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Nel Parco dell'Adamello, tra siti rupestri e cammini infiniti

In Val Camonica, chiamata anche "valle dei segni", scopriamo l'itinerario che porta al Rifugio Tita Secchi e al Lago della Vacca, tra vestigia storiche e la bellezza selvaggia dell'alta montagna.

  • Alessandra Corrà
  • Agosto 2025
  • Martedì, 4 Novembre 2025
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Il Rifugio Tita Secchi - Foto A. Corrà Il Rifugio Tita Secchi - Foto A. Corrà

Tra rocce segnate da mani antiche, emerge una natura incontaminata che si dilata nei boschi del fondovalle. Dalle fenditure sgorgano ruscelli d'acqua limpida che risuonano come un canto, e tra i cespugli il vento passa indisturbato da secoli, mentre sentieri nascosti guidano verso alture luminose. Ogni passo sembra un dialogo con la terra: i segni lasciati dagli uomini preistorici parlano di caccia e riti lontani, mentre la vita selvatica continua a custodire la valle.

Camminare qui non è solo un passaggio: è un viaggio attraverso millenni di storia e natura, un intreccio di tracce umane e paesaggi eterni: è la Val Camonica, il cui cuore è il Parco dell'Adamello. Chiamata anche "valle dei segni", è un territorio che si estende sul versante lombardo del Gruppo Adamello, tra Brescia e Bergamo.

Importanti a livello mondiale sono le aree delle incisioni rupestri, riconosciute dall'UNESCO come primo sito italiano Patrimonio dell'Umanità. Qui, sulle superfici levigate dalle glaciazioni, si raccolgono oltre 140.000 segni, un patrimonio che copre un arco temporale di circa 8.000 anni. Figure di cacciatori, animali, armi, simboli solari e scene di vita quotidiana si intrecciano come un immenso racconto inciso nella pietra. Ogni roccia diventa una pagina di un libro millenario, dove le civiltà che hanno abitato la valle, probabilmente una popolazione di cacciatori nomadi, hanno lasciato immutata la loro voce.

Camminare tra questi santuari all'aperto significa compiere un viaggio nel tempo: dal Mesolitico fino all'epoca romana, passando per l'età del Rame, del Bronzo e del Ferro. Una continuità straordinaria che trasforma la Val Camonica in un luogo dove la natura custodisce la memoria, la amplifica e la tramanda.

Queste incisioni non sono solo raccolte in musei, ma vivono anche all'aperto, immerse nella natura che le ha protette per millenni. Per incontrarle bisogna camminare: salire lungo sentieri che attraversano boschi di castagni, costeggiare prati e radure, seguire antiche mulattiere.

Percorsi come la Via dei Graffiti, che unisce i principali parchi rupestri della valle, permettono di immergersi in questo straordinario museo naturale. Dal Parco di Naquane a Capo di Ponte fino a Seradina-Bedolina, da Nadro a Paspardo, i cammini conducono tra migliaia di figure incise, in un continuo dialogo tra passato e presente.

In Val Camonica, quindi, camminare non è solo la scoperta di paesaggi, ma anche un incontro con le radici dell'umanità.

Tra i tanti meravigliosi percorsi, ho scelto di raccontarvi l'itinerario che porta al Rifugio Tita Secchi e al Lago della Vacca, una rotta che unisce la memoria della storia — lungo l'antica mulattiera militare della Grande Guerra — alla bellezza selvaggia dell'alta montagna.

Descrizione dell'itinerario

Si parte da Bazena, sopra Breno, sull'Alta Via dell'Adamello (Sentiero 1), dove la montagna già profuma d'infinito.

Il sentiero s'inerpica subito lento, come un filo antico che intreccia storie di soldati, pastori e viandanti. Ogni passo porta più in alto, tra pascoli silenziosi e rocce che sembrano scolpite dal tempo. La mulattiera militare, costruita durante la Prima Guerra Mondiale per collegare le linee difensive dell'Adamello, sale poi dolcemente su un sentiero in parte lastricato di pietre.

Superati i Cadini, tenendo la destra, si giunge a un bivio e si arriva alla Val Fredda, che d'estate si accende di colori: rododendri in fiore, erbe alpine, marmotte curiose che fischiano al passaggio. È il primo regalo della montagna: la sensazione di essere dentro un paesaggio vivo.

Poi, come un varco, appare il Passo della Vacca. Il grande masso, simile al profilo di una mucca addormentata, veglia da secoli su chi osa attraversarlo. È una porta simbolica: oltre, il paesaggio si apre maestoso. Qui la vista si spalanca su un anfiteatro naturale imponente, fatto di rocce granitiche e cielo puro.

E poi, all'improvviso, appare anche il Lago della Vacca. Un bacino alpino color smeraldo, incorniciato da vette severe e dal profilo elegante del Cornone di Blumone. È un luogo che sorprende sempre, anche chi lo conosce già: ogni volta regala una luce diversa, un riflesso nuovo sull'acqua.

Sulla riva, a 2.367 metri, si trova il Rifugio Tita Secchi, aperto dal 1992 in memoria dell'alpinista e partigiano bresciano Tita Secchi. Qui il cammino diventa incontro: un piatto caldo, il profumo della polenta, la voce di chi sa raccontare storie di montagna. È il momento in cui ci si sente parte di una comunità di camminatori, legati dalla stessa passione.

Il ritorno scivola lungo lo stesso sentiero, ma con occhi nuovi. Perché una volta vissuto, questo percorso rimane dentro: come un invito a tornare, come una promessa che la montagna mantiene sempre. 

Restano la luce, il vento, e la sensazione di essere parte di un racconto antico, scritto dalla montagna e custodito dalle sue acque.

Dati tecnici:

Quota di partenza: ~1.800 m (Bazena)

Quota di arrivo: 2.367 m (Rifugio Tita Secchi)

Dislivello: ~550–600 m

Lunghezza: circa 7–8 km (solo andata)

Tempo medio di percorrenza: 2h30–3h in salita | 2h in discesa

Difficoltà: E (Escursionistico) → adatto a escursionisti mediamente allenati

Fondo: mulattiera militare, tratti lastricati, sentiero su roccia e pascoli d'alta quota.

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