramico, raggiunta da un sentiero che sale dai castelli di Piossasco e da una pista forestale chiusa al traffico, si trova la cappella romanica dedicata a San Giorgio la cui costruzione risale all’anno mille; al suo interno prima che fossero trafugati si trovavano affreschi risalenti al XIV secolo. Dei tre castelli che si trovano in basso quello superiore, il Gran Merlone risale pare all’epoca Longobarda, quello mediano incompiuto è del XVI secolo, quello inferiore, dei “Nove merli”, è invece stato trasformato in ristorante.
Dal punto di vista geologico le rocce del Monte San Giorgio rappresentano la propaggine meridionale del “massiccio ultrabasico di Lanzo” e sono costituite prevalentemente da lherzoliti, sepentiniti e prasiniti. Questa costituzione influenza notevolmente la vegetazione che appare ricchissima di specie: ne sono state censite ben 431, tra cui alcune rarissime in Piemonte come la Peonia officinalis di cui in tutta la regione si conoscono solo una dozzina di stazioni.
Altrettanto importante il punto di vista ornitologico: cerniera tra la pianura e le montagne, offre un ambiente ideale alla riproduzione. Cinquanta sono le specie nidificanti, 1/3 delle specie presenti in Piemonte. In un’area di dimensioni ridotte troviamo così specie tipiche delle foreste montane di conifere come il Fagiano di monte, la Cincia dal ciuffo e altre prettamente mediterranee come l’Occhiocotto e la Bigia rossa. Non mancano i rapaci, diurni e notturni, Astore, Sparviere, Biancone e il Falco pellegrino, Gufo e Allocco.
Il percorso botanico
Realizzato dalla provincia di Torino si snoda sul versante orientale della riserva, in un bosco a prevalenza di pino nero frutto di rimboschimenti effettuati tra gli anni 1920-70. Nelle radure della pineta altre essenze, lentamente, stanno ripopolando e ricostituendo gli habitat originari. Una natura di ritorno che faticosamente sta riprendendo il sopravvento sugli interventi e sulle devastazioni umane. Il percorso si trova nella cosiddetta zona Tìrì e inizia dove un tempo c’era il poligono di tiro a volo.
Lo scopo del sentiero è quello di aiutare nella conoscenza delle specie arboree e imparare così a distinguere un albero dall’altro. Lungo l’anello che si sviluppa per circa due chilometri, si trovano segnalate 26 specie arboree. Attorno e nel “bosco delle fate” ci sono aree per il pic-nic, barbecue, e un Percorso Avventura sospeso sugli alberi che può essere affrontato solamente se accompagnati da una delle guide che lo gestiscono.
Raggiunta Piossasco, provenendo da Orbassano, si svolta a destra (rotonda) in via Susa percorrendola in direzione di Bruino. Al secondo semaforo si svolta a destra in via Bruino e dopo poco a destra nella stretta Via Piave che costeggia la bealera del Sangonetto. Superato un ponticello si prosegue passando di fronte a una fabbrica. Subito dopo si svolta a sinistra (indicazione Tiro a Volo) per risalire una breve carrareccia che conduce al parcheggio.
A piedi, si supera la sbarra incontrando subito sulla destra la prima delle essenze segnalate, il frassino, e si raggiunge la vasta radura con la bacheca informativa e le indicazioni dei principali percorsi. Si piega a destra e seguendo le indicazioni si prende il sentiero che sale dolcemente nel bosco. Ciliegio, castagno e quercia rossa ci accompagnano al ripiano dove si trovano il percorso avventura e un area pic-nic. Si continua in salita sino ad un bivio: è il punto più alto del sentiero che qui inizia il suo ritorno. Una digressione sulla destra conduce sulla strada di Monte San Giorgio e pochi metri oltre a un crocicchio. Si prosegue verso San Valeriano e svoltando a sinistra si giunge alla panoramica chiesetta di origini “seicentesche” ma ricostruita nel secondo dopoguerra perché distrutta dai bombardamenti. Al termine del breve crinale si trova la scultura in metallo alta 12 metri opera di Riccardo Lanza. Molti dei pini rimboschiti sono infestati dalla processionaria che sui giovani rami forma i propri nidi. Oltre che dannosa per il suo ospite, la bestiola può essere pericolosa anche per gli uomini per via di certe sostanze molto urticanti, meglio quindi tenersene alla larga.
Ritornati indietro sino al bivio si riprende il sentiero botanico e si scende sino a un nuovo crocicchio (cartelli, robinia e betulla nei pressi), dove si svolta a sinistra ritornando in breve alla radura di partenza. Complessivamente la passeggiata richiede meno di un’ora con un dislivello di un centinaio di metri.

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