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Plaisentif, il formaggio delle viole

In Val Troncea, Argentera e Chisone da tempo immemorabile si produce un raro e prelibato formaggio: il Plaisentif, uno dei piatti bandiera della guida "Parchi da gustare".

  • Loredana Matonti
  • maggio 2017
  • Martedì, 30 Maggio 2017
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Plaisentif Foto D. Rosselli Plaisentif Foto D. Rosselli
pascoli con fioritura di violette
Foto L. Matonti
uno degli alpeggi in val troncea dove viene prodotto il plaisentif
Foto D. Rosselli

Salendo a giugno tra i verdi pascoli dell'alta Val Chisone e alta Val Susa, lo sguardo viene decisamente rapito da piccole violette che a centinaia fanno capolino tra l'erba, creando delle macchie di colore che vanno dal viola al giallo.

Un'autentica ghiottoneria per le vacche reduci dal lungo inverno ad acqua e fieno, il cui latte dà origine così a un formaggio unico e particolarmente profumato, di tradizione secolare: il Plaisentif, prodotto appunto nel periodo di fioritura di questi fiori, anche se poi per gustarlo bisognerà attendere 80 giorni di stagionatura e comunque è acquistabile non prima della terza domenica di Settembre in poi, in occasione della festa "Poggio Oddone" a Perosa Argentina, dove c'è anche la sede del Consorzio dei produttori.

Molti, addentandone un pezzo, sperano quasi di riconoscere al palato il loro delicato aroma. In realtà la toma è molto sapida e gli esperti asseriscono abbia piuttosto "i profumi del burro, delle foglie di castagne e noci". Sul finale in bocca rilascia invece una sensazione pastosa e ammandorlata di media intensità e persistenza, unita ai sentori di stalla.

Sono alcune centinaia le piccole forme di Plaisentif prodotte ogni anno in 10 alpeggi dell'alta Val Chisone, collocati in Val Troncea e sul versante sinistro orografico dell'alta valle tra i comuni di Pragelato e Roure, ad eccezione di un produttore sull'altro versante ai piedi dell'Albergian.
Si presenta con forma irregolarmente cilindrica, facce piane scalzo leggermente convesso, la crosta di colore bianco. Il marco a fuoco è una viola stilizzata e una grossa "P". La pasta è di colore avorio intenso con una presenza di occhiature di media grandezza, con forma e distribuzione irregolari il sottocrosta presenta una leggera unghia color nocciola di circa 2 mm.

Il formaggio delle viole vanta origini antiche: narra la storia che nel 1574 il re di Francia Enrico III di Valois, al ritorno in patria per la successione al trono, viene accolto trionfalmente nel Ducato di Savoia e decide di restituire agli stessi Savoia i territori di Perosa, Pinerolo e Savigliano, occupati dalle truppe francesi da molti anni. La popolazione di Perosa, preoccupata di una possibile chiusura delle vie commerciali verso l'alta valle e il Delfinato francese, chiede al Castellano garanzie sull'apertura dei commerci e in cambio gli dona alcune tome di un formaggio delizioso prodotto negli alpeggi delle valli «più prezioso del capretto e del montone...»

Poi la sua produzione è stata quasi dimenticata, per essere poi ripresa diversi anni fa sotto l'impulso della Comunità montana, degli Enti parco e della Provincia. Oggi, la sua riscoperta e promozione è un importante contributo a sostegno delle produzioni di qualità, tanto da comparire nel "Paniere del gusto" della Provincia di Torino e da essere considerato uno dei migliori prodotti caseari tra quelli attinenti alle Aree protette regionali.
Nella nostra guida scaricabile "Parchi da gustare" compare infatti tra i prodotti bandiera del parco della Val Troncea, abbinato a miele d'alpeggio e nocciole, per farcire gustose tartine.

E, per chi volesse unire gusto e benessere all'aria aperta, niente di meglio che un bel "trek" gastronomico, percorrendo il "Sentiero del Plaisentif", un lungo tracciato escursionistico che tocca ben 9 dei 10 produttori. Il percorso, della lunghezza di circa 50 chilometri, collega lungo sentieri contrassegnati con tacche di vernice a terra e segnavia specifici, i parchi della Val Troncea e dell'Orsiera Rocciavrè. Un'occasione per assaporare i deliziosi prodotti locali avvolti dalla pace degli alpeggi e delle mucche al pascolo.

 

La foto del plaisentif in prima pagina è di D. Rosselli.

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