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A Pisa, collezioni naturalistiche in una Certosa del Trecento

Il Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa, nato alla fine del XVI secolo come "Galleria" annessa al Giardino dei Semplici, è uno dei musei di storia naturale più antichi al mondo e nel corso dei secoli ha arricchito le sue collezioni arrivando a custodire un patrimonio di enorme valore storico e scientifico.

  • A cura del Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa
  • Giugno 2025
  • Lunedì, 16 Giugno 2025
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La Certosa di Pisa a Calci, sede del Museo di Storia Naturale dell'Università  La Certosa di Pisa a Calci, sede del Museo di Storia Naturale dell'Università

Dall'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso il Museo ha sede presso la Certosa di Pisa a Calci, un edificio di grande pregio storico-architettonico. Le esposizioni, allestite nei locali un tempo utilizzati dai certosini per i loro lavori quotidiani, si snodano lungo circa 5mila metri quadri, rendendolo uno dei musei universitari più grandi d'Europa. Nel 2024 ha accolto oltre 77mila visitatori, un numero mai raggiunto in precedenza. Ecco un breve percorso alla ricerca dei suoi aspetti più interessanti e dei suoi reperti più famosi.

 

Le collezioni

Il Museo ospita collezioni mineralogiche, paleontologiche, archeologiche e zoologiche, sia storiche che recenti, per un totale di circa 1.250.000 reperti.

Tra gli esemplari storici più significativi merita di essere citato il cranio con il rametto di corallo, presente nelle collezioni del Museo fin dal 1591, uno dei più noti falsi storici dell'epoca: il corallo, applicato artificialmente su un cranio umano, suscitava grande meraviglia nei visitatori che venivano da tutta Italia per ammirarlo. Oltre a questo, sono da segnalare alcune specie estinte particolarmente rare come l'alca impenne (solo 5 esemplari presenti nei musei italiani), lo storno di Réunion (20 esemplari in tutto il mondo), la pliofoca etrusca, il fossile di foca più completo dell'emisfero nord, la meteorite di Bagnone che, con i suoi 80 chili, rappresenta la più grande meteorite metallica caduta in Italia e i modelli didattici in vetro realizzati nella seconda metà dell'Ottocento da Leopold e Rudolph Blaschka.

Un allestimento unico al mondo: la Galleria dei cetacei

In quello che era originariamente il granaio della Certosa, utilizzato dai monaci come essiccatoio per i loro raccolti, oggi è allestita la Galleria dei cetacei.

Lunga 110 metri e preceduta dalla Sala degli archeoceti (un gruppo di mammiferi vissuto da 50 a 35 milioni di anni fa che ha dato origine a delfini e balene), la galleria ospita una parte significativa della più importante collezione osteologica di cetacei presente in Italia.

Al suo interno si trovano 28 scheletri completi di cetacei appartenenti a 26 diverse specie e rappresenta uno degli spazi espositivi più grandi al mondo dedicato ai cetacei, dove è possibile osservare gli scheletri dei tre più grandi mammiferi viventi sulla Terra: la balenottera azzurra, la balenottera comune e la balenottera boreale, oltre ad alcuni esemplari particolarmente rari e importanti come il mesoplodonte di Bowdoin. Questo esemplare è stato a lungo considerato appartenente ad un'altra specie di mesoplodonte, il mesoplodonte di Sowerby, ed è uno dei pochi scheletri esposti in un museo. La particolarità che lo rende unico è che è stato acquisito dal museo nel 1897, cioè 11 anni prima della descrizione del mesoplodonte di Bowdoin, avvenuta nel 1908. Si tratta quindi del più antico scheletro conosciuto al mondo appartenente a questa specie.

Alla scoperta di Homo naledi

Nella sala dedicata all'evoluzione umana, tra le ricostruzioni a grandezza naturale di specie estinte di ominini (il gruppo di primati che comprende l'uomo e i suoi parenti estinti) ce n'è una che è possibile osservare soltanto qui, quella di Homo naledi.

Questa specie, vissuta tra 335.000 e 236.000 anni fa, è stata scoperta nel 2013 in Sudafrica in due grotte del complesso chiamato Rising Star Cave: la camera di Lesedi e la camera di Dinaledi, quest'ultima lunga 9 metri dove sono stati trovati circa 1.500 reperti ossei. La sua capacità cranica era compresa tra 465 e 610 centimetri cubici, aveva un'altezza media di 145 cm e un peso di 40 kg. Homo naledi presenta caratteristiche intermedie tra Australopithecus e Homo: la morfologia del cranio, della mandibola e dei denti sono simili a Homo, mentre le dimensioni del cranio, la forma del bacino, l'anatomia della spalla e le falangi delle mani ricurve sono simili ad Australopithecus ed indicano adattamenti all'arrampicamento. La sua eccezionale scoperta ha portato a ripensare l'evoluzione recente del genere Homo, molto più complessa rispetto a quanto si pensava fino a 10-15 anni fa.

L'Acquario di acqua dolce più grande d'Italia

Situato nelle vecchie cantine della Certosa, con i suoi 60mila litri d'acqua disposti su una superficie espositiva di 500 metri quadri e oltre 100 specie di pesci provenienti prevalentemente da ambienti tropicali, quello del Museo è l'acquario d'acqua dolce più grande d'Italia.

La prima sala è dedicata alle specie delle acque del territorio toscano con alcune specie endemiche, tra cui il ghiozzo etrusco (Neogobius nigricans), minacciato dalla casuale introduzione della specie padana e dalle alterazioni del suo habitat da parte dell'uomo, in particolare dall'immissione di specie per attività di pesca, come la trota. Nell'adiacente galleria, dedicata all'evoluzione dei pesci, troviamo l'axolotl (Ambystoma mexicanum), un anfibio quasi estinto in natura diventato molto famoso tra i giovanissimi perché inserito nel videogioco Minecraft. Infine, tra i pesci più importanti ospitati all'acquario, c'è il damba gessato (Paretroplus menarambo), una specie endemica del Madagascar dichiarata estinta nel 2004 e fortunatamente riscoperta nel 2011.

La presenza di animali vivi in un museo di storia naturale non serve solo per una estetica esposizione o per spiegare al pubblico le loro caratteristiche peculiari, ma soprattutto per promuovere e diffondere la conoscenza scientifica sui temi della salvaguardia delle specie minacciate e sulla conservazione dei loro ambienti naturali.

La collezione Barbero

Tra le recenti acquisizioni del Museo, la più significativa è certamente la collezione Barbero, che consiste in circa 550 animali preparati in tassidermia e comprende 250 mammiferi, tra i quali si trovano animali di grande impatto come la giraffa o l'eland, la più grande antilope vivente, 250 uccelli e 50 tra rettili e pesci.

Giorgio Barbero, un imprenditore piemontese nel settore enologico, nel corso degli anni ha costituito questa collezione di animali selvatici che è stata poi donata al Museo nel 2016. La collezione, di notevole importanza scientifica per il numero e la varietà delle specie presenti, ha permesso di rinnovare tutti i settori espositivi dedicati ai mammiferi continentali e di realizzare un nuovo allestimento di grande impatto visivo dedicato alla biodiversità. Le nuove sale hanno come obiettivo comune quello di sottolineare il ruolo dei musei naturalistici nell'affrontare tematiche sempre più attuali legate alla salvaguardia della biodiversità e alla tutela ambientale rendendo gli animali stessi, nella loro seconda vita al Museo, protagonisti di questo racconto.

 

NB: Le foto di questo articolo sono dell'archivio del Museo di Storia Naturale dell'Università di Pisa

Gli articoli "I Musei delle Meraviglie" sono curati da Sabrina Lo Brutto, Università degli Studi di Palermo e National Biodiversity Future Center; Vittorio Ferrero, Università degli Studi di Torino; Franco Andreone, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.

 

Alca impenne
Una veduta dell'acquario
Una delle vetrine dedicate alla Collezione Barbero
Il cranio con il rametto di corallo
La galleria dei cetacei
Homo naledi.
La sala dedicata all’evoluzione umana

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