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Un innesto salverà il mondo?

Il docufilm di un cineasta piemontese racconta il tentativo di recuperare gli antichi boschi di castagno abbandonati. Una storia semplice e poetica, che diventa metafora di un possibile ripristino del rapporto millenario fra uomo e natura, anch'esso in pericolo, e modello di sviluppo delle economie locali.

  • Alessandro Paolini
  • Gennaio 2024
  • Lunedì, 22 Aprile 2024
  • Stampa
Ettore Bozzolo al lavoro nel suo castagneto  - Foto p.g.c. Sandro Bozzolo Ettore Bozzolo al lavoro nel suo castagneto - Foto p.g.c. Sandro Bozzolo

In Italia il novanta per cento dei castagneti è abbandonato. Da questo dato, sintomatico della crisi della selvicoltura e dell'emigrazione umana dalle "terre alte", parte la storia di Ettore Bozzolo, che ha intrapreso il percorso in direzione "ostinata e contraria". Da quasi trent'anni anni, infatti, Ettore recupera e custodisce i castagneti di Viola Castello, sulle Alpi tra Piemonte e Liguria, curandoli quotidianamente e dando loro nuova vita attraverso la pratica dell'innesto. Un impegno documentato dal figlio Sandro, che lo ha filmato da adolescente con la videocamera regalatagli proprio dal papà. Dalle immagini di allora e da quelle di oggi è nata una pellicola unica nel suo genere, dal titolo evocativo: "Innesti".

La storia

Ettore Bozzolo vive nel borgo di Viola Castello, in Valle Mongia, provincia di Cuneo, dove la sua famiglia possiede dei castagneti che si tramandano di generazione in generazione.

"Quando avevo pressapoco quattordici anni hanno avuto inizio due storie che da allora si sono sviluppate parallelamente, procedendo quasi a braccetto" racconta Sandro Bozzolo, figlio di Ettore e regista del film Innesti.

"A quell'epoca mio papà ha cominciato a gestire in modo più libero ed autonomo i castagneti di famiglia. I nostri boschi sono stati sempre curati nel tempo ma molti altri castagneti intorno al paese sono abbandonati. Mio papà all'epoca svolgeva l'attività di casellante autostradale part-time e dedicava il resto del suo tempo alla cura dei boschi, secondo una consuetudine della nostra zona. Ha deciso di acquistare un nuovo terreno all'interno del quale si trovava un antico castagno che ha risanato, e da allora continua a curare le piante più vecchie e deboli attraverso le potature, restituendo loro nuova linfa con le tradizionali tecniche di innesto. Proprio in quegli anni mi regalò una videocamera, assecondando la passione che stava nascendo in me, e così uno dei primi soggetti che ho filmato è stato proprio lui, al lavoro nei boschi. Qualche tempo fa ho recuperato quelle immagini, rimaste nei cassetti per oltre vent'anni e le ho inserite all'inizio del mio film."

Ettore ha saputo ritrovare il particolare equilibrio fra uomo e natura che le vecchie generazioni che vivevano in campagna o in montagna avevano instaurato ed è proprio la particolare dimensione di questo equilibrio che il film è riuscito a cogliere e a comunicare.

"Si tratta di un rapporto di reciprocità antico: Il castagno dà all'uomo i suoi frutti e l'uomo restituisce il favore prendendosi cura della pianta" prosegue Sandro. "Inoltre mi piace trasmettere l'idea che la cura è un comportamento ecosostenibile perché si tengono in vita le piante già esistenti senza piantarne né seminarne di nuove e senza consumare suolo. Senza contare che il recupero e miglioramento dell'esistente è applicabile su scala più ampia ed ha un grande valore culturale".

Il docufilm e il suo autore

Innesti è prodotto da Enrica Viola per la Una film srl di Torino, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Funde, la collaborazione di RAI Cinema e il patrocinio di Slow Food Italia e del suo fondatore Carlo Petrini, che segue da tempo l'attività di Ettore e che compare anche nel documentario.

Il regista Sandro Bozzolo ha studiato Comunicazione e Documentario Urbano in Italia, Lituania e Colombia. È dottore di ricerca in Migrazioni e Processi Interculturali presso l'Università di Genova ed è regista, produttore, sceneggiatore e fotografo.

A soli 38 anni ha già realizzato numerosi documentari, sviluppato progetti, redatto articoli e scritto tre libri. Ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali e il suo lavoro trova attenzione su media e stampa di tutto il mondo.

E' stato definito da altri il "regista dello spaesamento" e da sé stesso, come riportato sul sito borderscapes.eu, un "attivista etnografico con lavori realizzati in prima persona che si collocano tra sociologia, comunicazione, narrazione audiovisuale e studi dei processi di migrazione".

 

 

La situazione dei castagneti

La storia dell'uomo e del castagno sono da sempre legate e segnate da successi, abbandoni, fasi di declino e tentativi di recupero e valorizzazione, in stretta relazione con gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'evoluzione culturale, sociale ed economica del mondo rurale, e in particolare della montagna.

Il Piemonte è una delle principali regioni italiane ed europee per diffusione e coltivazione del castagneto da frutto, che da sempre caratterizza il paesaggio delle vallate alpine, in particolare delle province di Cuneo e Torino. Nel corso dell'ultimo secolo la superficie occupata dai castagneti da frutto in Piemonte si è drasticamente ridotta, passando da 100 mila ettari ai 10 mila attuali, dei quali solo 4 mila circa sono ancora gestiti dal punto di vista agronomico (dati riferiti al 2020 del Centro Regionale di Castanicoltura di Chiusa Pesio - CN).

Una parte dei castagneti è stata abbattuta e la restante parte - condotta a ceduo – è oggi in abbandono. Nonostante la grande diminuzione delle superfici coltivate a frutto si è fortunatamente conservato lo straordinario patrimonio di varietà tradizionali (o cultivar) che oggi è stimato in circa 100 tipologie. In passato il castagno è stato una fondamentale fonte di alimento, di legno (da ardere, per costruzioni,paleria, attrezzi, cesteria) e di tannino per la concia delle pelli. Oggi vive una crisi di tutti i suoi impieghi, con gravi problemi che ne minacciano la sopravvivenza: dal cinipide (in regressione grazie alla lotta biologica) al cancro corticale fino ai cambiamenti climatici in corso. Quello che un tempo era definito "l'albero del pane" oggi può trovare nuovo spazio nell'ambito delle economie locali che ne valorizzino, oltre al frutto, anche gli aspetti storici, paesaggistici, culturali e turistici.

Recuperare i castagneti, recuperare i territori

Il recupero dei castagneti da frutto in abbandono non si esaurisce con la ripresa della produttività ma è una forma di recupero del paesaggio, delle tradizioni e della storia nelle aree in cui questa coltura è più vocata. E proprio l'azienda agricola dei Bozzolo (che Ettore gestisce con l'altro figlio, Marco) costituisce un esempio di buone pratiche. E' parte della Comunità Slow Food "Custodi dei Castagneti delle Alpi Liguri" e nel 2019 ha vinto il Premio Nazionale Bandiera Verde a Roma.

L'azienda organizza le escursioni "Sui Sentieri dei Custodi dei Castagneti", tra scau (gli antichi seccatoi) e piante secolari, guidate da accompagnatori naturalistici. In uno dei castagneti dei Bozzolo, inoltre, l'Associazione Culturale "Terre di Mongia" organizza nei mesi estivi il "Castagneto Acustico", un festival che abbraccia letteratura, arte, musica, danza e territorio, mentre nei weekend si tengono corsi di "Ginnastica in Castagneto". Tutte attività che hanno contribuito alla ripresa del turismo sul territorio di Viola Castello, che oggi si fregia dell'appellativo di "Borgo delle castagne".

 

Per approfondimenti:

Sito internet di Sandro Bozzolo

Castagneti da frutto in Piemonte - gestione e recupero (guida selvicolturale del Settore Foreste della Regione Piemonte - 2020)

Le norme in materia forestale

 

 

Ettore Bozzolo - Foto p.g.c. S. Bozzolo
Ettore Bozzolo - Foto p.g.c. S. Bozzolo
L'autore di Innesti, Sandro Bozzolo - Foto p.g.c. S. Bozzolo

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castagno selvicoltura

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