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Metti un pianoforte nel parco

Si porta il suo "Franz", uno strumento da 350 chili, in mezzo alla natura: boschi, prati, parchi, montagne. E suona, improvvisando. Ritratto di Filippo Binaghi: l'uomo e la magia dei suoi concerti.

  • Cristina Insalaco
  • Luglio 2011
  • Sabato, 2 Luglio 2011
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Là dove la musica non è mai stata. Filippo Binaghi suona nei boschi, sulle colline, nei parchi, ai piedi delle cascate, sulle rive di un lago di montagna. Le note del suo pianoforte arrivano in quei luoghi di natura incontaminata, dove l'uomo non ha mai portato musica. Suona per vivere il paesaggio attraverso l'armonia dei suoi brani, per creare meraviglia. "Wild piano" è il progetto musicale che ha ideato per stravolgere gli schemi canonici di un concerto pianistico. Sfidare la natura e inserirsi in essa. La sua è una sfida, perché trasportare un pianoforte di due metri e 350 chili per una salita di montagna è difficile, folle e scoraggiante, ma rappresenta allo stesso tempo un'intesa e un'unione con la foresta, con l'acqua, la terra, i sassi. Per lui è un modo di comunicare con la natura e comprenderla, di distillare le emozioni che sente, immerso nel paesaggio, e trasformarle in musica. Perché Filippo Binaghi, durante le sue performance, improvvisa quasi tutto. "La maggior parte dei brani che suono ai miei concerti non li preparo mai, dice, le note finiscono e muoiono nell'attimo in cui sono passate". E racconta che l'improvvisazione è "un flusso di pensieri, un linguaggio, come una chiacchierata con il mio pianoforte. Iniziare un concerto senza sapere quello che suonerò dopo qualche minuto non mi spaventa, mi crea adrenalina positiva". Si siede lì, davanti al piano, e le sue dita, trasportate dalla magia dell'ambiente, scivolano sui tasti da sé, ispirate dal sussurro del vento, dallo scrosciare delle foglie o dalla sicurezza di fortissime rocce. Un concerto straordinario, una scena semplice. Una musica speranzosa di invadere l'aria e abbandonarsi armoniosamente con l'ambiente circostante, esaltandolo, senza danneggiarlo. "La musica nasce dalla natura: ogni suono è una nota con un timbro e un altezza diversa. Una foresta sa essere una valida concorrente di un'orchestra sinfonica", dice con sicura soddisfazione. E lo spettatore non è mai passivo, è anche lui partecipe degli stessi input naturali, ed esploratore dei più intimi aspetti della natura, si lascia coinvolgere dai colori, rumori e profumi. Il film Into the Wild di Sean Penn e il viaggio in Namibia con alcuni amici nel 2008 gli sono debitori del progetto "wild piano". Dal film nasce l'idea e la ricerca di una comunione con l'ambiente; dal viaggio la consapevolezza della natura. "Sono tornato dalla Namibia portandomi addosso una nuova concezione naturale di simbiosi con l'uomo. Là la natura è incontaminata, ho viaggiato per giorni interi incontrando solo animali, ho visto luoghi così immensi da far perdere gli occhi nell'orizzonte". Filippo Binaghi, classe 1980, nato e residente a Gallarate, in provincia di Varese, si avvicina alla musica da adolescente prima con lo studio del violino, poi, in seguito alla visione dell'illuminante film Amadeus di Filos Forman, a quello del pianoforte. Comincia a studiare da autodidatta, seguendo un percorso alternativo all'apprendimento musicale scolastico, e maturando dentro di sé una sete di musica sempre più grande. Si muove rapidamente sul piano e indaga le note, come se fossero sempre state sue, scopre l'armonia direttamente dallo strumento. Delli Ponti è stato il suo unico maestro "da lui ho imparato a fare il concertista, a suonare in pubblico, a conoscere la potenzialità del pianoforte". Studia musicologia a Cremona, nel 2000 tenta anche di entrare al Conservatorio, ma alle selezioni gli rinfacciano di "aver imparato la musica solo dal suo punto di vista". Inadatto da quella preparazione tanto pratica e poco scolastica, viene così escluso dalla scuola. La sua tenacia e determinazione lo portano però a continuare a lottare, a combattere per far diventare la musica un futuro su cui puntare tutto. Si inventa così un mestiere, lascia i teatri e porta per l'Italia il suo nuovo messaggio musicale. Oggi Filippo Binaghi lavora ancora come autista e soccorritore del 118, ma a giugno, con lo scadere del contratto, ha intenzione di lasciare la Croce Rossa per dedicarsi interamente al suo pianoforte. "Lavorare al 118 mi ha insegnato a vivere", racconta. "Ho salvato la vita ad alcune persone, altre le ho viste nascere, altre ancora morire". Nei suoi anni alla Croce Rossa ha visto il dolore e la paura, ha confortato occhi bagnati di speranza e sporchi di disperazione. "Ma sono sempre stato il Filippo Binaghi artista e pianista, non c'è niente da fare. La mia vita è fatta di pentagrammi e concerti. E se devo essere un precario, voglio essere un precario della musica". "Da quando ho iniziato a suonare il pianoforte, una decina d'anni fa, io sono davvero più felice, dice sorridendo, la musica premia". La musica che per lui è un dono, è un'amica che non ti abbandona mai, è un'opportunità di vivere.

I suoi concerti durano due ore e mezza e, insieme alle improvvisazioni, suona pezzi classici virtuosi di Brahams e Beethoven, Bach, Chopin, Strauss, Mahler, Ravel. Poi coinvolge il pubblico con le classiche e più popolari colonne sonore dei film: dal "Postino" a "Forrest Gump", da "Arancia Meccanica" al "Favoloso mondo di Amelìe". Lo stile delle sue composizioni è "tardo romantico", una musica decadentista, dai grandi spazi e dagli aperti respiri. Quanto ai suoi musicisti preferiti, sono sempre stati Rach Manion e Franz Liszt. Ed è proprio dal nome di quest'ultimo compositore ungherese, che dallo sconvolgimento della sua musica faceva svenire le donne a fine concerto, che prende il nome il suo pianoforte. Già, il suo Yamaha mezza coda del 1922, costruito in Giappone e arrivato in case europee, con una storia alle spalle dal sapore di drappi alle pareti ed echi di bombardamenti, si chiama "Franz". Dispone di una cassa armonica di novant'anni, che gli permette di produrre un suono particolare e potente, in grado di sostenere un'intera piazza o spazio aperto. Ma trasportare Franz su per sentieri, salite e discese non è affatto semplice. Binaghi si è dovuto ingegnare, grazie all'aiuto di alcuni amici ingegneri, con quella che lui chiama una "matrocarriola": una moto carriola cingolata, usata solitamente nell'edilizia per il trasporto di materiali pesanti in percorsi stretti e impervi. "La cosa bella, dice, è che quasi nessun pianista ha il privilegio di poter fare concerti con il proprio strumento". Di certo, nessun musicista prima di lui aveva mai osato tanto e si era spinto così oltre i confini della natura. Si ricordano soltanto i concerti di violoncello sulle Dolomiti di Mario Brunello. L'anno scorso si è esibito nella villa gregoriana di Tivoli a Roma, a Livorno, in val d'Aosta e ancora al molo dei pescatori di Monterosso, facendosi sempre accompagnare dal fedele Gustav, un bianco e tenero jack russel, che una volta si era anche addormentato sui piedi di Filippo a metà dell'esibizione. Per quest'estate ha già in programma una ventina di concerti: da un'oasi Lipu a Roma, al parco delle Mura di Genova. In Piemonte Binaghi si esibirà nell'antica cava di Orvassano a Verbania, al Castello di Morsasco ad Alessandria, al Parco della Mandria, a Venaria Reale, il 9 Luglio, e ancora al Parco del Gran Paradiso di Ceresole. Ma il suo progetto ha voglia di viaggiare nell'intera Europa: i Carpazi, il Bosforo, le foreste ungheresi, vuole portare il suo Franz in Normandia, in Islanda, sul Grand Canyon e in una piattaforma sul mare. Ha un entusiasmo travolgente, un'energia inarrestabile. Lui, che con i suoi delicati occhi chiari e la sua eleganza gentile, è un sorprendente nuovo eroe del pianoforte.

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